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Narrativa

Lettera di motivazione

Pubblicato il 10/02/2019

13 Visualizzazioni
4 Voti

Carlo Di Giovanni

Milano (MI)

10/02/2019

A chi di competenza,

Ero stato appena fantasmizzato nel giro di pochi mesi dall’ennesima ragazza conosciuta su Tinder e sono certo che non debba stare qui a spiegarvi (la vi con la quale sembro rivolgermi a lei la uso nel caso, trovandola ridicolmente ironica, facesse leggere la presente ad altri colleghi e non perché sono campano) i passaggi di questa moderna piaga sociale; d’altronde voi sarete dei cittadini ben navigati e io sono nato in un paesino per il quale non esistono diminutivi. Comunque ero stato fantasmizzato. E rantolavo trattino borbottavo trattino bestemmiavo apri parentesi dentro si intende, ma a giudicare dallo sguardo dei nostri simili non cosí dentro come pensavo chiusa parentesi, con quell’aria losca tendente al mi sta per esplodere una bomba al pensiero impoverito in testa… insomma con quella faccia da che minchia guardi non c’ho sbatti oggi mezza nascosta dal bavero del cappotto e una paglia a trequarti in bocca tipo Humphrey Bogart per intenderci, che hanno tutti i trentenni single di Milano mentre si dirigono al supermercato per comprare sempre, come se non vendessero altro lí dentro, 1 panino 1 etto di fesa di tacchino 1 bottiglia d’acqua 1 birra (in caso di fantasmizzazione amorosa o lavorativa) 1 pacco da 4 rotoli di carta igienica… che non so perché ma mi sono venuti in mente i mezzi fili di cotone e i bottoni e i pezzi di stoffa e le cerniere recuperate da pantaloni logori che mia nonna conservava nei cassetti della macchina per cucire e mentre aspettavo il mio turno per prende l’etto di fesa di tacchino (sperando che non finisse dato che ero il decimo nella fila per l’etto di tacchino) dall’angolo più remoto e incasinato delle viscere mi é salita un’invidia mista a vaffanculo per tutti quegli oggetti che mia nonna si era sempre ostinata a non buttare: un giorno serviranno di sicuro, diceva sempre. Quanto vorrei che l’umanitá fosse mia nonna e io che so? Un mezzo filo rosso magari. E pensando ai mezzi fili rossi e ai bottoni e alle cerniere ho preso il mio etto di fesa di tacchino, la bottiglia d’acqua, il panino, il rotolo di carta igienica, ho pagato, sono tornato a casa e dopo qualche minuto un mio amico apri parentesi uno anche lui da 1 panino 1 etto di fesa di tacchino 1 bottiglia d’acqua 1 pacco da 4 rotoli di carta igienica chiudi parentesi mi ha taggato nel post con la vostra offerta. Ho cercato, credetemi, dato che in giro e solo per rimorchiare mi vanto di essere uno scrittore (e di sicuro un giornalista freelance) di pensare a tutti gli aggettivi che gravitano nel campo semantico della frase Scrivi una lettera di motivazione e ne ho scritte così tante che adesso, a lettera di motivazione finita, a pensarci bene, avrei potuto sfregare la lampada magica e il genio Copia Incolla, cambiando soggetti date luoghi, avrebbe fatto il lavoro sporco per me. Se peró siete arrivati fin quaggiú avrete capito che non ho avuto intenzione di sfregare quella lampada né di trovare quegli aggettivi, non per pigrizia o protagonismo ma per amore della veritá, per rispetto del vostro cervello che ne avrá letti in casi del genere di aggettivi senza cuore e soprattutto perché non amo annoiare chi mi legge con frasi fatte (SPOILER ALERT: frasi fatte credo sia una frase fatta), cliché e autocelebrazioni. Tutto quello che riesco a dirvi riguardo alle mie poche virtú e al mio agire nella vita, tentando di non sbriciolare la tastiera con il panino al tacchino e di non farvi venire il diabete con il saccarosio che segue, è che come mia nonna preferisco conservare, pazientare, aggiustare quando possibile al buttare senza pensarci e cambiare senza rimorsi: insomma do valore a quelle piccole cose che sembrano non averne più… perché un giorno serviranno di sicuro (o é solo perché oggi si buttano e si cambiano troppe cose e troppe persone senza pensarci? Non ricordo più bene che diceva mia nonna).

Non so se la cosa vi risponda in qualche modo su chi io sia, sono un mezzo filo rosso di sicuro, spero di sì.

Cordiali saluti,

Carlo Di Giovanni

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Dalcapa ha votato il racconto

Esordiente

L'idea e lo stile sono interessanti... ma a volte manca coerenza (parentesi che compaiono e scompaiono) ed emerge la confusione... Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

Alla fine della lunga tirata quasi senza punteggiatura, non ho ben capito cosa hai voluto dire.Segnala il commento

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
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di Carlo Di Giovanni

Esordiente