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Narrativa

Mala

Di Fiorenzo - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 18/11/2019

"la gente ha scoperto da dove vieni e il male dire da sussurro si farà frastuono"

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13 Voti

Zitta amore ora, che nonna deve raccontare. Di tua zia Zolàn, che tre volte fece ridere la morte, e di nonno Arbil, tanto maschio da accaldare le giumente e che impregnò tua nonna Beresh a distanza, la notte che gli ungheresi lo presero. E poi dei tuoi antenati fino al primo di noi: non serbiamo ricordi dei morti - i morti stanno e i vivi vanno – ma di lui abbiamo ancora un dito sotto spirito che ci indica la via. E’ lassù nella credenza, quando sarai grande te lo mostrerò. Siamo zingari.

Ma prima ti dirò di tua madre. Non voglio però che la sua sorte ti si attacchi addosso, ti racconterò di lei ora che sei troppo piccola per capire. Avrai tempo più in là per chiedermi, ho letto nelle foglie che ci faremo compagnia negli anni, io appassendo e tu fiorendo.

Mala si chiama – o chiamava? lo saprò da lei quando mi apparirà in sogno -, figlia di cento lire in un angolo buio. Un giorno, avrà avuto sedici anni, era irrequieta e le feci le carte: corri figlia mia, le dissi, vai alla piazza del mercato che ci troverai l’amore. Ma lei corse spaventata dalla parte opposta, alla stazione, e si sedette ad aspettare che il destino andasse via. E mentre era lì, seduta dritta e seria in attesa di perdere quel treno, presa dalla noia rubò dalla borsa del ragazzo vicino a lei; si trovò in mano un libro e non seppe che farsene. Il ragazzo alzò lo sguardo, le sorrise e le disse che anche lui aveva quel libro: le piaceva leggere? Lui era lì ad aspettare il tram, doveva andare al mercato ma aveva fatto tardi. Mala capì e frugò con gli occhi il ragazzo dalla testa ai piedi: era stata sfortunata forse, il destino le aveva appioppato un gagè. Ma questo, pensò aggrottando la fronte, non le doveva impedirle di essere felice. Si alzò e confuse il ragazzo dicendogli che no, non sapeva leggere, ma glielo avrebbe insegnato lui. Quella sera stessa lei gli fece l’amore, perché non c’era motivo di tenersi un ragazzo non svezzato alla vita.

Ci portò Libero, così si chiamava il ragazzo, che da noi trovò musica, danze e bevute che tanto piacquero al suo carattere allegro. Ci volle bene, e noi a lui, ma un giorno volle spiegare ad alcuni di noi della terra, delle nuvole e di come si forma la pioggia, gettandoli nella costernazione. Il giorno dopo parlò della notte e del giorno, e di come si creano, facendo scappare le donne; e quando provò a parlarci di noi zingari e di dove veniva il nostro popolo, gli uomini esasperati misero mano ai coltelli. Mi intromisi e tirai via il ragazzo. Figlio mio, gli dissi, tu non puoi fare così, buttare senza motivo addosso alla gente il mondo: e che se ne farebbero poi? Vogliamo vivere felici, ignari di tutto se non di noi. Va’ ora, gli dissi, torna tutte le volte che vuoi e sarai accolto come un figlio, a far baldoria e cantare, ma non puoi stare più qui.

Se ne andò e portò Mala con sé nella sua casa dei suoi genitori. Il padre di Libero li accolse in piedi, in una casa che Mala mi disse ricca; guardò tua madre, poi il figlio e indicò i vestiti zingari di Mala. Libero indicò la pelle chiara e gli occhi azzurri di Mala. Il padre sospirò. Al carattere serio di Mala piacquero le stanze silenziose e la vita regolata; in quella casa ci fece il nido, e di lì a poco decise di rimanere incinta. Un giorno la madre di Libero prese Mala da parte: figlia mia, le disse, sei forte come una giumenta e bella, intelligente e silenziosa, sei la pietra ferma di un figlio svagato. Ma la gente ha scoperto da dove vieni e il male dire da sussurro si farà frastuono, non posso farti stare più qui.

Mala capì che più forte dell’amore e dei legami di sangue era il dubbio che loro portavano addosso e che insinuavano nelle persone, e con il dubbio veniva l’insicurezza, e con quello la paura; e infine la violenza. Andarono via, perché ci volevano bene e non volevano darci il rimpianto di aver fatto loro del male; solo il tempo si prese Mala di venire a sgravare qui, nel mio letto. Prima di andarsene mi chiese di tenerti perché i bambini hanno bisogno di terra ferma sotto i piedi, anche quelli mezzi zingari. Si alzò che ancora aveva male e mi disse che andava a cercare una terra in cui farti crescere con il suo uomo. Mamma, mi disse, ho letto nei disegni degli stormi di andare e cercare. Non era vero, e che altro poi ti potrebbero dire gli uccelli se non di prendere e partire? Accettai per viltà. Lei e Libero volarono via come soffioni di campo, seguendo a ritroso le direzioni che ci indicò il dito per arrivare qui, saggiando terre sempre più lontane. Mi sono arrivate notizie, sempre più rarefatte, portate dalle carovane zingare che tengono insieme la terra, ma più nulla da parecchio ormai. Quanto lontano si è spinta Mala? Temo troppo in là, superando alla fine l’ultimo confine.

Ora zitta, ora amore mio, e aspettiamo insieme il giorno che tua madre tornerà, in spirito o in corpo. 

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Mela Golden ha votato il racconto

Esordiente
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palu ha votato il racconto

Esordiente

Davvero molto bello il racconto. Se posso, le locuzioni talvolta suonano forzate, o forse solo arcaiche...Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Incantevole. Mi è piaciuta la trama ma soprattutto come hai interpretato quello che potrebbe essere il linguaggio di una zingara. Bravo! Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Perfetto stile, bell'incipit, narrazione tesa: aspetto il tuo passaggio a scrittore Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Interessante l'argomento, e il tuo "registro" lessicale- stilistico. Forte e netto l'incipit, e la direzione che prende il racconto. Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Molto poetico. Qualche scelta stilistica (vedi Lorenzo) ma anche uno o due refusi ;-) A me come scrivi piace tantissimo.Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

"Lei gli fece l'amore" mi piace moltoSegnala il commento

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di Fiorenzo

Scrittore
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