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Fantastico

Lemon Tree

Pubblicato il 23/09/2022

Mi guardo intorno, nessuno. Nessuno si rende conto di un ombrellone che danza sulla sabbia. Tutti sono presi a guardare i loro cellulari, chinate le teste, il mare è una melodia lontana a pochi centimetri dai loro sandali.

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Sto seduto sul cesso quando partono le prime note di lemon tree. Bob dall’altro lato della porta ha acceso lo stereo. La casa estiva è piccola e tutto si sente:

-Stai cacando? - Canticchia Bob.

Ma io penso alla prima frase della canzone:

I'm sitting here in a boring room.

Poi l’odore del caffè scivola sotto la porta e mi raggiunge, il mio pensiero fisso in questi giorni estivi è: “Non si può morire quando si è vivi”.

Terminata la colazione, ci vestiamo di costumi e prendiamo le bici. Pedalando verso il mare, non lascia i miei pensieri il ritornello di lemon tree. Bob pedala veloce, si affianca:

-Anche stanotte non ho chiuso occhio. Che Maronna.

Io vorrei rispondere che ormai lemon tree non se ne va dalla testa. Perché tanto la depressione si aggrappa a qualsiasi cosa, anche al sonno oppure ad un albero di limoni. Non fa dormire Bob; che poi la depressione siamo noi travestiti da depressione, che scaliamo meravigliosi specchi e ci nascondiamo dentro alte mura, solo perché così è più semplice piangere.

-Ho disdetto il viaggio in Africa, non ci riesco.

-Hai paura?

-Non mi sento a mio agio. Il pensiero di non dormire per venti giorni in Africa mi terrorizza.

-Puoi recuperare i soldi?

-Ci provo.

A ogni pedalata immagino un limone che si conficca in quella nuvola lì al centro del cielo, la più bella tra le nuvole. Arrivati in spiaggia, la guardo ed è effettivamente stracolma di limoni.

-E’ nuvoloso- si lamenta Bob -speriamo non piova.

Io guardo il cielo, ed ho paura che tutti quei limoni che ho creato poi possano piovere contro di me.

Questa è la mia depressione, mentre la strofa di lemon tree ripete:

I'd like to go out, taking a shower

But there's a heavy cloud inside my head

Mi rifugio sotto l’ombrellone, all’ombra mi sento al sicuro, il vento accarezza i miei capelli ricci, Bob è già in acqua e nuota verso l’orizzonte. Mi chiedo se mai tornerà indietro e, se non lo farà, avrà trovato dei buoni motivi. Osservo una pietra, è perfettamente liscia, la sua superficie non ha increspature, nessuna piega. Una superficie coerente con il suo piano. Le chiedo:

-Si può avere paura dell’idea di limoni che cadono dal cielo? Si può avere paura di situazioni che non esistono?

Rido del suo silenzio. Si può avere paura del sonno?

-Hai ragione tu a restare in silenzio. In tutti questi anni non ci ho capito un cazzo. Io.

Il vento inizia a soffiare forte, le onde si alzano e Bob cerca di tornare indietro dall’orizzonte.

L’ombrellone vola via e, io che vivo nell'ombra, senza una protezione il mio sguardo si perde terrorizzato nell'immensità del cielo. Adesso ci sono tantissime nuvole e tutte sono piene di limoni. Inizio a sudare, l’ansia è una danza poco raccomandabile, io lo so, si lo so, sento gli impulsi di terrore accarezzare la mia carne.

Siamo una sacca piena di vene e capillari che alla fine ci trovi pure la merda, ci trovi un ragazzo che prova a riprendere l’ombrellone, sono io, ma inciampo nella pietra perfettamente liscia e cado tra sabbia e ciottoli di varia sedimentazione, la fronte si apre e sangue ne scorre. Lo sento, vivo, il rumore dei limoni che cadono intorno a me. E’ la mia paura della vita, la mia paura di vivere che si materializza, per finta. Ripeto come un mantra:

"Non si può morire quando si vive"

"Non si può morire quando si vive"

Sto vivendo?

Mi guardo intorno, nessuno. Nessuno si rende conto di un ombrellone che danza sulla sabbia. Tutti sono presi a guardare i loro cellulari, chinate le teste, il mare è una melodia lontana a pochi centimetri dai loro sandali.

Tutto qui non vive. Allora mi tolgo il costume. Tanto non interessa un cazzo a nessuno dei miei attributi.

Raccolgo tra le mani la pietra perfettamente liscia, mentre l’ombrellone cavalca metri di spiaggia. Bob esce dall’acqua e inizia a inseguirlo. Io resto lì in ginocchio, nudo, sanguina la fronte, stringo la pietra con la stessa cura con cui si tiene un neonato in fasce. Rido. La lancio verso le onde del mare: 1,2,3,4 salti. E poi silenzio.

Guardo il buco che ha lasciato l'asta dell'ombrellone, vorrei infilarmi dentro. Almeno metterci il cazzo. Avere un rapporto con madre Terra.

Che cosa resterà di tutti noi alla fine di ciò? Ci affanniamo ogni giorno a saltare sulle onde, ma siamo destinati a sprofondare. Nel mezzo, tra un salto e l'altro, s’intravede un attimo di vita, un gruppo di scimmie raccolte intorno ad un falò che suonano musica Funky.

Bob ha recuperato l’ombrellone.

-Perché al posto di pensare così tanto, semplicemente non dormi la notte? Sei un uomo in salute, non hai problemi economici così invadenti. 

Ma lui non c'è più. Svanito come l'ombra quando chiudi l'ombrellone.

Resto in spiaggia insieme alle scimmie fino al tramonto, hanno i capelli biondi e lunghi, e l'atteggiamento da chiattilli californiani.

Quando il sole è morto, posano i loro ukulele e prendono le tavole da surf. Corrono verso le onde del mare. Io li guardo per un po’, poi torno alla mia bici, alla mia solitudine, Bob non c'è più, poco cambia, tanto anche stanotte non dormirò.

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ElisaF ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Coscienza fantasma ha votato il racconto

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Antonio M. ha votato il racconto

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Prova ad ascoltare la terza di Mahler, https://www.youtube.com/watch?v=9Yr720ftjaA , può darsi che i lemon trees scompaiano e Bob ritorni e passi dal pop alla classica.Segnala il commento

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Raffaele 57 ha votato il racconto

Esordiente
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di Bruno Gais

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