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Erotico

le studentesse del treno

Pubblicato il 03/10/2017

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La linea è una di quelle tagliate fuori dai grandi progetti d'investimento: niente alta velocità né carrozze climatizzate. Qua d'inverno la nebbia entra dai finestrini che non chiudono bene e d'estate non basta tenerli tutti giù per vincere la lotta con l'afa e l'appicicaticcio della finta pelle dei sedili.

Lo scompartimento è vuoto, a parte loro tre, sembrano appena sopra i vent'anni.

Quella più magra sta leccando una specie di bastone, forse una radice magica. Ride al cellulare, si tormenta i capelli con l’indice destro, li arriccia e li liscia. Ha degli short scuri, le tasche escono sfilacciate sulle cosce corte, bianche come quei wurstel che i bavaresi mangiano a colazione. Davvero, mica invento: “a colazione preferibilmente”, lo trovate in tutte le guide. Comunque la ragazza se ne frega che io pensi alle sue cosce come wurstel: dallo zainetto tira fuori una birra che forse era in frigo due ore fa e beve dal collo della bottiglia grande come fanno i muratori a pranzo. Poi mi guarda negli occhi e fa un pompino alla bottiglia, per provocarmi. Non abbocco: si vede non li sa fare.

Quella più grossa la vedo all’inizio solo da dietro, ha un vestito di spugnetta, quasi un copricostume rubato nell’armadio dei ricordi alla madre o a una zia, quei vestitini con la cerniera dietro, e lo tiene per metà slacciato sulla schiena nuda. E’ senza reggiseno, e lo sa che così appena si piega in avanti le si vedono le tette, peraltro piccole per la sua stazza. Come sa che a mettere su le borse, sulla rastrelliera sopra il finestrino aperto, sforzandosi con le braccia tese il vestito le sale a mostrare le mutandine, che sono culotte color senape, un calzoncino corto e larghetto così che di fatto la fessurina è lì, sotto gli occhi di chi vuole guardare. Quando si siede dopo tutto questo darsi da fare mi guarda sorridendo con una punta d’imbarazzo, certo non di fastidio, deliziosa e sudata.

La terza dorme o qualcosa del genere, appoggiata alla magra. Sembra strafatta: ha un po’ di bava gialla a destra delle labbra (a destra per me che guardo). Ecco che di scatto si muove sul sedile dove è stravaccata più che seduta: il culo le scivola contro il pavimento di linoleum marrone dove arriva sbattendo. “Cazzo!” Si tira su a fatica, dice ancora “cazzo”, aggiunge: “e che è?!”, ma non ha l’aria di una persona che sappia poi bene cosa le stia accadendo. Ha dei pantaloni chiari, aderenti come collant, forse di microfriba, forse più adatti all’inverno, macchiati di scuro in più punti. Niente scarpe, solo dei sandali di cuoio chiaro a mezzo metro, pianta dei piedi nera: quei sandali non li usa, di fatto. I libri di scuola escono da una borsa del supermercato. Più che una studentessa sembra una punkabbestia che ha rapinato una studentessa per farci 4 soldi rivendendo i libri. Infatti: “che vuoi comprare i miei libri?”. “No grazie”. “Che me dai 5 euro?” “Te ne dò dieci se ti ficchi un dito nel culo e poi te lo lecchi. E te ne dò venti se il dito lo ficchi anche nel culo delle tue amiche e poi te lo lecchi. 20 euro per culo, intendo.”

C’è un consulto, fra le tre studentesse: 50 euro sono bei soldi per loro, neanche a dirlo, ma la ragazza più in carne non ci sta. Dunque trenta euro per un dito in due culi.

Arriva il controllore, le tre studentesse hanno tessere in corso di validità, il mio biglietto è stato appena obliterato, l’uomo in divisa ringraziando passa al prossimo scompartimento.

Il lavoro viene fatto come si deve: s’inizia dal culo della magra, che tira appena giù gli short e strilla un po’ alla penetrazione, ma continuando a bere la sua birra calda. La punkabbestia fa finta di schifarsi nel leccare il dito appena estratto, ma non le crede neppure quella grossa che la guarda toccandosi fra le cosce, col vestitino di spugnetta tirato su sulla culotte color senape mezzo inzuppata, e tutte e tre ridono allegre.

Il secondo inserimento è più problematico, perché la strafatta non si riesce a coordinare, e sembra che il dito non trovi l’anfratto neppure per sbaglio sotto la microfriba abbassata. Arriva in aiuto la studentessa più grossa, che le sputa due volte una saliva abbondante proprio là dove serve a facilitare l’azione, e anche se all’uscita il dito ha una patina di merda, la strafatta o non se accorge o le piace, perché lo ripulisce in un “vai”.

Pago trenta euro ben spesi, e scendo a Pxxxx, due fermate dopo la mia. Ma ne valeva la pena.

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esercizi ha votato il racconto

Esordiente
Editor

L'esclamazione più pertinente che mi viene è... Merda! Lascia a tratti perplesso ma si fa leggereSegnala il commento

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Maria Cristina Vezzosi ha votato il racconto

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Nunziato Damino ha votato il racconto

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di franz august guadagnini

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