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Narrativa

Le ultime pagine del diario di Kiss

Pubblicato il 24/11/2017

Béla Kiss (Cinkota, 1877 – ?):assassino seriale ungherese, soprannominato il "Mostro di Czinkota", autore di almeno 24 omicidi, non è mai stato catturato. Nelle pagine del suo diario affiorano ancora l’uomo, i suoi spettri e l’amore per Marie. http://www.occhirossi.it/biografie/BelaKiss.htm

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2 gennaio 1932 – New York

Io non esisto, non più… da allora.


13 gennaio 1932 – N.Y.

Ieri ho riletto Il vino dell’assassino finché non ho preso sonno. Mi sono risvegliato stamattina con il libro sul mio petto ancora aperto su quella pagina. L’amore può annientarti

… con tutti i lugubri suoi incantamenti,

e la sequenza di allarmi infernali,

le lagrime, le velenose fiale,

le ossa e le catene strepitanti


20 gennaio 1932

Mi sono ubriacato, di vino e solitudine. Gira più alcol ora che prima del proibizionismo.

Rientrando a casa sono crollato in strada. Credo di essere rimasto steso per un bel po’ sul selciato: lucidamente ho sperato che un carro schiacciasse il mio corpo colpevole.


25 gennaio

Perché un sentimento grande come l’amore può essere avvelenato facilmente dalla gelosia? Non era così forte come pensavo? Mi sono sempre considerato una persona dalle spalle larghe, eppure mi ha annientato. Accecato a tal punto da non riuscire più a scorgere me stesso. L’amore è fragile.

Penso sempre a lei.


6 febbraio 1932 – New York City

Passata una notte insonne. La seconda di fila. Ho la faccia stravolta. Profonde occhiaie cerchiano i miei occhi, e li fanno inabissare nel buio.


14 febbraio 1932 – N.Y.

Passeggiando sulla 42° strada mi sono fermato davanti a una vetrina decorata con grandi cuori rossi. Dietro il vetro c’erano esposte una serie di cartoline e biglietti d’auguri. Una, in particolare, ha attirato la mia attenzione: raffigurava cupido di guardia a una porta chiusa, bloccata con due cuori, distanti ma uniti da una catena. Sono entrato nel negozio e l’ho comprata. Giunto a casa ho aperto I fiori del Male, e sul retro della cartolina ho scritto:

Amore nella sua garitta, tenebroso, in agguato,

tende il suo arco fatale.

Conosco tutti i congegni del suo vecchio arsenale:

delitto, orrore, follia!

Poi l’ho chiusa nel comodino.


25 febbraio – New York City

Ieri notte ho sognato Elizabeth. Ero nella mia casa in Ungheria: seduto in salotto, nella semioscurità del crepuscolo, leggevo la mano di una donna dal volto in ombra. La signora Jakubec entrava accompagnata da Elisabeth: “Mi scusi Herr Kiss, ma la signorina Komeromi vorrebbe la chiave della stanza di sopra” dice lei; “dategliela pure, l’unica copia l’ho data a voi, signora Jakubec, a patto che non vi entriate, ricordate?”. Ciò detto Elizabeth mi si avvicina, raccoglie i suoi lunghi capelli in uno chignon improvvisato e mi dice “Grazie Béla, scusa il disturbo ma voglio recuperare il cameo regalatomi dai miei genitori e provare a vedere come sta sulla collana che hai fatto per me”. Io allungo la mano per accarezzarle il collo, e provo a prendere la collana che indossa ma le mie dita non riescono a staccarla dalla sua pelle. A quel punto entra come una furia il mio amico Charles, vestito della sua uniforme da capo della polizia, e con una faccia disperata mi dice che ha sete, così tanta da voler immergere la testa nei miei barili, “quelli dove tu tieni il liquore per il contrabbando!”, comincia a urlare, e mi sveglio, il cuscino zuppo di sudore nonostante fuori nevichi.

Vorrei sognare Marie, una volta tanto.


3 marzo 1932 – N.Y.

Oggi, in biblioteca, c’era una ragazza che somigliava a Marie. Non è che le assomigliasse davvero, piuttosto era il suo modo di fare, il cipiglio deciso che aveva mentre protestava con la bibliotecaria.

Ero in coda dietro di lei, con la copia de I fiori del male che avrei dovuto restituire da tempo, quando lei, giratasi nervosamente per l’irritazione che la bibliotecaria le aveva procurato con le sue risposte, mi urta facendomi scivolare di mano il libro. Entrambi ci chiniamo per raccoglierlo e poi mi dice “bella lettura. Ha già letto Gli amori gialli di Corbière? Se non l’ha fatto, rimedi subito” e se ne va senza voltarsi. Peccato… aveva uno splendido collo.

Il mio oroscopo diceva “farete un incontro speciale”. Chissà, magari la incontrerò ancora in biblioteca, quando riconsegnerò Gli amori gialli.


9 marzo 1932 – New York

Ho finito di leggere Gli amori gialli. Chissà perché Corbière ha scelto questo titolo. Io non ho potuto fare a meno di associare il giallo alla gelosia… sarà perché nel simbolismo dei fiori donare una rosa gialla è sinonimo di gelosia? Ci deve essere qualcosa di più però, qualcosa che mi sfugge. Già da stasera m’immergerò nella rilettura.


11 marzo 1932 – N.Y.C.

Quanto mi appartengono questi versi di Tristan?

