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Non-fiction

Leccare la farina, Murakami e Mozart

Pubblicato il 06/03/2018

Le regole nella scrittura.

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In passato, ogni volta che qualche amico musicista ha provato a spiegarmi la musica, ho detto: no, grazie.

Non volevo che svelasse il trucco, che smontasse la magia.

Non volevo inseguire la linea di basso, l'assolo di chitarra come fossero slegati.

"Mi piace il sapore della torta, il gusto che viene dalla somma e dall'equilibrio degli ingredienti; non farmi leccare la farina."

Oggi, da quando tra le mie passioni ci sono i libri dei grandi (da Carver a King, da ‘O Connor a Highsmith) sulla scrittura, quando leggo mi soffermo sui personaggi, sulla coerenza del plot, sulle digressioni, sulle descrizioni, sui verbi dei dialoghi, sull'equilibrio della punteggiatura.

Lecco la farina. Smonto la magia, convinta che il sacrificio serva a carpire i segreti della scrittura.

Fino a che non incappo in 1Q84 di Murakami.

1Q84. 

La storia di Tengo, lo scrittore. 

Di Komatzu, l'editor. 

Di Fukaeri, la dislessica. 

Di Aomame, l'assassina il cui nome significa piselli verdi. 

Di Ogata, la vecchia che salva le donne. 

Di Tamaru, la guardia del corpo. 

Di Ushikawa, l'investigatore capoccione.

La storia di una truffa letteraria, di un mondo parallelo (ma forse due), di persone piccole che innalzano crisalidi fatte d'aria.

Descrivendo il lavoro di Tengo, Murakami infila regole e consigli di scrittura.

“Diede una scorsa al brano, aggiunse delle spiegazioni ai punti difficili da capire, e rese più visibile il flusso della narrazione. Eliminò le parti superflue e le ripetizioni, e integrò quelle insufficienti. Qui e là modificò l'ordine di alcuni passaggi o frasi.”

Ma 1Q84, che spalma le vicende dei personaggi in tre libri e mille pagine, è un romanzo pieno di parti superflue e ripetizioni: quante volte Ushikawa fa pipì? Quanti sono i pomeriggi che Aomame passa sul balcone, con la coperta sulle gambe, ad aspettare che Tengo si piazzi sullo scivolo del parco illuminato con le lampade ai vapori di mercurio?

Raccontando le avventure di Aomame, Murakami fa dire a Tamaru:

- Čechov ha scritto: «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari».

- Che significa?

Tamaru si mise in piedi di fronte a Aomame. Era più alto di lei solo pochi centimetri.

- Vuol dire che in un racconto non si devono introdurre oggetti se non sono necessari. Se in un racconto spunta una pistola, è necessario che a un certo punto della narrazione venga fatta sparare.

Ma la pistola. La pistola descritta cento volte, la pistola che Aomame impara a smontare e rimontare al buio, la pistola descritta con tanta minuzia che tu che leggi ne senti l'odore, il freddo, il peso, quella cazzo di pistola, alla fine, non spara.

È sempre Tamaru che dice:

- Cechov è un grande scrittore, ma il suo modo di pensare non vale per tutti. Non è vero che tutte le pistole che appaiono in una storia debbano fare fuoco.


Il terzo libro finisce.

E lascia mille domande appese: chi sono i Little People? Che fine fa Fukaeri? E la donna con cui andava Tengo? E Tamaru e la vecchia? E tutta la faccenda del padre di Tengo che perseguita chi non paga le tasse della televisione? E metti un tigre nel motore alla rovescia?

Murakami usa Komatsu e spiega.

"Quello che apprezzo di più, soprattutto per quanto riguarda i romanzi, è non riuscire a comprenderli completamente. Non nutro alcun interesse per le opere di cui mi sembra di capire tutto."

Mille domande appese. Eppure.

Me lo sono bevuto tutto, ed era fresco e buono.

Mi sono annoiata, lì sul balcone con Aomame?

Mi sono annoiata, lì al capezzale del padre di Tengo?

Mi sono annoiata, lì nell'appartamento gelido con Ushikawa?

Mai.

Mi sono arrabbiata quando è finito senza dire dei Little People, della vecchia, dell'amante, di Fukaeri, del tigre girato alla rovescia?

Neanche per idea.

Ho lasciato andare Tengo e Aomame.

E per quattro notti ho guardato il cielo sperando di veder spuntare la seconda luna, piccola, verde e rugosa come un pisello.

E quindi?


Stamattina un amico musicista mi scrive così:

"Oggi parleremo di Verdi e Mozart.

Verdi è un contastorie, uno col plot.

Mozart invece non ne ha bisogno.

Ascoltiamoli nell'incipit sullo stesso lavoro: Messa da Requiem.

Mozart è anni luce avanti.

Senza plot, senza un cazzo, è trascendenza pura, è l'anima degli dei, altro che commedie e colpi di scena.

Ma scherziamo?

Mozart!"


Sì sì. Certo che sì. 'Fanculo alle regole, 'fanculo al plot.

A patto però di essere Murakami. O Mozart.

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Violeta ha votato il racconto

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Laura B. ha votato il racconto

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Pax ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Mirò ha votato il racconto

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Finalmente una bella recensione di 1Q84Segnala il commento

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Edìth S ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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FFriede ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Non ho mai letto Murakami. Ora mi sento in colpa. Segnala il commento

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Zeta Reader ha votato il racconto

Scrittore

Sei una grande, hai ripostato la stessa recensione e non se ne sono accorti :) Murakami destruttura e gioca, ma non bara mai...Segnala il commento

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Maria Cristina Vezzosi ha votato il racconto

Scrittore

Non capisco: me lo devo leggere, dunque? Io ho letto soltanto Sonno ma due palle... Certo non l'ho neppure finito, è pure corto - colpa miaSegnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

Scrittore

condivido tutto! anch'io "Me lo sono bevuto tutto, ed era fresco e buono" :) Segnala il commento

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Danilo ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Mi hai convinto a leggerlo. Grazie!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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di Montese Crandall

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