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Narrativa

Lividi

Di Sarah_8 - Editato da Sarah Bouchelaghem
Pubblicato il 21/09/2022

La realtà è una merda

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La realtà è una merda.

Questo pensava Loyd mentre le ruote della sua Tracy mangiavano l'asfalto a chissà quanti chilometri orari. Il cellulare squillò e rispose senza distogliere lo sguardo torvo dalla strada.

«Novità?».

Aveva la gola secca.

«Loyd...»

Strinse le labbra, allargando le mani sudate sul volante.

«Cazzo, aiutami. È mia figlia!».

«Jenna ti ha denunciato» Bon fece una pausa, come se potesse rendere la coltellata nello stomaco meno intensa. «Vieni a casa e cerchiamo una soluzione. Puoi avere i migliori avvocati, sono sicuro che-».

Loyd se fotteva di sapere di cosa fosse sicuro Bon e lanciò il cellulare fuori dal finestrino. Fuori, il sole stava calando troppo lentamente.

Parcheggiò Tracy nel vialetto fiorito e rimase a fissare la villetta dalle mura rosse con la bocca semiaperta e gli occhi stanchi. Insomma, quando era stata l’ultima volta che avevano passato il ringraziamento tutti insieme? Jenna non sapeva cucinare, faceva un tacchino veramente di merda, ma il ditino di Leila che lo rimproverava se diceva parolacce era più che abbastanza.

Si decise ad uscire dall’auto e in pochi passi raggiunse la pesante porta di ingresso.

I raggi del tramonto entravano obliqui nel grande salone vuoto.

Vuoto, come quando sette anni prima l’aveva visto per la prima volta, aveva Jenna per mano, le profumavano i capelli e lei non lo guardava ancora come se facesse schifo. Però quella volta pioveva, chissà perché.

Gli venne voglia di chiamarla e la mano scivolò nella tasca prima di ricordare che non ce l’aveva più, un cellulare.

Non aveva più niente.

Si avvicinò alla vetrata che dava sul cortile e fissò i fiori di Jenna. Provò ad immaginarsi la discussione.

«Sparisci così?».

Sarebbe rimasta in silenzio, sapendo quanto lo faceva incazzare.

«Non puoi portarti via Leila. È mia figlia».

«Adesso ti importa di averne una?»

«È l’unica cosa che ho» avrebbe urlato, perché quando discutevano finiva sempre così. «E tu lo sai, brutta troia, l’hai fatto apposta, non ti è mai andato giù che la mia vita funzionasse e la tua no. Quando mi hanno dato il ruolo in Jungle Road mi hai odiato!»

«Se ti fa piacere pensarlo».

Se la sentiva addosso, l’indifferenza alla sua reazione, e gli faceva ribollire il sangue come se quella conversazione stesse avvenendo sul serio.

Uscì dalla casa, scendendo i due gradini dell’ingresso e andando verso le rose fiorite. Ce n’erano così tante, Jenna le adorava.

Prese la pala poggiata al muretto e cominciò a scavare. Chissà se le sarebbero piaciute lo stesso strappate e piene di terra, perché aveva tutta l’intenzione di spedirgliele, guarda, stronza, guarda le tue rose adesso.

Mandò al diavolo un passante con il suo cane.

Chissà quanto tempo passò prima che le caricasse nel cofano di Tracy e si rimettesse alla guida. Finalmente il sole era quasi sparito.

Accelerò e schioccò il collo, la bocca in una smorfia strana.

All’improvviso, due fari bianchissimi lo accecarono e fece appena in tempo a sterzare. Il fuori divenne una tela di colori mischiati, sentì le ruote stridere, un clacson, e perse il baricentro del suo corpo.

Poi, il silenzio.

Con respiri pesanti e occhi stralunati si tirò su, ignorando la schiena scricchiolare.

Aprì la portiera e si poggiò sulle sue stesse ginocchia, le spalle ricurve.

Ai suoi piedi un ammasso di foglie, steli e rose. Ah, doveva essersi dimenticato il cofano aperto.

Jenna glielo diceva sempre di controllarsi quando era arrabbiato, perché se tutto ciò che ti circonda sfuma, allora è pericoloso.

Odiava quando lei lo definiva pericoloso, soprattutto sentendo quel tono accondiscendente, soprattutto quando lo faceva davanti a Leila.

Odiava anche quando aveva ragione.

Perché quella volta lui l’aveva picchiata e non se lo ricordava neanche bene.

Si chiese come mai fosse ancora vivo. Come rimediare.

Qualcosa gli fece alzare gli occhi. Era una figura lontana dai lampioni, ma aveva innegabilmente qualcosa in mano.

Flash.

L’indomani sarebbe stato su tutti i giornali. 

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