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Fantastico

N6MAA10816

Pubblicato il 12/06/2022

Esercitazione. Da piccola mio padre mi raccontò di un prozio che un bel giorno ricomparve a casa dal nulla. Tornò a piedi dalla prigionia in Germania dopo sette anni. Tutti pensavano fosse morto. A me piace credere che abbia avuto un segreto ;-)

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Le mucche hanno smesso di muggire. Nasi sbuffano nella mangiatoia, l'erba appesa alle corna. Pisciano pisciate lunghe. Le pisciate schizzano sugli stinchi delle mucche vicine. Più partono dall'alto, più schizzano lontano.

Full, il mio cane mezzo lupo, appoggia il muso sul dorso di un piede, ad ogni battito di ciglia sembra sul punto di dormire. Il muro di mattoni mi intiepidisce la schiena. Scruto il cielo, non si sa mai. Mia madre dice di mettermi al riparo, quando vedo Pippo. Pippo è uno spitfire, passa quasi tutte le sere, lo riconosco dai cerchi sulle ali. Dopo di lui, quando fa buio, arriva un altro aereo e sgancia qualche cosa che schizza, come le pisciate delle mucche. Ieri uno spostamento d'aria mi ha balzato dal portico all'aia. Sono parecchi metri.

Che Pippo è uno spitfire me lo ha detto un soldato. Si chiama Leon, si ingozza quando mangia e beve molto vino. Lo abbiamo tenuto nascosto nel fienile per una settimana. Ho imparato molte cose da lui, anche non sa cosa sia l'italiano e ha la faccia da matto. Ci siamo capiti a gesti. Una notte Leon se n'è andato, almeno credo, perchè al mattino non c'era più. Mia madre ha giurato che Pippo è atterrato sull'aia ed ha riportato Leon a casa. Non credo possa fidarmi di lei. Quella notte un trambusto proveniente dal fienile ha spaventato le mucche e non assomigliava affatto al rombo di Pippo.

Dalla finestra aperta esce la voce di mia madre. Sa di prezzemolo, cipolla, e non so che altro.

« Cesareeee, è pronto.»

« Arrivo»

Full drizza la punta delle orecchie, guarda lontano, arriccia il muso. Al limite dell'aia avanza qualcosa, qualcuno. Sgrano gli occhi, li sfego con le dita che puzzano di cane, tiro su col naso e lo ripasso sul dorso di una mano. 

«Ma', sta arrivando qualcuno. Full! Buono, a cuccia.»

Full abbassa le orecchie e trotterella verso lo sconosciuto. Scodinzola.

«Full! Torna!»

Non mi ascolta. Cane disobbediente.

«Ma aa, c'è uno.»

Mia madre si affaccia sull'uscio.

«Che hai? Siamo a tavola. Lascia perdere quello stupido cane e lavati le mani.»

Alzo un braccio e punto l'indice verso l'uomo a mezza aia con Full che gli saltella intorno.

Mia madre stringe gli occhi.

«E' un vagabondo. Vieni subito in casa.»

«Ma...»

«Vieni subito in casa ho detto e dì a tuo padre di uscire.»

Sull'aia si muove un'ombra, il sole basso alle spalle, la faccia buia, i capelli chiari che brillano.

«Ma aa. Si avvicina.»

Mia madre struscia le ciabatte due passi in avanti.

«Sei tu?»

Gli occhi rimbalzano da mia madre allo sconosciuto e viceversa. Non capisco. Tu chi? 

«Mamma, chi è?»

Salta fuori mio padre dall'uscio con la doppietta, dà uno spintone con la spalla a mia madre.

«Che ci fai qui? Vattene straccione.»

L' uomo è sempre più vicino. Tiene qualcosa sottobraccio, una scatola di legno, pare.

Mio padre avanza con la doppietta spianata.

«Cesare vai in casa.»

«Ma papà.»

«Vai in casa ho detto.»

«Sono io! Lo zio Pino.»

Corro incontro allo sconosciuto. Sta accarezzando Full con una mano.

«Cesare?»

«Ciao zio.»

«Come sei cresciuto.»

Piega le ginocchia, appoggia la scatola di legno sull'aia. Sorride, mi scompiglia i capelli. Si rialza e indietreggia.

Indica con il mento la scatola a terra davanti ai miei piedi.

«Qui ci sono delle mentine per te.»

Prendo la scatola, sul coperchio sono incise lettere e numeri N6MAA10816. Apro.

C'è un vasetto di vetro con delle caramelle, un rasoio, un coltellino, un mozzicone di lapis, un foglio con su scritto qualcosa e una foto.

Un coltellino!

Mia madre fa qualche passo verso l'aia.

«Non toccare quel coltello. Fa vedere.»

Prende il foglio tra le mani e legge.

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:

navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione,

e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,

come lacrime nella pioggia.»

Guardo la foto. Riconosco lo zio Pino insieme ad altri soldati. Indossano una divisa strana, di una stoffa che non ho mai visto, dietro di loro si intravede un cartello, c'è scritto 'Nexus-6'.

Alzo lo sguardo. Lo zio è lontano, al bordo dell'aia. Dimena le braccia in alto, le incrocia sopra la testa, un segnale. Si volta un istante.

Da dietro un pioppo sbuca qualcuno. Leon? Un aereo che non è Pippo li porta via.


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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Brava, davvero. Che bella storia. Meno male che ogni tanto ci fai un regalo.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

BelloSegnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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Frato ha votato il racconto

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di Clarissa Kirk

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