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Erotico

Broom Room

Pubblicato il 18/01/2021

A volte basta una targa sulla porta perché la fantasia inizi a vagare senza controllo. Questo limite dei 5000 caratteri sta diventando una piacevole sfida per riuscire a sfrondare di tutto il superfluo l'albero di racconti che nascevano ben più lunghi e articolati. Funziona?

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Se avessi dovuto pensare a un posto per i nostri amplessi clandestini sul lavoro, non sarei riuscito ad immaginare niente di più pratico e funzionale.

Il locale in cui si tengono i nostri incontri è un’intercapedine nascosta tra i bagni confinanti, donne e uomini, cui si accede – specularmente – attraverso una porta all’interno dell’ultimo cubicolo in cui sono allineati i servizi. In pratica, io entro nel bagno degli uomini, tu in quello delle donne, scegliamo entrambi l'ultimo della fila, la chiave apre la porta del locale segreto, ci troviamo nascosti e soli, a metà strada. 

Per scopare.

Poi, come se nulla fosse, torniamo nel vano toilette, richiudiamo il locale di servizio, ci ricomponiamo, uno scarico per giustificare di essere entrati e- ciascuno per la propria via- riprendiamo il lavoro.

Va avanti così da più di due anni. Nessuno vede nulla, nessuno sospetta alcunché.

Per il mio ruolo aziendale, sono l’unico ad avere le chiavi di quelle porte. Tutti credono che si tratti di uno stanzino delle scope, così - per scherzo - l'abbiamo ribattezzato la "Broom Room".

Lineamenti dolci, modi gentili, vestiti semplici, trucco leggero, un sorriso che inizia dagli occhi; ho avuto subito l'idea che ci fosse un'altra te, sotto la superfice, in attesa di sbocciare. Adesso sembri aver perso quell'aurea ingenua e pulita che è sempre stata la tua connotazione caratteristica, gli altri colleghi si sono accorti di te e hanno iniziato a guardarti in modo differente. Ma tu hai scelto proprio me.

Abbiamo iniziato con innocenti chiacchierate nella chat aziendale, via via più allusive, piccanti, a tratti sconce. La complicità si è fatta strada nei nostri sguardi, agli incroci in riunione, in ascensore o alla macchinetta del caffé, ma a lungo non è stata nient'altro che un gioco trasgressivo per ravvivare le giornate con qualcosa di divertente e intrigante.

Poi ho scoperto l’esistenza di quello stanzino. Ufficialmente l’adesivo sulla porta recita “locale tecnico”: ed effettivamente di tecnica ne abbiamo utilizzata un bel po’ per riuscire a prenderci in maniera sempre più sfrenata, nonostante lo spazio angusto.

Ricordo ancora bene la nostra “prima volta”. Mi avevi anticipato che ti saresti presentata l’indomani in ufficio in mini ed autoreggenti; poi mi avevi provocato scrivendomi che non eri certa di aver indossato anche l’intimo. Quello che certamente non sapevi è che, la sera prima, avevo già lasciato nel tuo cassetto una copia della chiave che apre lo stanzino dalla tua parte dei servizi. Allora ti ho invitata a portare in fondo la tua provocazione, prendere quella chiave, andare in bagno e spingerti in terra di nessuno e farmi controllare la tua possibile dimenticanza. 

Ho atteso trepidante il tuo arrivo, già eccitato dal solo fatto di trovarmi lì; secondi che sembravano interminabili, finché non ho sentito la porta aprirsi e - incerta nella penombra - ti ho vista apparire. Ti ho inchiodata al muro e lo abbiamo fatto in piedi senza neppure una parola, godendo silenziosamente l’uno nella bocca dell’altro.

Da allora è andata avanti così, in maniera sempre più intensa, quasi perversa; come quella volta che - quasi all’unisono - abbiamo abbandonato una riunione e, con uno sguardo di complice intesa, ci siamo ritrovati a ansimare a non più di cinque metri dal capo, prima di tornare tra i colleghi ignari, ancora bagnati l’uno dell’altro.

E’ capitato di trovarsi alle rispettive postazioni - dopo un orgasmo - e confessare all’altro di averne ancora voglia e così finire di nuovo insieme qualche minuto appresso. Rapporti consumati come reazione allo stress della giornata, amplessi rabbiosi per esorcizzare le risposte di un cliente, come liberazione da tutto il mondo intorno.

Il tuo modo di vestire si è adattato a questa nuova opportunità; hai iniziato a preferire le gonne ai pantaloni, le autoreggenti ai collant. Tutto è servito per agevolare le nostre tenere aggressioni, sfrontate, istintive, precarie, eppure così vere, autentiche, reali. Sfruttando una rientranza della parete è stato bello scoprire di poterti avere, piedi puntati contro la parete opposta,  avvolto da te con ogni muscolo teso in quello sforzo; e in tale posizione sono riuscito a prenderti in ogni modo, sospesa tra il mio sesso e il vuoto.

Ma l’abitubine vuole anche le sue piccole comodità. Così quando ho visto quel tavolino in formica inutilizzato, ho subito pensato che appoggiata o a sedere lì sopra ti saresti trovata all'altezza ideale per spingermi agevolemente dentro di te. 

Oggi però devo confessarti di aver condiviso, per la prima volta, il nostro stanzino delle scopate con un’altra persona: ho dovuto aprire al tecnico per la verifica periodica degli impianti.

Volevo anche dirti che mi è piaciuto ritrovare sul muro i segni lasciati dalle scarpe durante le tue rampicate di piacere e riconoscere, in controluce sul tavolo, l’impronta del tuo sedere.

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di MeAlCubo

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