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Narrativa

Loop

Pubblicato il 19/10/2020

Doppio sogno di un povero cristo in pieno "burn out"

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Mi sveglio ansimando. Le tonsille mi bruciano per ciò che poco prima sembrava un grido uscitomi involontariamente dalla gola, ma che si rivela essere solo un rantolo catarroso. Mi tocco la faccia scoprendo un filo di bava che mi cola dall’angolo della bocca e che ha bagnato anche il cuscino. La stanza è appena rischiarata dalla luminescenza verdina della radiosveglia. Le tre e dieci.

– Ancora un brutto sogno? – Mi chiede Myriam accarezzandomi la schiena.

Riesco a rispondere con un grugnito mentre cerco di calmare il respiro.

– Ti ho svegliata? – Le chiedo infine, rendendomi conto della banalità della mia domanda.

– Fa lo stesso… Te lo ricordi?

– Sì. Te ne parlo domani.

– Ormai ho perso il sonno. È sempre per il lavoro, vero?

Mi tiro su aggiustando alla bell’e meglio il guanciale contro la spalliera. La gatta, sorpresa da quell’inattesa chiacchierata notturna, si stira per bene e si accovaccia in fondo al letto.

– Ero in un supermercato, – le racconto, – c’era un sacco di gente che vagava in ogni direzione. Ognuno spingeva il proprio carrello davanti a sé. Anch’io ne avevo uno. Erano tutti vuoti. Sembrava di essere su una pista d’autoscontro. Giravano, giravano tutti… però nessuno si urtava.

– Mi sembra un dettaglio insignificante.

– Il dottore dice che devo raccontargli ogni minimo particolare perché anche quelli hanno importanza.

– Hai preso le gocce ieri sera?

– Adesso non mi fare la predica per le gocce! Vuoi che te lo racconti o no questo sogno?

Myriam si sistema su un lato voltandosi verso di me e mi sfiora la spalla con la mano. Quel tocco ravviva ancor più i miei ricordi.

– Ecco, mi ha toccato proprio così!

– Chi ti ha toccato?

– Era un uomo, uno spilungone con il viso allungato. Anche se la fisionomia era completamente diversa, io nel sogno sapevo che era il mio Capo.

– Come fai ad affermare che era lui?

– Non saprei dirtelo, ma era proprio il mio Capo. Allora mi sono voltato, l’ho guardato bene in faccia, voglio dire con l’intenzione d’affrontarlo e di dirgliene quattro. Sentivo d'avere un’espressione cattiva.

– E poi?

– Allora ho incominciato a urlare come un ossesso. Non dicevo niente di preciso, urlavo e basta. Anzi, ululavo. Dovevo avere un’aria spaventosa perché si sono fermati tutti. I carrelli non facevano più rumore e la gente mi osservava allibita. Il Capo mi fissava con un’espressione terrorizzata. Io puntavo il dito contro di lui, come ad accusarlo e per tenerlo a distanza, e continuavo a urlare. Lui ha indietreggiato. Poi è arrivata una guardia, forse un addetto alla sicurezza. Si è avvicinato dicendomi: “Si calmi, si calmi. Si sente bene?”

In quel momento lo spilungone ha voltato i tacchi ed è scappato. Allora il vigilante mi ha chiesto: “Insomma, che cos’è successo?”

Anche le persone intorno a me, ferme con i loro carrelli vuoti, si aspettavano una spiegazione. Io, con l’espressione più naturale del mondo, mi rivolgo alla folla e dichiaro con aria solenne: “L’abitudine ci rende prigionieri. Per sconfiggere i propri nemici bisogna essere imprevedibili”.

– Beh, mi sembra positivo. Forse incominci a reagire – commenta Myriam.

La gatta, definitivamente sveglia, ci rivolge un’occhiata contrariata e scende dal letto. Nell’oscurità saltella giù per la scala che porta al piano inferiore. La sentiamo fischiettare. Myriam ed io ci guardiamo. Da quando in qua i gatti fischiettano? Mi si rizzano i capelli in testa e guardo Myriam con aria atterrita. Di sotto c’è qualcuno!

Mi sveglio ansimando. 

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Stefano Santos ha votato il racconto

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Marco Carcereri ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Come sempre i commenti di Franco segnalano i punti deboli e di forza di un racconto. Condivido in pieno la sua analisi, e aggiungo che mi piace molto il tuo stile.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Bella storia: la parte migliore è il finale, secondo me, che si dipana in un crescendo di sorprese, con la gatta che fischietta - magistrale, a mio avviso, perché "spezza" il dialogo onirico che avevi con Myriam, aggiungendo nuovo sconcerto - e la (im)probabile presenza di uno sconosciuto in casa vostra. E poi ti svegli, improvvisamente, dopo aver "metasognato". Toglierei soltanto le prime due frasi, fino al "rantolo catarrroso" perchè non aggiungono niente, all'economia narrativa del racconto, allungandolo inutilmente. "Mi tocco la faccia con un filo di bava che mi cola dall'angolo della bocca, e che mi bagna anche il cuscino".... così entri subito in "medias res" , "agganciando" la storia, e il lettore, al volo. Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Flying_Dan ha votato il racconto

Esordiente

Interessante, non c’è nulla di più intimo delle nostre lenzuola, per non parlare poi dei sogni. Grazie!Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Un metasogno. In loop, come dici tu. Ben scritto, mi piace.Segnala il commento

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di aldoviano

Esordiente
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