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Narrativa

Luci telluriche

Pubblicato il 24/08/2019

Perché alle luci telluriche non segue il boato di un tuono?

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Stamattina mi ha svegliato un tuono in un orario in cui di solito d’estate c’è la luce. Esiste al mondo qualcosa di peggiore? Il lampo che apre un varco nelle tenebre per far spazio al ruggito celeste che di lì a poco esplode nella stanza e ti lascia lì nel letto, boccheggiante, mentre provi ad aggrapparti a qualsiasi cosa ma trovi solo coperte, nessuna mano, nessun altro torace che ansima spaventato. “Qualcuno mi ha sparato” pensi, “c’è qualcuno in casa e mi ha appena sparato”.

Quando il cuore ha smesso di battere al ritmo dei fulmini ho acceso la tv e mi sono messo a guardare un documentario sui terremoti. Ho scoperto che c’è un modo per prevederli – ora non ne ricordo esattamente il nome.

“Perché proprio i terremoti?” mi chiede Hanna.

Sugli altri canali davano, nell’ordine: una telenovela argentina, la replica di una partita tra due squadre di calcio sconosciute e la televendita di uno strumento che divarica le unghie incarnite. I terremoti alle cinque del mattino non mi sembravano poi tanto male.

“Oh, sì, mi sembra logico.”

Sai che ti dico? A volte devi ragionare come l’angelo della morte.

Nelle mie parole fluttua il suono del sonaglio di certi serpenti. Hanna mi guarda inclinando un po’ la testa, non capisce. Prima che me lo chieda come al solito, elaboro.

Spiego che a volte devi dare un ultimatum ed eliminare chi non lo rispetta, come l’angelo che inflisse la decima piaga d’Egitto a chiunque non avesse spalmato sangue di agnello sulla porta di casa.

“Non ti facevo un appassionato della Bibbia” dice Hanna.

Il fatto è che non lo sono.


Quando ancora stavo a Londra vivevo con un ragazzo berlinese che si portava a letto quattro uomini alla settimana e cambiava le lenzuola una volta ogni ciclo lunare. Lavorava nel dipartimento di sicurezza di una linea aerea, ma faceva il turno serale, quindi tornare a casa all’ora del Diavolo e vedersi con qualcuno fino all’alba non era un problema: avrebbe potuto dormire tutta la mattina, prima di tornare in aeroporto.

Le pareti della casa in cui stavamo tremavano come panna cotta quando sbatteva la porta d’entrata e di certo non erano brevettate per ovattare orgasmi. Un giorno incontrai il coinquilino in cucina e gli chiesi di smettere di scopare nel cuore della notte almeno nei giorni in cui dovevo svegliarmi presto per andare in università. Fece sì con la testa, mentre lasciava nel lavandino i piatti che avrei lavato io poco dopo, per evitare che rimanessero lì per il tempo necessario affinché la muffa nera li ricoprisse con i suoi ricami color macadam.

Sta’ a sentire, dico ad Hanna.

Trovai un’altra casa, ma prima di andarmene decisi che non potevo non fare nulla; la vita ogni tanto va spronata a fare meglio.

Sai cosa si dice delle cimici dei letti? Trovane una per trovarne un’armata.

Nonostante la devastazione che portano con sé, hanno un aspetto innocuo: sembrano semi di lino cui sono spuntate delle zampette. Trovai un sito internet che vendeva cimici vive; scoprii che certi bracchi possono essere addestrati a trovarle quando si è sicuri di averle in casa ma non si trova il nido, e su quel sito si potevano comprare a tale scopo. Gli uomini che erano entrati e usciti da quella stanza erano sufficienti a farmi pensare che, per scoprire che ero io il colpevole dell’infestazione, qualcuno avrebbe dovuto chiedere direttamente alle cimici.

Qualche mese dopo essermene andato, il dirimpettaio mi disse che il mio ex-coinquilino dovette bruciare diversi vestiti e andarsene di casa. Aggiunse poi che alcuni dei suoi amanti, dopo aver scambiato le punture di cimice per le tipiche pustole della malattia, cominciarono a dire in giro che aveva la sifilide.

Sentendolo dire quelle cose, per una volta mi sembrò che la vita scorresse tranquilla in un letto fluviale: niente argini sfondati o impetuosità, nessuno annegato.


Il segreto professionale dovrebbe impedire ad Hanna di divulgare questa storia.

“Hai finito?” mi chiede.

Non finirò mai – non finché non sarò nella fase dell’Accettazione; per ora mi crogiolo in quella del Vaneggiamento.


Luci telluriche – ecco come si chiamava l’unico evento, rarissimo, che può aiutare a prevedere un terremoto. Sono come lampi temporaleschi, ma a nessuno segue il boato di un tuono. Immagino che sia così perché, al contrario dei fulmini, le luci telluriche sono il presagio di un vero cataclisma.

Il loro è un silenzio di minaccia.

Per me le luci telluriche un suono ce l’hanno; è impercettibile e lo puoi sentire solo sdraiandoti in una vasca piena d’acqua tiepida. È il suono che riecheggia in una boccetta di ansiolitici vuota e quello di una testa che si immerge nell’acqua per l’ultima volta, senza vacillare, mentre due cuori – uno rassegnato, l’altro ancora ignaro del mondo – si assopiscono cullati da una nenia che li accompagnerà al di là del capolinea.

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Redazione Belleville ha votato il racconto

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Idea complessa, ma sviluppata con sobrietà. Bravo Davide, questo è il nuovo racconto “Scelto da Belleville”.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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leggimiunapoesia ha votato il racconto

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Allitterativo ha votato il racconto

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Arturo Fabra ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Rosnikant ha votato il racconto

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Come divagare lasciandoti incollato al testo! Molto bello. Segnala il commento

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Viola ha votato il racconto

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Nicolò ha votato il racconto

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Che meraviglia. Profondo, complesso, coinvolgente. Sarebbe bello dargli un seguito.Segnala il commento

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Antonella Di Fonso ha votato il racconto

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clickclickderk ha votato il racconto

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Id Est ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Ilariaor ha votato il racconto

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Bello.Segnala il commento

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Quanto mi fa piacere rileggerti. Sei bravo, davvero.Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Phi ha votato il racconto

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scivola via come una luce telluricaSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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BravoSegnala il commento

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Etis ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Debora Pezzetta ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Sobrio, elegante, determinato, esaustivo...Segnala il commento

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Hollyy ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Stile, soggetto, esposizione. C'è tutto. Complimenti.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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Editor

ecco cosa intendo per scrivere un racconto che non sia soltanto elogiarsi l'ombelico, o ballare il tip tap per far vedere che si è bravi.Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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di Davide Brioschi

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