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Narrativa

Luigino

Di Adriana Giotti - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 15/03/2021

Leggi la vita sui palmi delle mani, leggila nei segni che restano sulla carne. Ma raccontala come la più bella delle vittorie.

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Da bambina dormivo nel letto con i miei genitori. Mi piaceva il calore dei loro corpi, mi sentivo privilegiata rispetto ai miei fratelli che dormivano nei loro lettini. Tuttavia, a due anni nel lettone ero costretta ogni giorno a starci per ore, con la testa sollevata da due cuscini e un ago infilato nella coscia. Ero sempre stata gracile e inappetente, ma il mio colorito verdognolo, i dolori addominali e una febbre che mi divorava le forze, non avevano lasciato dubbi al nostro pediatra: avevo contratto l’epatite virale. Io non capivo perché il dottore Castro, fosse tanto adirato con me. Era vero che durante l’ultima visita avevo vomitato sui suoi pantaloni e il tappeto, ma non l’avevo fatto apposta, e lui invece continuava a punirmi e a usare il mio corpo come puntaspilli. Andavamo spesso al suo studio, perché c’era sempre qualcuno di noi piccoli bisognoso di cure. Mi ero convinta che forse il dottore era irritato con me perché accettavo le caramelle che l’infermiera ci offriva. Non sapevo fare i conti, ma capivo che il risultato di due caramelle a testa per sei bambini equivaleva allo svuotamento del cestino. Così ero decisa a dimostrare al medico quanto fossi giudiziosa: avrei rifiutato quei deliziosi dolcetti.

Quella rinuncia mi faceva più male delle punture, ma era niente rispetto allo sdegno che mi aveva assalita quando il dottore Castro aveva prescritto una serie di fleboclisi. Sapevo che cos’erano, avevo già osservato tante volte mio padre mentre tastava le vene di mia madre, poi spingeva il pungiglione metallico che spariva dentro la carne. Tuttavia, poiché le mie cosce erano devastate da una recente ustione, mio padre aveva deciso che Luigino, un infermiere che arrotondava la pensione prestando cure domiciliari, si sarebbe preso cura di me.

Ogni giorno sussultavo all’ingresso di quell’ometto che camminava come se i piedi diventassero sempre più pesanti, davanti alla bambina che lo accoglieva con un sorriso rassegnato e gli occhi sgranati dalla paura.

Luigino era un uomo esile e, come mio padre, aveva la pelle nivea, gli occhi azzurri e la fossetta sul mento. Ma le sue mani erano sempre linde, le unghie curate e il viso, sbarbato di fresco, lasciava una scia di fragranza agrumata. Mi carezzava la nuca mentre mi accompagnava sul letto dei miei genitori. Io mi stendevo, e il volto di Luigino si liquefaceva tra le lacrime che non volevano saperne di stare nascoste. Sentivo il suo alito fresco che soffiava sul mio viso: “Finiamo presto piccirè. Va bene?” Con una pinzetta sollevava le bande, ripuliva la pelle ustionata, mentre io mordevo il cuscino per frenare i singhiozzi e le urla. Alla fine, spalmava una pomata maleodorante e ricopriva le ferite con bende pulite. Il dolore mi lasciava in uno stato di torpore, e la voce di mia madre arrivava a tratti mentre raccontava per l’ennesima volta l’accaduto.

Eravamo in soggiorno. Il tavolo era rivestito da una vecchia coperta militare e un lenzuolo, maculato qua e là da bruciature. Seduta su una seggiolina di legno, osservavo mia madre che stirava e ripetevo i gesti con il mio ferro di plastica. Appoggiavo i fazzoletti e i panni da spolvero sulle gambe e cianciavo di mariti pigri e bambini sporcaccioni. I richiami della signora Eleonora, la vicina del primo piano, avevano costretto mia madre ad interrompere le nostre faccende. Aveva appoggiato il ferro da stiro sul supporto di pietra e si era diretta verso il balcone. Sapevo che non sarebbe tornata presto, perché la signora Eleonora amava chiacchierare e ci metteva mezza giornata per chiedere in prestito un po’ di zucchero. Le sentivo parlare mentre in punta di piedi afferravo il ferro. Non mi aspettavo fosse così caldo e pesante. Mi ero seduta sulla seggiola, avevo appoggiato un fazzoletto sulle gambe e poi il ferro rovente. Il dolore era arrivato qualche secondo dopo la paura, ma era così intenso, che mi aveva catapultato nel nulla.