Sentire sulla mia squallida bocca

sgretolarsi il tuo ultimo bacio,

la morte nelle tue braccia cullarmi…

Togliermi di dosso la vita!…


14 marzo

Ho letto sul giornale di oggi che due giorni fa è stato scoperto un nuovo asteroide, ed è stato battezzato 1221 Amor. Non mi piace, e mi preoccupa. Spero che non sia un segno funesto. Che qualcosa di brutto stia per accadermi?


17 marzo 1932 – N.Y.

Finalmente ieri notte ho sognato Marie. L’ho rincontrata nei miei sogni. Forse il mio oroscopo si riferiva a questo, con “incontro speciale”. O forse è stato l’asteroide Amor, che si sta avvicinando alla Terra, che ha reso possibile la cosa. Dopo tanti anni incontro il mio amore.

Marie era bellissima. Nonostante tutto mi sorrideva. Indossava il vestito che le avevo comprato a Budapest e sul collo portava la stessa collana di Elizabeth, e riuscivo a prenderla e tenerla tra le mie dita. “Posso togliertela?” le chiedo “Il tuo collo è più prezioso senza”. “Mi piace così” dice lei “non potrei più stare senza, fa parte di me ormai; e poi è l’ultimo regalo che mi hai fatto. È il marchio del tuo amore, Béla, perché vuoi toglierla?”.

“Perché voglio slegarti dal mio amore. O forse sono io che voglio slegarmi da te… per ritrovarmi, per tornare a essere quello che ero. Per esistere ancora”.

“Non puoi più, Béla” dice Marie.

“Kiss me, Herr Kiss” mi dice in inglese, e si avvicina per stringersi a me in un bacio appassionato. Sembrava così reale. Ma in quel bacio esiste solo lei, solo lei e la sua collana. Marie abbraccia e bacia un’ombra. L’ombra di un uomo che fu in un tempo che fu, un tempo perduto, com’è perduta lei, tra la morte e il sogno del suo assassino. Perduta nel mio amore, per sempre, a causa della mia gelosia.

È colpa della mia gelosia se non esisto più. È colpa dell’amore se non esisto più. Che coppia di assassini!

Ah, se non l’avessi mai amata! E se quella sera, invece di ritornare a casa, fossi rimasto a Budapest, come le altre volte; non l’avrei trovata abbracciata a quel bastardello di Paul Bikari, e non sarei impazzito di gelosia strangolandola con la garrota.

“Ti amo, Béla” dice Marie staccandosi dalle mie labbra.

“Béla non c’è più” rispondo io “Béla è morto quella notte di dicembre di vent’anni fa, Béla è morto tutte le volte che ti ha assassinato ancora una volta, strangolando le giovani donne attirate in casa grazie agli annunci di matrimonio che facevo pubblicare sui giornali; Béla è morto di tifo, è morto in guerra, è morto in un ospedale da campo in Serbia; Béla è morto quando ha rubato l’identità di un commilitone, è morto da quando è ricercato dalla polizia di mezzo mondo; Béla è morto nella sua fuga disperata qui in America, è morto davanti allo specchio, è morto davanti ai tuoi occhi, Marie. L’ha ucciso l’amore che provava per te”.

“Sei sempre stato tragicamente comico, Béla” dice lei scoppiando a ridere sonoramente.

Non mi trattenni e la strangolai ancora, questa volta a mani nude, e così forte che mi svegliai.


21 marzo 1932 – New York

La primavera quest’anno si avverte più sui volti delle persone che nell’aria, che resta ancora gelida nonostante marzo stia finendo. È sulle loro facce che si legge la voglia di rinascere. Vorrei poterla esprimere anch’io questa voglia, ma il mio viso è una maschera funeraria.


24 marzo 1932

Ho approfittato del sole che offriva questa giornata per andarmene in giro per la città. Oggi era il mio giorno libero, e dopo aver passato un po’ di tempo a passeggiare per Central Park ho pensato di fare un salto in biblioteca. Quando sono uscito dalla metropolitana a City Square ho avuto la sensazione che qualcuno mi spiasse. C’era un uomo in effetti, tra la folla, che continuavo a ritrovarmi alle spalle e sempre a qualche metro di distanza. Ho preferito rinunciare a passare dalla biblioteca, rinunciare a nuove letture, e dileguarmi tra la folla.


26 marzo – N.Y.

La sensazione di due giorni fa era esatta. Sul giornale di oggi hanno scritto di un mio avvistamento in città. L’articolo dice che tutta la polizia è allertata. Farò meglio a rintanarmi in casa per un po’ ed evitare di uscire per qualche giorno. Poi cambierò aria.

Meglio che la smetta anche di tenere questo diario: è la mia ammissione di colpa, la mia confessione. La cosa migliore che potrei fare è bruciarlo. Ma penso che non ci riuscirei, come non sono riuscito a liberarmi dei corpi di Marie e delle altre, tenuti nascosti nei bidoni dove tutti credevano che tenessi il liquore per il contrabbando.

Nasconderlo: posso fare solo questo. Nasconderlo nelle tante e grosse crepe che ci sono in questi muri, così come ho nascosto Marie nelle crepe del mio cuore.

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Sara Nicastro ha votato il racconto

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...crudele,profondo,pragmatico,vero, adrenalinico per certi versi...una penna che mi ha colpito complimenti!Segnala il commento

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Maria Cristina Vezzosi ha votato il racconto

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Phi ha votato il racconto

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di Ti Maddog

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