Tutta la città mormorava: - Non è possibile, i nostri pompieri sono il vanto della città! - diceva la Marisa, che non voleva proprio credere a ciò che suo marito, l'Osvaldo, le stava raccontando. Ma Osvaldo rincarò la dose: - Non volevo crederci neppure io! Hanno sempre dato prova di enorme coraggio e capacità! Bah... tempi "moderni", tempi bui, gli animi sono corrotti! -

- Chissà cosa ne pensa Don Carlo - sospirò Marisa scuotendo la testa sconsolata.

Don Carlo si trovava in grande agitazione. I fedeli chiedevano spiegazioni sulla corruzione dell'anima di quei bei giovanotti; marcantoni alti e con tutte le loro cosine al posto giusto! Cosa non stava funzionando? - La natura si ribella, dobbiamo pregare! 

Don Carlo aveva notato da tempo tutto quel via vai furtivo dalla caserma dei pompieri, ma ora che lo scandalo era scoppiato, non si poteva più nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi e far finta di non vedere. Occorreva capire chi fosse stato corrotto e chi erano i corruttori, bisognava portare la parola di Dio e la salvezza dell'anima. - tempi bui, tempi bui... - borbottò il vecchio parroco.

Enrico, il fornaio, spiegò al postino che molti gentiluomini intrattenevano rapporti troppo "intimi" con i pompieri. - Urningi! - rispose sprezzante il viril postino accarezzandosi la pancia prominente - sono ovunque! Ora attaccano anche il fulgore dei nostri pompieri! Robe da matti! -

Ed erano proprio "robe da matti"! Tutta colpa del Paolino, un prostituto imberbe che si vantò con i suoi colleghi i quali, rammaricati di non poter godere anch'essi dei benefici economici derivati da quel fiume di denaro che circolava in caserma e tra le mani del giovane Paolino, sparsero voci: 

- Indossano pellicce da signori, i vostri vigorosi pompieri! Portano alle dita brillocchi enormi! Spendono e spandono, si danno ai lussi alla faccia nostra, macchiando l'onore del Corpo e della nostra Milano!

Persino "Il corriere della Sera" riportava le curiose illazioni di un tal avvocato sulle cause della corruzione del Corpo dei Vigili del fuoco, dopo che "L'uomo di Pietra" aveva addirittura indicato tra i corruttori il figlio del sindaco. Quest'ultimo tornò dalla Sicilia apposta per schiaffeggiare il direttore del giornale satirico, ottenendo in cambio una denuncia per aggressione.

Successivamente, un avvocato fece il nome di un collega che, a suo dire, era coinvolto nella vicenda; i due, incontrandosi, prima si insultarono e poi vennero alle mani. Ma, santo cielo, erano gentiluomini! Risolsero di appianare il diverbio in duello, sfidandosi ad oltranza a colpi di fioretto alle prime luci dell'alba, presso San Siro. La tenzone si risolse in meno di un minuto: al primo assalto si ferirono entrambi contemporaneamente.

Le settimane passavano, ma lo scandalo non scemava: la gente voleva i nomi! Si mormorava che, con la sospensione dei 15 vigili corrotti, l'amministrazione comunale volesse coprire i corruttori, gentiluomini appartenenti a famiglie importanti.

L'opposizione contestò i licenziamenti facendo notare che la data della sospensione dei pompieri fosse precedente a quella dell'ordine di esonero.

Il popolo cominciò allora a difendere i pompieri, vittime deboli schiacciate da aristocratici viziosi e prepotenti.

Il sindaco, infine, si dimise e con lui anche il consiglio comunale, in segno di solidarietà.

Da quel momento, quasi per magia, lo scandalo dei pompieri non ebbe più spazio nelle cronache giornalistiche, tanto che un famoso studioso tedesco, riferendosi alla vicenda e confrontandola con gli scandali omosessuali occorsi in Gemania, riconobbe che "I giornali italiani hanno parlato in maniera delicata e discreta di questo scandalo. L'italiano ha più tatto del tedesco e sa conservare l'onore della nazione".