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Narrativa

Maledetto porco - Parte 1

Pubblicato il 23/03/2021

«Lo volete vedere?» «Come?» «Il porco. Lo volete vedere o no?»

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Maledetto porco.

Osvaldo piantò la vanga nel cumulo di letame e iniziò a riempire la carriola che aveva di fianco. Si fermò un paio di volte per asciugarsi il viso sudato e una volta finito il lavoro trascinò la carriola fuori dal recinto.

Sentiva la bocca secca, così dopo essersi strofinato le mani luride sui pantaloni, afferrò la bottiglia che aveva abbandonato pochi minuti prima sulla staccionata e se la portò alle labbra, bevve un sorso di birra e subito dopo svuotò il liquido restante sul mucchio di escrementi.

Maledetta estate che riscaldava tutto così in fretta.

Un cigolio catturò l’attenzione di Osvaldo che istintivamente si voltò verso l’ingresso di casa, ma la porta sembrava chiusa come l’aveva lasciata e sull’uscio non c’era nessuno.

L’uomo afferrò la carriola con entrambe le mani e la svuotò in una buca nel terreno.

Qualche giorno prima erano andati a fargli visita un paio di tizi malvestiti che si erano presentati come funzionari di un ente per la Protezione degli Animali.

Lui stava guardando la tv in salotto quando i due sbarbatelli avevano detto a sua moglie che alcune persone del luogo, di cui non erano autorizzati a fare il nome, si erano lamentate della puzza di letame che proveniva dal loro giardino, di conseguenza la loro associazione gli aveva incaricati di controllare che l’animale che possedevano non avesse subito maltrattamenti.

Osvaldo aveva sbattuto il telecomando sul tavolino, così forte che le batterie erano sgusciate via dallo sportellino. Si era alzato dal divano e dopo aver strattonato la moglie lontano dalla porta si era messo a fissare i due ragazzi che ancora stavano parlando.

«Lo volete vedere?»

«Come?»

«Il porco. Lo volete vedere o no?»

Osvaldo li aveva portati davanti al recinto, nella speranza che dopo aver visto che il maiale stava bene, se ne sarebbero andati.

I due ometti però, dopo essersi sporti un paio di volte con la testa oltre la staccionata si erano messi a blaterare qualcosa sul fatto che lui avrebbe dovuto avere una fossa biologica per lo smaltimento degli escrementi del maiale.

Più tardi Osvaldo aveva scoperto, cercando su google, che secondo la legge, la merda del porco lui avrebbe dovuto ficcarla tutta dentro una specie di scatola che andava seppellita in giardino e che periodicamente qualcuno avrebbe dovuto svuotare.

Tutte queste operazioni gli sarebbero costate un sacco di soldi che lui non aveva alcuna intenzione di sborsare, per questo aveva deciso di scavarsi da solo una dannata fossa biologica così che il letame sarebbe stato inghiottito dalla terra.

Osvaldo si destò all’improvviso dai suoi pensieri, un rumore stridulo era arrivato alle sue orecchie. Posò la vanga che stava usando per appiattire la terra e tornò verso il recinto.

Subito si rese conto dell’orribile errore che aveva commesso.

Si era dimenticato di inserire il chiavistello al cancello e così il maledetto porco era scappato.

Osvaldo si fermò al centro del recinto vuoto e prese a massaggiarsi le tempie con movimenti circolari. Doveva pensare, e come gli ripeteva sempre sua moglie durante i loro litigi, lui non era bravo a pensare. Era capace di smontare, inchiodare, accatastare e verniciare, ma pensare non era un mestiere adatto a lui.

Osvaldo tornò indietro, riprese la pala e se la mise in spalla, poi si incamminò verso

il giardino sul retro della casa.

Restò deluso nel vedere che tutte le piante erano disposte in ordine e nessuna di loro sembrava essere stata estirpata o masticata.

In quel giardino Osvaldo aveva costruito il primo recinto del maledetto porco, il giorno dopo che Anna, migliore amica di sua moglie glielo aveva appioppato.

È una razza da appartamento aveva detto. Resterà così tenero per sempre aveva aggiunto mentre Margherita, quella pazza di sua moglie lo aveva preso in braccio per la prima volta.

E ora lui si ritrovava con una bestia che pesava più di quattrocento chili che scorrazzava per il suo giardino.

L’uomo cercò il maiale intorno alla veranda, sul vialetto d’ingresso e anche nella serra in cui coltivava il suo orto, ma non lo trovò.

Tornò a controllare nel recinto, pensando che magari dopo essersi fatto una passeggiata l’animale fosse ritornato al suo posto, ma nulla, del porco non vi era traccia.

Immobile, con la vanga ancora appoggiata alla spalla, Osvaldo formulò un’idea che si manifestava nella sua mente sempre più spesso: ammazzare il maledetto porco.

Oltre il muro di cinta Osvaldo vide il suo vicino che giocava a calcio con i figli, lo vide alzare la mano nella sua direzione e fare un cenno con il capo.

Osvaldo si voltò e fece per incamminarsi, quando sentì il vicino rimproverare uno dei bambini perché con il pallone aveva colpito un cassonetto dell’immondizia che si era rovesciato sul pavimento.

L'immondizia, ma certo, i porci adorano i rifiuti.

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Violeta ha votato il racconto

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Frato ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Piaciuto, aspetto il seguito. (la loro associazione li aveva incaricati)Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Mi ha divertito: da l'impressione di essere un semihorror/umoristico.. perché c'è del noir, in sottofondo... e una certa violenza, in nuce... Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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di Lola 2021

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