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Fantastico

Le sette sirene

Pubblicato il 12/04/2021

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Emily viveva l'infanzia in una bolla di silenzio e solitudine, avvolta nella sua lunghissima chioma dorata. Nei pomeriggi non piovosi, passava ore nel giardino di casa seduta a terra accarezzando il manto erboso come fosse il pelo di un cagnolino. Per la sua tipologia di autismo, niente avrebbe potuto turbarla né spaventarla. Alle ore quattordici, però, dal cielo arrivò un fascio di luce che bruciacchiò ogni cosa.

Dalla chiazza scura, la bambina si sollevò e corse via attraverso una porta di luce intagliata da ghirigori vermigli. Vide davanti a sé un prato colorato da mille fiori, nel bagliore di un sole diverso.

Nello stesso istante in Italia, alle quattro di notte, un televisore si era acceso all'improvviso. Stefano era saltato sul letto, spaventato. Era corso in sala a spegnere la tv che mandava lampi bluastri in ogni angolo della casa e annunciava a tutto volume: LUSY BELLINI È CONDANNATA A MORTE PER OMICIDIO VOLONTARIO

Aveva allungato la mano sull'interruttore della ciabatta guardando lo schermo dove appariva il volto arcigno di Lusy; una mora dalla carnagione olivastra, con lunghi capelli scapigliati e una vistosa ricrescita cinerina.

Tornando in camera, cercò di scacciare dalla mente i terribili occhi bovini di Lusy; ripigliò sonno pensando ad altro. Si ridestò per una corrente d'aria che soffiava sulla testa. Buttò uno sguardo alla ventola inerte del lampadario al soffitto.

Si alzò per controllare meglio. Nella oscurità tenue della notte che volgeva all'alba, dietro la pesante tenda damascata, trovò la finestra leggermente disserrata. In prossimità della maniglia, sul vetro scheggiato, vide un buco di una quindicina centimetri di diametro. Tornò al materasso con un pizzicore sotto il piede nudo.

Una scheggia di vetro gli si era conficcata in profondità, alla base dell'alluce; il sangue usciva zampillando.

Sedendosi a bordo letto, estrasse il frammento appuntito, poi saltellando raggiunse il bagno. Afferrò un asciugamano, se lo avvolse intorno al piede.

Riaccovacciandosi sotto la trapunta, guardò la radiosveglia. Le cifre arancioni segnalavano le 5,50 in attesa di un reset. C'era uno strano rumore, davvero fastidioso.

Risollevò il capo, ascoltò attentamente. Accese la luce, inforcò gli occhiali, osservò il pavimento, rabbrividì. Davanti alla tenda, si dimenava, agonizzante, una cornacchia grigia in una chiazza spalmata di striature rosse. Di nuovo in piedi, si fece coraggio; la prese per la zampa immobile e andò in cucina a gettarla nel secchio dell'umido. Tra bucce di banana, mollica e pane rinsecchito, la cornacchia spalancò un occhio vigile chiudendo il grosso becco restando immobile con le ali semiaperte. Stefano percepiva un torpore alla gamba destra, la stessa del piede fasciato. La tastò, non avvertì nulla; sembrava completamente addormentata.

Raggiunse la camera. La trovò al buio con le pale del ventilatore che giravano motu proprio. Tastò sul comodino alla ricerca del telecomando. Una scossa percorse l'intero avambraccio; denti e artigli appuntiti come spine di rovi erano penetrati nella mano destra.

Era il gatto del vicino che tentava di leccare il sangue dalle sue dita.

Stefano se lo portò al petto. Calzando una ciabatta col piede sano si avvicinò alla finestra. La spalancò. Lo depose sul davanzale, richiudendo l'anta.

Si trascinò al letto con la gamba destra irrigidita. Finalmente riusciva a spegnere la ventola e a riprendere sonno.

Alle 8:15 una sirena urlava in scala crescente:

GIIIUUOVEDI' GIIIUUOVEDI' GIIIUUOVEDI'

Era un giovedì come tanti, ma, di certo, per Stefano l'ultimo giovedì per la gamba diventata di legno. La tossina del Clostridium tetani, penetrata attraverso il vetro sporco, tra poco gli avrebbe addormentato anche il resto del corpo, ma era ben poca cosa. Il sole, dopo alcune piccole avvisaglie che avevano causato scompigli elettromagnetici nell'emisfero al buio, e devastanti incendi nella parte illuminata, aveva emesso, da otto minuti, un bagliore straordinario che avrebbe accecato mezza umanità.

Nel mentre altre sei sirene si erano unite alla prima e, da varie distanze, annunciavano il giorno dell'apocalisse:

GIIUUOVEDI' GIIUOVEDI' GIIUOVEDI' giiuuovedì giiuuovedì giiuuovedì GIIUOV

Fortunatamente, la terra mostrava una parte del volto anche ad altre stelle.

In un villaggio della Nuova Zelanda, scampata all'onda di fuoco più potente, fu trovata in una cuccia, addormentata accanto a un cane, una ragazzina completamente nuda con i capelli bruciati, ma senza ustioni sulla pelle. I genitori erano morti nell'incendio della loro abitazione. Restava solo la nonna paterna la quale riabbracciando la nipotina arrivata con il suo amico quadrupede, un mastodontico e dolce rottweiler, la sentì parlare per la prima volta.

Sorpresa e in lacrime, guardò a lungo Emily priva dei riccioli ribelli, completamente diversa, non più con le spalle curve ma con la postura di una graziosa ballerina. Non riusciva a smettere di carezzarla e baciarla; aveva ritrovato in lei gli occhi vispi e luminosi di suo figlio.

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Onirico e inquietante, cattura dalle prime battute. Emily è un personaggio molto interessante. Fossi in te, non lo mollerei.Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Disturbante e inquieto, ma carico di premonizioni narrative, che lo rendono interessante. E fanno venire voglia di rileggerlo... Segnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Mauro Serra

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