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Autobiografia

Lucy in the sky with diamonds

Pubblicato il 15/01/2020

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Quella sera mia madre disse che avrebbe dato una notizia molto importante. Eravamo a cena dai nonni ed esattamente alla quarta portata,tra il manzo al forno e le patate condite con il limone, lei balzò in piedi sorridente. Tirò su uno dei calici che aveva riempito con dell’aranciata e cercò la nostra attenzione.

‹‹ Signori, c’è qualcosa di molto importante che ho da dirvi ››, esordì . Tutti i nostri occhi si catalizzarono su di lei.

‹‹ La famiglia si allarga, sta per arrivare un altro bebè ›› concluse, tenendo alto il bicchiere e portandosi una mano al grembo. La nonna immediatamente si alzò per abbracciarla , il nonno, intontito dalla gioia, si muoveva confuso verso la cucina alla ricerca di qualche bottiglia di spumante e mio padre raccoglieva, imbarazzato, gli abbracci di tutti. I miei occhi,invece, caddero immediatamente sul ventre di lei. Era ancora troppo piatto perché potesse vedersi quello che cullava e che stava per invadere il mio mondo. Lì dentro, nascosta sotto quella cintura in cuoio ricevuta a Natale, stava prendendo forma quella che avvertii, immediatamente, come una ingombrante intrusione. Inghiottii voracemente bocconi di carne con sugo di limone, senza mai distogliere lo sguardo da mio padre. Ne studiavo i movimenti, il tono della voce e la frequenza con la quale il suo sguardo si poggiava su di me. Volevo avere la certezza che l’intrusa non stesse già annientando il suo amore per me.

Intravidi gli occhi languidi di lui, mentre sorseggiava il caffè, parlando delle tutine che nel pomeriggio aveva comprato in centro, e compresi quanto la nuova presenza stesse già modificando la mia vita. Il perimetro d’amore che mi aveva contenuta fino ad allora si stava allargando, senza che io lo volessi, senza che io ne fossi realmente pronta.

Ero spaventata all’idea che la nuova forma che stava per assumere il cuore di mio padre non fosse in grado di contenerci entrambi. Quantificai mentalmente i danni che sarebbero potuti derivarmi dall'avere un fratello piuttosto che una sorella e , dopo l'ultimo sorso di lemon soda, conclusi che un maschio sarebbe stato l'ideale : io avrei avuto il mio mondo e lui il suo. Prima di tornare a casa, corsi all'altarino che mia nonna aveva in camera da letto  e l'odore di incenso mi sfondò le narici. Sapevo che tutto sarebbe dipeso dalla cicogna ma decisi che, se volevo agire in fretta, avrei dovuto appellarmi a qualcuno di più potente di un semplice pennuto che trascina bambini da una parte del mondo all’altra ed allora,senza pensarci,mi inginocchiai per pregare.

‹‹ Ti prego, fa che nasca maschio. Ti prego, ti prego ›› , implorai più volte sotto voce.

Nove mesi dopo nacque Lucia.

La mattina in cui la vidi per la prima volta, realizzai che non c'erano più possibilità che tutto quello fosse un incubo : l’intrusa aveva accorciato le distanze verso di me e mentre inzuppavo i biscotti alla cannella nel latte caldo, mia madre avvicinava un port enfant con delle decorazioni a forma di piccoli diamanti colorati che si intrecciavano l'un l'altro.

Intravidi un tenero sorriso di lei, che sapeva di tentativo di riconquistare la mia attenzione. Il carrozzino procedeva lentamente verso me, ne avvertivo la presenza come un’entità ingombrante,pur non guardandolo mai. Sentivo, inspiegabilmente, il cuore arrivarmi in gola e le tempie pulsare con un ritmo confuso. Quando il passeggino terminò la sua marcia verso un armistizio e si fermò davanti a me, non riuscivo a controllare la curiosità di guardarci dentro. Una strana forza attraeva il mio sguardo. Sotto un lenzuolo bianco coi ricami lilla ai lati, scorsi di sbieco un viso paffuto e roseo.

‹‹ Lei è Lucia, la tua sorellina›› , la mano di mia madre scostò dolcemente il lenzuolo ed io finalmente guardai senza barriere. Fu in quel preciso istante che un paio di grandi occhi azzurri mi arrivarono diritti al petto, sfondandolo. La rete di cristallo nella quale avevo tentato di ibernare i miei sensi fino a pochi minuti prima, andò miseramente in mille pezzi. Non c'erano più dubbi:  il ritmo che, contro la mia volontà, teneva in ostaggio le mie tempie mi stava suggerendo, a gran voce, che un amore indecifrabile era appena nato.


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Franz De Marenziana ha votato il racconto

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Ottima scritturaSegnala il commento

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Philostrato ha votato il racconto

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mi ha ricordato tantissimo Senti chi parla 2! Mai visto? Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Scritto con Il tono giusto. Brava!Segnala il commento

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Ondina ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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esteban espiga ha votato il racconto

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descrivi bene un conflitto comune a molti bambini primogeniti. non sempre si risolve così velocemente. c'è qualche "sfondare" di troppo.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Scritto impeccabilmente, sei riuscita a trasmettere i tuoi sentimenti di ostilità in maniera efficace e poi, alla fine, la resa. Bellissimo!Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Alla luce dei Beatles non si sbaglia mai.Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Raro caso di un racconto scritto bene, per 9/10, escluse le prime quattro righe. Bello anche il titolo, pur se "Main stream"...Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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di Ingrid

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