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Narrativa

MAGAZZINI “PARADISE”

Pubblicato il 29/07/2020

Scritto il 1° maggio 2020. Lo spaccato di un piccolo mondo in cui gli ultimi resistono tra sogni e ingenuità.

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«Senti, a-amico, ti dico che questa idea funziona. Funziona per davvero!»

«Concentrati, Frankie.»

«Devi solo connetterti, a-amico, capisci? Farti entrare in quella testa il concetto, la visione più grande.»

L’uomo gracchiò, emettendo un verso simile a un forte russo. Quindi, si pulì il naso con la manica della camicia.

«A me basta che tu fai entrare quelle scatole al posto giusto, Frankie. - rispose l’altro, tirandosi dietro il carrello ricolmo di grossi pacchi colorati - Non voglio che il caporeparto mi strigli un’altra volta perché lavori di merda.»

Quello, allora, riprese a spingere con aria sognante. Quando camminava così, Johnny trovava che avesse davvero un’aria fessa.

«Il fatto è che non ci sei dentro, non capisci, a-amico. - insistette Frankie, appoggiando i gomiti al manubrio - Stiamo parlando di una storia con i fiocchi, comprendes

«Il fatto è che del tuo stupido libro interessa solo a te, e a me che ti sto a sentire. - sbottò Johnny - Per la miseria, se fai cadere un’altra scatola, ti spacco la testa.»

«Già lo vedo sugli scaffali, con la mia bella faccia spiaccicata in vetrina.»

«Seee. Io credo, invece, faresti meglio a concentrarti su queste fottute scatole di scarpe. È questa la vita vera, Frankie.»

Johnny scosse tristemente la pelata, facendo ballare il caschetto troppo largo. Il sudore gli colò sugli occhi, che bruciarono come se ci avesse strizzato sopra un limone. Rallentò, ma Frankie non parve accorgersene e proseguì con la sua solita aria citrulla.

«Ma tu ti stai perdendo, a-amico, non vedi il progetto.»

«Io mi accontento di vedere i conti delle bollette a fine mese, e forse dovresti cominciare a farlo anche tu.»

«Sei troppo a terra, a-amico. È perché non sogni più. Hai bisogno di più storie nella tua vita.»

«Mi sono fatto bastare quelle della mia ex moglie. Si è data parecchio da fare. - tagliò corto Johnny, afferrando una scatola e posizionandola tra gli altri mocassini “The Boar”, ultralight, numero 44 - E comunque non capisco questa fissa. Perché diamine vuoi fare lo scrittore?»

«È un’arte, a-amico, una grande arte, la mia espressione...e poi le donne, a-amico, oh le donne: quelle vanno matte per gli scrittori.»

«Mi dispiace, Frankie, ma credo che, con la faccia che ti ritrovi, una femmina non ti vorrebbe nemmeno se fossi Stephen King. Cristo Santo, hai sbagliato ancora posto. Vuoi concentrarti un po’?»

Johnny prese la scatola e la piazzò dove doveva stare. Quindi, afferrò di nuovo la sua estremità del carrello e riprese ad avanzare. La prima fila era andata.

«Scusa, a-amico, ma non riesco a smettere, capisci? È tutta questa fottuta storia che mi sta facendo frizzare il cervello» si giustificò Frankie, cacciando subito un altro scaracchio.

«Cerca di calmarti, allora. - protestò Johnny - Dannazione, sto lavorando solo io qui dentro. E, in ogni caso, dovresti sapere che oggi con le donne funzionano meglio Youtube, i programmi di cucina e, quando proprio tira storta, uno o due tatuaggi in faccia.»

«Fanculo ai tatuaggi, a-amico, io sto parlando di un libro, un libro vero. Una storia con tutti i crismi che mi porterà fuori, a-amico, lontano da questo buco pieno di merda.»

Johnny scosse la testa. Afferrò una scatola contenente un paio di scarponcini di cuoio della sua misura. Quanto avrebbe voluto delle scarpe del genere. Ci sarebbe andato anche a ballare e allora, forse, una di quelle belle donzelle che lavoravano da Kenny gli avrebbe portato da bere, e magari si sarebbe fermata a fare quattro chiacchiere. Ma centottanta dollari era un prezzo dannatamente fuori dal tiro.

«Abbassa l’asta, Frankie. - concluse, riponendo gli scarponcini al loro posto - Non è così facile. Alla meglio dovrai accontentarti di pubblicare su qualche social o rifilare i tuoi soldi a una di quelle agenzie letterarie che ingrassano sui sogni della gente.»

«Questo è un discorso da perdente, a-amico.»

«Magari, Frankie, magari.»

«Io, però, non sono un perdente, a-amico. Lo vedo chiaro. Ha tutta una sua forma.»

«Porca puttana, Frankie, ti giuro che, se non la finisci di mettere la roba a casaccio, ti faccio vedere la forma del mio pugno, dritta sul naso.»

L’uomo gracchiò di nuovo, puntando i suoi lacrimosi occhi blu verso i muri di scaffali, stretti come la pancia di un enorme serpente.

«E vuoi sapere il finale, a-amico?»

Johnny afferrò una scatola, la pesò tra le grosse mani e valutò quanto mancava ancora alla fine del turno. Minuti o secoli non avrebbe fatto, poi, una grande differenza. Quindi, mormorò:

«No…altrimenti che gusto ci provo a leggerlo?»

Un lampo di luce attraversò il volto di Frankie, veloce come la manica della camicia che gli passava sopra la punta del naso.

«Allora, lo leggerai?»

Johnny sorrise, mesto. Incastrò al loro posto degli orribili sandali da spiaggia e borbottò:

«Lo faccio sempre, Frankie, da dieci fottutissimi anni.»

«Ma questo è davvero, davvero, davvero buono, a-amico.»

«Lo so, Frankie, lo so…»

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Violeta ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Raffocinematic ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Mi è piaciuto, anche se più che un racconto l'ho letto come una sorta di piece teatrale, visti i dialoghi intensi che sono poi l'ossatura principale del brano. Segnala il commento

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Marco Verteramo ha votato il racconto

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Esteban docet. Mi torna Post OfficeSegnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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Forse non brilla per originalità, concordo con Esteban, però è onesto. A me è piaciuto. I dialoghi sono credibili. Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
Editor

rifarsi a voce, stile e immaginario di Bukowski è una malattia maledettamente troppo diffusa. se ne abusa senza vergogna, col risultato che troppi si appiattiscono sugli stilemi del vecchio Hank, senza averne potenza, genio ed esperienza. io vorrei carne viva e originale negli scritti che mi passano sotto al naso, non un'edizione cartacea di "Tale e quale show". il tuo racconto fila, anche se data l'ispirazione chinaskiana i troppi riferimenti a un'attualità giovanilistica (youtube, social) ne sgonfiano l'atmosfera.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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di Massimiliano Drigo

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