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Fantastico

Le promesse vanno mantenute (e i commenti presi in considerazione)

Pubblicato il 10/04/2021

Testo rivisto

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"Sei il solito codardo" urla lei con il coltello in mano.

Lui annaspa in cerca di parole. "Un metodo meno cruento no?"

Lei fa una smorfia. "Sei diventato schizzinoso?"

"Be', tra un mix di sonniferi e una coltellata in pancia ce ne passa!"

"Al cuore – precisa lei. – Di spalle, perforandomi un polmone. È il sangue che ti spaventa?"

"No, non è quello."

"Hai paura di non farcela?" ammicca lei.

"Smettila."

"Smettila tu. Me l'avevi promesso quindici anni fa, Alessandro. Adesso vieni a dirmi che ci hai ripensato."

"Sono stati belli, questi quindici anni. Perché interromperli?"

Perché è previsto nel loro accordo prematrimoniale. Elisa lo ha letto ogni sera, c'è scritto che lui l’avrebbe sposata soltanto se avesse potuto liberarsi di lei. Alessandro aveva sempre considerato il matrimonio una gabbia, la fine della vita. Era utile stare in coppia per socializzare con le persone della loro età, ma farlo durare per sempre sarebbe stato uno spreco, una costrizione assurda: l'amore si sa, si esaurisce presto, e l'attrazione fisica prima ancora.

Lei aveva accettato di uscire di scena, ma aveva preteso di fissare tempi e modi: dopo quindici anni di matrimonio si sarebbe tolta dai piedi e a lui sarebbero spettate la proprietà della casa, i soldi sul conto corrente, la pensione di reversibilità e il premio dell’assicurazione sulla vita – a patto che accettasse una clausola uxoricida.

Alessandro le prende il coltello dalla mano e lo posa sul tavolo della cucina. “Eli, le condizioni sono cambiate."

"Ma no, Ale, è tutto come prima. Tu ci guadagni solo."

"Se ti accoltellassi mi processerebbero. Non ci hai pensato?"

"Lo faremo sembrare un incidente."

"Come?"

Al solito, doveva pensare a tutto lei, anche all’alibi per il suo omicida. E dire che la clausola l’aveva pretesa proprio per quel motivo: costringere Alessandro a prendersi la responsabilità di una scelta.

Lui si porta le mani nei capelli. “Che ne sarà di Sara?”

Lei alza gli occhi al soffitto. Sara è la figlia che lui non avrebbe mai deciso di avere. Soltanto che dopo il matrimonio, dopo che tutti i loro amici erano già diventati genitori e sua moglie era in bilico sulla soglia della premenopausa, ecco che gli era venuta la crisi di mezza età e aveva pensato di aggirarla procreando.

“Elisa, vorresti lasciarmi solo con un’adolescente?”

“L’ho partorita, allattata, svezzata. Le ho anche insegnato a vestirsi lavarsi, che altro vuoi da me?”

“Come fai a essere così egoista?”

“Io? Tu nemmeno volevi diventare padre, prima di stempiarti.”

“Perché tu parlavi di restare incinta ancora prima di sposarci!”

“Uno a uno, palla al centro. Adesso però mi ammazzi, please?” fa lei sbattendo le ciglia. Allunga la mano verso il coltello e lui la segue con lo sguardo.

“Non ti ucciderò, Elisa. Se ci tieni tanto, suicidati.”

“Guarda come ti tiri indietro. Quindici anni fa hai firmato, Ale.”

“Sì, e ho giurato di restare insieme a te finché morte non ci separi.”

“Tesoro, quello lo dicono nel rito cattolico. Noi ci siamo sposati in Comune.”

“Non l’hanno detto?”

Lui la vede fare no con la testa e passare un polpastrello sulla lama. “Però tu avevi il vestito bianco.”

“E tu hai invitato la tua ex.”

“Eravamo rimasti amici."

Elisa inserisce la lama appena sotto l’unghia. "Se non erro, lei non ti ha invitato al suo matrimonio."

Il fidanzato era geloso. Per cortesia, la pianteresti di giocare con quel coltello?“

“No.”

“Che risposta è?”

Lei impugna il manico e punta il coltello sul tavolo. “Mi va di giocarci qui e ora. Anche tu fai le cose soltanto quando e come ti pare, no?”

“Smettila di sproloquiare.”

Elisa muove le dita e la punta di metallo ruota, decorticando la superficie di legno. “Anche quando te lo dicevo io, di fare famiglia, dicevi che stavo sproloquiando.”

“Non immaginavo sarebbe stato così."

“Così come?"

“Più facile del previsto. Non mi credevo capace."

"Infatti, non lo eri. La paura di cambiare ti immobilizzava. Ti ci ho portato io fin qui, a furia di spinte."

Alessandro sbuffa. “Ebbene sì, è andata così, e io ci sto bene. Perché non puoi starci bene anche tu, senza tanti drammi?”

Lei abbassa lo sguardo e si gode la tregua. Le prende la mano che ancora afferra il manico del coltello e gli scappa un ghigno. “Pensa al contrario. Se fossi stata tu a sposarmi in cambio di una promessa d’omicidio. Secondo me avresti ritrattato già in viaggio di nozze, Elisa, perché in fondo tu mi adori. Non sei mai stata capace di stare un giorno sola. Hai bisogno di me da quando mi hai conosciuto. Me le hai perdonate tutte, perfino quando non ti ho chiesto scusa.”

Aspetta una risposta, che tra un respiro e l’altro non arriva. La punta del coltello ha bucato il tavolo. Il silenzio di sua moglie non gli sembra più rassicurante.

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Commenti degli utenti

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

Non so, non mi convince. L'idea e anche il dialogo iniziale promettono bene, ma qualcosa si perde lungo la strada. Forse, non avendo il limite delle 5000 battute, si poteva indugiare di più sulla caratterizzazione dei personaggi o inserire nel dialogo qualche ricordo di vita matrimoniale più "concreto", divertente, piccante...Segnala il commento

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Rosnikant ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Con Franco. L'intero contesto non mi convince del tutto.Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Ho riletto la precedente versione, che a me era piaciuta molto. Hai trasformato in indiretto una parte del dialogo, e sinceramente preferivo l'altra. Però il coltello che si vede muovere è bello, qui.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Maceto Pobbi ha votato il racconto

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Accidenti! Si legge tutto di un fiato! Nell'attesa di un finale... che non arriva. O si?Segnala il commento

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

C'è qualcosa che non funziona, secondo me: i dialoghi non convincono... Le motivazioni del contratto di matrimonio rimanangono sospese tra il paradossale e il nevrotico, senza riuscire a trascinare nella storia. Molto bello invece quel coltello, che si muove, tra i due, feroce e ironico, finché chiude la scena, in un silenzio carico di aspettative. Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Zeta Reader

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