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Narrativa

Magari torna

Pubblicato il 12/05/2020

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Che a me poi mi dispiaceva se moriva da sola, tutta abbrusciacchiata, o magari bollita senz’aria. Forse si sentiva sola, o forse se la stava facendo sotto. Io ci avevo provato a sentire se il cuore batteva, ma bisognava essere veloci come un razzo e con le dita fermissime, sennò ciao. Me lo diceva sempre, Gèk. Bella forza, lui là in mezzo c’era nato, chissà quante ne aveva avute.

La mia però era bellissima, tutta verde con le macchioline scure e pure un pò di azzurro sotto la testa.

Stavo a fissare la lucertola nel barattolo quando è arrivato mio padre con le due lenze. Mi ha detto di spicciarmi, che c’era da andare. Ma io voglia non ne avevo, e poi faceva un caldo.

Sono andato in cucina per raccogliere le pastelle, che di solito la domenica è la mamma che le prepara e le mette nella scatola con gli ami. Ma non c’era un bel niente ed era tutto spento. Forse perché non era domenica.

Volevo andare da mia madre e chiederle delle pastelle, ma papà s’è messo di traverso.

«No, Tonì, ce la facciamo da soli la pastella, che la mamma è stanca»

Allora ho preso un pezzo di pane secco, me lo sono ficcato in tasca e sono tornato al muretto dietro casa. La lucertola non s’era mossa di un pelo, pareva imbalsamata come al museo. Ho disteso il barattolo nella terra, all’ombra, così non moriva nessuno, e me ne sono sceso a mare con mio padre.

Ma alla lucertola ci ho pensato per tutto il tempo.

Mi chiedevo se mangiano pastella, le lucertole. Che se i cefali non abboccavano, stavolta, a lei gliene potevo dare quante ne voleva, di pastelle, e magari diventavamo amici e non c’era più bisogno del barattolo.

Però a Gèk non glielo dovevo dire. Gèk alle lucertole gli taglia la coda, e a me la mia piaceva così com’era, tutta intera.

«Scimunito, guarda che poi gli ricresce!»

«Come no!»

«Ti giuro che gli ricresce, non mi credi? Vuoi vedere?»

«Dici solo fesserie…»

«E la coda resta viva pure dopo, la vuoi vedere?»

«Manco morto!»

Veramente io un poco la volevo vedere, la coda che rimaneva viva. Ma poi sicuro sicuro che gli ricresceva? A me Gèk mi faceva simpatia, però un giorno mi pareva grande, e un altro giorno mi pareva mio cugino Geremìa, che pure il nome piccolo aveva.

Il mare comunque non era cosa, quel giorno, perché nemmeno a mio padre giravano i cefali, e lui sbuffava ogni due minuti. Ogni tanto guardavo la scatola e mi pareva che le pastelle stavano evaporando, con quel caldo. Altro che pesci! Che poi che ci dovevamo fare, con i cefali, se ogni volta mia madre li buttava nel secchio dell’immondizia e mio padre poi li cercava per cena e tutti e due passavano la sera a dannarsi? Ma forse è così che funziona la storia dei pesci, che è tutto un acchiappa e scappa pure fuori dall’acqua.

Io la mia lucertola me la volevo tenere, ma con tutta la coda. Come Lizard. Lizard fa una paura, ma è il mio cattivo preferito perché ha la coda ed è verde.

Magari, se avanzava abbastanza pastella, la coda si poteva allungare ancora di più. E a settembre la lucertola era cresciuta e me la potevo portare pure a scuola, nella scatola degli ami, che ha i buchi per l’aria. Me l’immagino Carolina, con una lucertola sul banco!

Io non ne potevo più di infilare pastelle e lanciare lenze, ma non si poteva piantare tutto e tornare a casa? Dovevo fare un mucchio di cose, dovevo raccogliere le pastelle, trovare una tana vicino al mio letto, strappare qualche foglia, trovare una vaschetta per l’acqua, e il sole stava già tramontando, e mio padre era scuro come la pece perché di cefali non ne era venuto su neanche mezzo e la mamma sarebbe stata contenta e avrebbe riso tutta la sera e magari avremmo giocato tutti con la mia lucertola.

Quando siamo tornati mi sono fiondato al muretto: il barattolo era nello stesso posto dove lo avevo nascosto, ma dentro c’erano soltanto tre formiche minuscole che andavano su e giù e parevano impazzite. Ma non lo vedete che si può uscire? Ah, non lo vedete? Gliel’ho proprio urlato a quelle sceme, perché devono essere sceme forte le formiche se non ce la fanno a passare dallo stesso buco delle lucertole.

La luce spenta della cucina io neanche l’ho vista. E nemmeno le scarpe della mamma sul davanzale della finestra, ho visto. Le ho viste dopo, quando è arrivata la polizia e la zia Piera mi ha fatto aspettare in terrazza, ed è entrata in casa per prendere le mie cose, lo spazzolino e lo zaino dei libri. Quando eravamo già al cancello però ho fatto una corsa, e sono tornato al muretto. Il barattolo me lo sono ripreso. Magari dentro ci metto delle pastelle, domani. Magari torna.

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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La realtà vista e narrata da un bambino. Non è facile, ma tu ci sei riuscita. Segnala il commento

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Paolo Napol ha votato il racconto

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Mi ha riportato per molti passaggi al me bambino. Magari torna. Complimenti!Segnala il commento

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

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Lo sguardo leggero del bambino sull’ abisso è commovente. Molto bello.Segnala il commento

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Rossana07 ha votato il racconto

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nadelwrites ha votato il racconto

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Paolo Santaniello ha votato il racconto

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Bennuzza74 ha votato il racconto

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Bruno Leri ha votato il racconto

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Bellissimo racconto e bellissimo lo stile con cui lo hai scritto! Non vedo l'ora di leggere i tuoi altri racconti :) Segnala il commento

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AdeleArt ha votato il racconto

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LadyEffe ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Era nell’aria, si presagiva questo finale che però tu, abilmente, hai quasi scansato, proprio come farebbe un bambino, davanti all’enormità degli eventi. BravissimaSegnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Helena ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Una narrazione spigliata come la parlantina dei fanciulli. Complimenti!!!Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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blu ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Piaciuto molto. Perfetto, lo sguardo del bambino.Segnala il commento

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di fedigloria

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