Luigino mi tastava le gambe in cerca di una vena, poi trafiggeva la carne e bloccava l’ago con un pezzo di nastro adesivo. Io restavo per ore a guardare il flacone che si svuotava. Un giorno gli avevo chiesto perché non potessi bere quel liquido come tutti. Luigino mi aveva guardato, si era girato verso mia madre. Mi ero accorta che stentavano a trattenere una risata, e tra i singhiozzi avevo urlato che non era vero che faceva in fretta e che non gli avevo fatto nulla di male. Il giorno dopo Luigino si era presentato con un album e una scatoletta di colori a matita. Io avevo ringraziato, ma temendo che facesse la spia col dottore Castro, avevo deciso di non dire più nulla che potesse offenderlo. Temevo Luigino, ma non potevo non volergli bene, perché quando mi accarezzava la coscia gonfia e indolenzita, mi guardava con gli occhi celesti come quelli di mio padre, ma con uno sguardo che non vedevo altrove. Non capivo perché mia madre gli permettesse di farmi male, né di cosa mi puniva quell’ometto piccolo, le cui carezze e sorrisi mi confondevano più dei ceffoni.


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Curly hair in wonderland ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Eppure c’era...una seconda versione, intendo, ma non sono arrivata in tempo. Mi accontenterò di questa, peraltro molto bella e ben costruita come tu sai fare. Arrivano intatte le sensazioni e le paure di quella bambina e la rassegnazione al dolore, pur non riuscendo a comprenderlo. Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Bello davvero, ma forse meriterebbe una seconda versione meno spontanea e più elaborata (scherzo, ma mi dovrò pur vendicare della scomparsa, con la seconda versione, del mio suggestivo commento :-) ).Segnala il commento

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bambi ha votato il racconto

Esordiente

Questa versione è quella che preferisco, per come è scritta segue più il ricordo di bambina e mi pare più credibile. È scritto molto bene, ho immaginato proprio tutto! Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Bella, nitida e intensa. L'infanzia getta una forte luce di meraviglia e innocenza che disattiva il dramma della malattia.Segnala il commento

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Howl ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Di una chiarezza, umanità e dolcezza uniche. Raccontare l'infanzia così, con questi occhi e questa sincerità mi ha emozionato e commosso. So che è un ricordo doloroso, ma emerge anche tutta la passione e la bontà che ti riconosco, qui come altrove. Gli occhi della bambina che sei stata non li hai mai persi. Grazie, davvero... Segnala il commento

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mariomonfrecola ha votato il racconto

Esordiente

Ritorno su typee.it per leggere i tuoi racconti (e di pochi altri) e anche questa volta, Adriana, ti lascio i miei complimenti. Racconto sospeso tra ricordi d'infanzia e inevitabili dolori della vita, E quel finale aperto colpisce, lascia percepire ma non spiega tutto aprendo il campo all'immaginazione. Mi piace. Brava davvero :-)Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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[K] ha votato il racconto

Esordiente
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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente

Bello per argomento, modo di raccontare, e punto di vista.Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente
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Emil M. ha votato il racconto

Esordiente
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Tiziano Legati ha votato il racconto

Esordiente

Mi ha riportato alla mente un ricordo della mia infanzia, maledetto dentista dei bambini. Complimenti.Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Il dolore e lo stordimento dell'infanzia... che spesso è muto e stupito, e trova le parole per esprimersi soltanto molti anni dopo. Nel frattempo ci rimane dentro, come una cicatrice dolorante, in atttesa di potersi esprimere. Doloroso, dolorante e memore della propria origine. Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

Beata innocenza che fu e che si trasforma per portarci quiSegnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

quanti pensieri nella testa di un bambino, paure sensi di colpa incomprensioni, e la voglia di essere già grande...Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Un altro bellissimo capitolo del libro che verrà... Se il mondo girasse nella maniera giusta lo avrei già sul comodino !!! Complimenti Adriana!Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Enrico R. ha votato il racconto

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emmebelloc ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Il ricordo di una esperienza dolorosa accorcia il tempo trascorso, in una sorta di teoria della relatività, e ce lo propone più vivo e attuale che mai. Con il tuo stile pacato, con l'autenticità che ti contraddistingue, ci fai parte di un momento doloroso dell'infanzia. Un altro dei tuoi doniSegnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Ti prendi cura dell’infanzia ma credo anche che tu non l’abbia mai dimenticata, e per questo la sai raccontare con tanta sensibilità. Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto di coraggio e paura, nel tuo stile ineccepibile. Vedere il mondo dalla parte dei bambini, saperlo raccontare, è bellissimo.Segnala il commento

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carlomariavadim ha votato il racconto

Esordiente

Eh, Adriana, che bello! Grazie per il regalo che ci fai.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

è bellissimo Segnala il commento

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Il Faro ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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AliceBoscariol ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Esordiente

Bello, fa parte di qualcosa di più esteso?Segnala il commento

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Sonia A. ha votato il racconto

Esordiente
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Isabella☆ ha votato il racconto

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di Adriana Giotti

Scrittore
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