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Narrativa

Lezioni di Fisica

Pubblicato il 18/06/2021

Non avevo mai parlato della figura del nonno di Gloria, ecco un episodio.

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Andavo sempre a pescare al lago in estate, mi ci portava nonno Vanni. Ricordo che mamma non riuscisse a capire come potesse piacermi, non era un passatempo "da signorina". La realtà era che, nella mia noia di bambina, fossi alla costante ricerca di qualcosa di stabile a cui affidarmi. Sentivo di poter contare su nonno, sulle sue abitudini: erano ciò che di più certo avessi in quel momento, tra le crisi di mamma e i viaggi di papà. Quando salivamo sulla barca, quella che nonno chiamava Tender, mi piaceva sdraiarmi sugli assi in legno, con il naso puntato verso il cielo. Mi riempivo le narici dell'odore di acqua salmastra, degli stivali di gomma male odoranti, della cerata di nonno intrisa di umido. Mi dava sempre da mangiare qualcosa, di solito era un panino prosciutto e formaggio, di cui mi rubava sempre l'angolo. Diceva che ai pesci piacesse mangiare qualcosa di nuovo, e io, di rimando, mi chiedevo perché il nuovo dovesse proprio essere qualcosa di mio. Nel giro di poco mi ritrovavo a guardarlo storto, mentre puntava il cibo sull'amo. Anche lui mi lanciava delle occhiate, tratteneva il riso sotto i baffi. Vincevo sempre io, però. Mi accorgevo che avesse ceduto dal suo "E dai, non fare il muso a nonno...". Poi non resisteva, mi tirava a lui e mi stringeva tra le braccia, mentre si apprestava a lanciare l'amo. "E ora dobbiamo solo aspettare". Nell'attesa, tutta la fame passava. Veniva inghiottita da quei cerchi ipnotici che si creavano nell'acqua, a contatto con la nostra canna da pesca. Un giorno glielo chiesi, non riuscivo a capire da quale parte del fiume uscissero, come si creassero: volevo vederci chiaro.

«Non è l'acqua ad allontanarsi dal centro, lo sai? È la perturbazione che abbiamo creato a propagarsi verso l'esterno... vedi?» Mi aveva risposto, accorciando la lenza. Osservai i cerchi aprirsi di nuovo, poi scossi la testa, con aria confusa.

«A propagarsi?» Era una parola che non avevo mai sentito a scuola.

«Ad aprirsi verso l'esterno...»

A quel punto, tutto sembrò più chiaro.

«Come il vortice d'acqua di Sailor Mercury?» Chiesi di nuovo, con aria trionfante. Ero convinta fosse un buon esempio. Nonno sorrise: «Qualcosa di simile, - disse - le particelle di acqua collaborano, creano una perturbazione, e poi danno una scossa... così!» E mi fece tremare tutta, anche la barca subì lo scossone. Scoppiai a ridere divertita. Mi aveva incuriosita, volevo davvero saperne di più.

«E poi?»

«E poi quando hanno dato la scossa, ritornano al loro posto.» Rispose di rimando.

«E se le altre particelle non la sentono?»

«La scossa?»

«Sì, la scossa... come fanno a essere sicuri di averla sentita?»

Nonno sorrise alla mia domanda, non ne riuscii a capire il motivo. Mi accarezzò la nuca, mi diede un bacio.

«È qualcosa di reciproco, - rispose - è dato dal legame. È il legame che fa sentire la scossa.»

«Come il mio e il tuo?»

«Anche più forte.»

«Come me con la mia amica Sara?»

«Anche più forte.»

«Di più forte cosa c'è?»

Le teorie della Fisica hanno continuato ad attrarmi, negli anni. Anticamente il suo studio coincideva con quello della Filosofia della Natura. Questa verteva sull'osservazione sperimentale del fenomeno, associato a una riflessione filosofica. Spiegare la natura, o provarci, per lo meno, aiutava anche a descrivere i rapporti umani, in un certo senso. Solo più tardi studiai il significato di onda superficiale, a scuola. La teoria afferma che le onde superficiali si propaghino tra due fluidi con densità diverse, oscillando verticalmente: è questo che permette loro di espandersi in tutte le direzioni... questo prima di tornare alla stabilità iniziale. Era sempre il principio di legame, però, a non essermi chiaro: non riuscivo a spiegarmi come potesse essere così forte da provocare una scossa, così duttile da riportare stabilità.

Tu lo sai, mamma?

Potrei rispondere anche ora, mentre ti osservo guardare fuori dalla finestra. Hai un'aria assorta, confusa. Potrei raccontarti tutto di nuovo, saresti attratta come la prima volta, perché tanto non lo ricorderesti. Potrei parlarti della propagazione delle onde, di come tu riesca ad attraversarmi allo stesso modo, senza nemmeno tirare un sasso nell'acqua. Potrei raccontarti anche di nonno, di come mi piaceva vederlo ormeggiare, di come arricciassi il naso alla vista dei pesci che ti portava da cucinare. Potrei anche raccontarti di Christian, di quanto la canna la sappia usare bene, potrei dirti di quanto la scossa riesca a sentirla, ogni volta che mi parla, mi guarda. È il legame che fa sentire la scossa, di più forte cosa c'è? Vorrei dirtelo, ma non lo ricorderesti.

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Jacopo C. ha votato il racconto

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Bello molto, sia il ricordo del nonno( vorrei che le mie nipotine mi ricordassero cosi, visto che sono un fisico) che lo stile narrativo. Poi io sono un pescatore, ergo...Segnala il commento

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Filippo Vancini ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Che bello.Segnala il commento

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

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BravissimaSegnala il commento

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Cesarina Ansalone ha votato il racconto

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giumer1972 ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello.Segnala il commento

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Il puma del Sîambù ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Complimenti molto interessante!Segnala il commento

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ProfessionaL ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

Esordiente

bello 🌷Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Brava, come sempre. La fisica e la chimica dei rapporti, nel tuo stile peculiare.Segnala il commento

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occhineri ha votato il racconto

Esordiente

E i legami sono accumuli di energia... Molto originale il tuo modo di raccontare :)Segnala il commento

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Andrea Trofino ha votato il racconto

Esordiente

È il legame che ci fa sentire un nodo alla gola. Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

Esordiente

Devo dirti che mi piace molto il tuo modo di scrivere e raccontare e mi coinvolgono anche i tuoi personaggi. Complimenti Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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stefano querti ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Bello. Un bello scrivere della scoperta e della pena. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

davvero ben fatto. L' ultima scena, quella con la madre, è una bella metafora dei limiti delle scienze naturali nel descrivere e interpretare determinate esperienze umane. Il resto del racconto, al contrario, è uno sforzo, anch'esso metaforico, di cercare un legame fra il mondo umano e quello naturale. Almeno, io l' ho interpretato così. Segnala il commento

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di MMarianella

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