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Romance

Lettere d'amore

Pubblicato il 13/02/2020

Tratto per metà da una storia vera e per metà da una fantasia. Purtroppo ho dovuto tagliarlo molto perché superava la lunghezza massima consentita. La versione integrale è leggibile qui: https://docs.google.com/document/d/1_d9vKTAyapvTVsvVMl0reI5NSn9t0rc-jB9jJ_OzFTE/edit?usp=sharing

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Il protagonista di questa storia, come di molte altre, è un ragazzo timido e schivo, ma molto romantico. Riusciva a vedere l’amore in tutto. Questo, però, era anche uno dei suoi difetti.

Accadde un giorno, mentre era sull’autobus che lo portava a scuola, che una bella ragazza si sedette accanto a lui, e subito cominciò a vagare con la fantasia.

“Si è seduta senza dire niente. Sembra molto timida. Sta guardando il mio quaderno di matematica? Magari le faccio una bella impressione, crederà che sia molto intelligente. La prossima volta che prendo il bus magari mi porto quel libro di Jung che ho a casa. Peccato che sia salita qui, devo scendere fra poco. Però la rivedrò sicuramente. Se le piaccio si siederà ancora accanto a me. Lo so bene, perché anch'io sono così. Ecco, la mia fermata.”

- Scusa, devo scendere.

- Sì.

“Mi ha risposto senza neanche guardarmi. Le piaccio per forza. Non ci si comporta così con qualcuno da cui non si è attratti. E si muove nervosamente, quasi goffa. Tranquilla, non mi dà fastidio. Anzi, mi piace molto. Spero di rivederti domani. Sei proprio bella.”

Pensò a lei qualche volta nel corso di quella giornata. La sua mente vagò assai di più la seguente mattina, mentre si apprestava a prendere l’autobus.

Mentre la stava aspettando, un insignificante e fastidioso essere umano, di certo non degno di prendere il posto di quella bellissima creatura, si affacciò.

- È libero?

- Sì.

“Non ho voglia di dire di no a chi mi chiede il posto. Però questa mattina non andrà sprecata. Devo vedere a che fermata sale, così le prossime volte tengo il posto occupato fino quando non arriva.”

Ma quel giorno non la vide.

“Forse ieri ha preso il mio bus per caso. Ma non può non prenderlo più. Sono sicuro di piacerle. Vorrà rivedermi. O potrei essermi sbagliato, ma non voglio neanche pensarci. La cosa più sensata è che abbia troppa paura di rivedermi, ma, se è così, ti prego, non farmi questo. Io voglio rivederti.”

Passarono altri giorni, e di lei ancora nessuna traccia.

“Incredibile come mi abbia stregato. Le è bastato sedersi accanto a me, senza dire niente, per farmi innamorare. Ha senso. Anche secondo Hesse in amore le parole sono di troppo. Ma come è riuscita a farmi questo e ad avere anche paura di incontrarmi ancora? Che sia una maledizione? Far innamorare la gente e non riuscire a farsi avanti per raggiungere qualcosa di più della fantasia. Forse ce l'ho io questa maledizione.”

Ogni mattina, ma anche ogni pomeriggio e sera, lui le pensava. E una sera, nel delirio della stanchezza, le scrisse una lettera.

“Se è come me, la apprezzerà sicuramente. Ai giorni d’oggi le lettere scritte a mano hanno smesso di essere usate, ma sono gli oggetti che più di tutti possono impregnarsi d’amore! L’apprezzerà sicuramente.”

Passarono altri giorni e di lei non c’era ancora traccia. Il nostro protagonista stava quasi per rinunciarle, quando finalmente la rivide. Lei gli si sedette accanto, senza dire niente.

“Lo sapevo! Grazie di essere tornata. Oggi dovrò darle quella lettera. Non so se ci riesco. Ma devo farlo! Chissà quando la rivedrò! Il nostro potrebbe essere l’amore del secolo. È una cosa che devo fare non per me, ma per lei e per tutta la razza umana. Per mantenere vivo l’amore nel mondo. Un compito del genere è in mano a gente come me e sono tenuto a portarlo avanti.”

E così pensando si trovò in un attimo alla propria fermata.

- Devo scendere.

- Sì.

“È come il primo giorno. Nervosa e goffa. Chissà come sarà dopo!”

Quando lei si rimise al suo posto, vide la lettera lasciatale sul sedile accanto.

Oltremodo titubante, l’aprì e la lesse:

‘Cara sconosciuta,

non ce la faccio a stare in pace con me stesso sapendo che non sto facendo la minima cosa per provare a conquistarti, e per questo scrivo questa lettera.

Volevo essere sicuro di aprirti il mio cuore, ma in mezzo alla rozza gente che c'è qui proprio non ce la facevo. Avrebbe rovinato l’atmosfera!

Voglio che tu abbia le mie parole con te, cosicché possano sempre farti compagnia.

Ho avuto l'impressione che tu fossi attratta da me. Ti dico subito che non devi vergognartene. Se ho ragione, sappi che provo lo stesso. Ho pensato a te dal primo giorno in cui ti ho vista. E non pensare che siano sentimenti insignificanti solo perché non ci conosciamo. Ciò non deve essere un limite all’amore, non deve esserci nessun limite!

È così romantico che due sconosciuti provino dei sentimenti talmente profondi l’uno per l’altra, ma anche così triste!

Perciò devo dirtelo. Perché le cose che restano soppresse non vanno da nessuna parte, come un fiore tenuto stretto da una mano che gli impedisce di sbocciare. Io non voglio che questo succeda a noi.

Se tu provi qualcosa per me, ti prego di dirmelo. Basterà una lettera, e io sarò felice.

Con amore,

il ragazzo dell’autobus.’

Il giorno seguente, la ragazza salì di nuovo, ma non si sedette accanto a lui. Però lasciò una lettera sul sedile.

Lui, impaziente, la lesse:

‘Caro sconosciuto,

come dice la parola, non ci conosciamo.

Per favore, lasciami in pace.

La ragazza dell’autobus.’

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Zeta Reader ha votato il racconto

Scrittore

divertente e ben scritto!Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore
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Ondina ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Jacopo C. ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

Scrittore

Le due lettere sono carine.Segnala il commento

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RoCarver ha votato il racconto

Esordiente

In effetti si era fatto un po' troppi viaggi eh... Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Barbara ha votato il racconto

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di OstrichDog

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