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Erotico

Mangiami!

Pubblicato il 23/12/2020

Un'incursione nel genere erotico, senza perdere di vista la culinaria e... un po' di humor!

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23 Voti
L’ora dell’appuntamento è sempre più vicina; Leila deve sbrigarsi per finire l’opera. All’arrivo lui non dovrà trovare il banco della cucina sporco di lische o di bechamel, né dovrà sentire l’odore del pesce rosolato con i porri.

L’unico profumo consentito, sarà quello del forno dove il calore mescola i sapori, compenetra le consistenze, aggrega gli ingredienti in un’unica realtà vibrante e saporita.

Leila guarda attraverso il vetro del forno e solo quando sente forte il profumo dello zenzero prevalere su tutto, si risveglia di botto: sono quasi le otto e in cucina non c’è altro da fare. E’ arrivato il momento di prepararsi.

In camera si spoglia buttando a terra i vestiti come un mucchio di stracci, in bagno si lava distrattamente e poi, più lentamente, prende a scegliere la biancheria: calze velate autoreggenti con il bordo alto fino all’inguine; piccoli slip di sangallo e sopra solo un minuto grembiule, fresco di bucato. La maggior parte del tempo la passa ad acconciarsi la crestina in testa, proprio come quelle delle cameriere di altri tempi.

Solo quando il campanello suona, Leila si decide a salire sui tacchi, altissimi naturalmente.

Alla porta, un cliente nuovo; uno come tutti gli altri, forse un po’più impacciato, forse solo meno deciso, a prima vista.

“Salve”.

“Ciao, togliti la giacca, e vieni a tavola, le lasagne sono quasi pronte”.

“Sì, le lasagne… ma prima vorrei…”

Leila fa un passo indietro, tornando verso la porta. Decisa e tagliente mette la mano sulla maniglia.

“Senti, qui non si fa niente se prima non si mangia: hai letto l’annuncio? ‘Leila è calda a tavola’: questo è quello che prometto, questo è quello che mantengo; se no, te ne puoi andare subito”.

“No, no figurati… Sono qui proprio per quell’annuncio… sai, io non sono solito frequentare… Però, diciamo che mi piace mangiare… allora…”.

“Lo so, lo so. Nessuno di voi è solito frequentare…”

Leila la sapeva a memoria questa storia: quanti erano gli uomini che usavano l’annuncio come alibi… alcuni addirittura facevano finta di essere veramente in cerca di una trattoria casalinga dove fosse possibile trovare qualcosa di caldo ad ogni ora del giorno e della notte. Tutti però arrivavano con i trecento euro in tasca gia bell’e pronti, come se fosse normale dover pagare quella cifra per un piatto di lasagne.

D’altronde su questa meschinità lei aveva costruito la sua fortuna e dopo anni di marciapiedi schifosi aveva trovato il modo per esprimere la sua vera natura creativa, da sempre più vivace a tavola che a letto.

“Vieni, ti faccio strada, così puoi cominciare a godertela…”

Girando sui tacchi, Leila sente chiaramente gli occhi di lui sulle sue natiche, che lente ondeggiano dentro e fuori dallo slip con un movimento proprio. Rotondo. Indugia su quell’andatura, per fare salire e scendere quella carezza e lasciare che lui possa infilare gli occhi lungo la fessura e poi sotto la curva, dove cominciano le gambe.

Sente che lui vorrebbe toccare, ma si sta trattenendo. E’ una clientela sottomessa, la sua: lei lo indicava chiaramente nell’annuncio “Leila, una vera donna che sa fare la padrona di casa…”. Lo aveva studiato per mesi, l’annuncio di presentazione: stufa della strada voleva finalmente poter selezionare i clienti.

Il sottomesso era un po’ noioso, forse, però anche il più facile da trattare; l’importante era non mollare mai la presa, non mostrare mai incertezze, né in cucina, né dopo, (nel caso ci fosse mai stato un dopo).

“Siediti e comincia con questo Traminner: è un bianco profumato, che accoglie e distende…”

“…Io di solito non bevo vino…”

“Adesso non è ‘di solito’; adesso bevi”.

Leila prende il bicchiere, beve lasciando sul bordo il segno del rossetto e poi lo appoggia alle labbra di lui, proprio dallo stesso punto dove il rossetto ha lasciato, indelebile, il segno. Così vuotano il primo, e poi anche il secondo bicchiere, lentamente, indugiando sul bordo macchiato.

Lui, ora più rilassato, tenta un approccio più concreto.

“Come sei bella…”

Le sue mani vagano alla ricerca dei capezzoli di lei induriti dal vino, che spuntano innocenti dal grembiulino di sangallo.

“Bella, ma anche brava… guarda che lasagne ti ho preparato”.

Alzandosi di scatto fa sgusciare i seni dalla presa di lui e apre il forno lasciando uscire un profumo caldo e umido.

Sono lasagne di pesce, al sapore di zenzero. Sottili e leggere, le sfoglie lasciano trasparire dai bordi pezzetti di cernia, di branzino, di salmone; e poi gamberetti e cozze, tocco di colore per il gusto dell’occhio, oltre che del palato.

Lui guarda la fetta nel piatto, un unico piatto per tutti e due. Lei con le dita toglie la crosticina bruciacchiata e gliela porge sulle labbra con un movimento attento, fino a che lui la blocca con i denti e comincia a masticarla piano.

Le dita di lei, sporche di bechamel, gli accarezzano le labbra mentre quelle di lui corrono lungo l’elastico degli slip, poi sul bordo, poi dentro, nell’attesa di un altro boccone.

“Concentrati sulle mie lasagne, chiudi gli occhi”.

Lui, nel buio, sente in bocca il sapore di latte e di zenzero, di sale e di mare, e poi le dita lente e decise di lei, che entrano ed escono per imboccare, accarezzare, offrirsi e sfuggire.

Ora Leila è seduta sulle gambe di lui, e continua scegliere piccoli bocconi di cernia e di salmone, li avvolge nella pasta, li mescola alla salsa delicata e piccante e poi glieli propone, in un lento incalzare del ritmo dell’erezione che preme sotto le sue cosce.

“Basta. Andiamo di là…”

“…di là? Vuoi forse dire che sei già sazio delle mie lasagne?”

“No, no… ne voglio ancora!”

“Allora apri la bocca, e goditele, non senti come pizzicano sulla lingua, e come rinfrescano mentre vanno giù…”

“… Sì, buone; ma quando andiamo… di là?...

“Non prima che avrai finito il piatto… forse la teglia”.

Lui apre gli occhi, lei legge uno sguardo di resa.

Ora è lei a decidere, è lei a scegliere il percorso del desiderio dell’uomo, che per godere deve sottostare alle sue regole culinarie. Per un attimo si sente invincibile.

Poi, però, un’ombra la attraversa: questo qui, per esempio, come si chiama? …Mario, Giovanni, chissà… Forse vive una vita fatta di serie tv e pressatine cotte male… poveretto.

Travolta da un’ondata di tristezza, Leila decide di regalare al suo cliente ancora un po’ di tempo, prima del secondo piatto di lasagne, e gli fa affondare la faccia nelle sue tette, morbide, gonfie e profumate di pasta al forno.

Lui odora, lecca, succhia come a volte si succhia la vita, a sorsate voraci e veloci.

Poi lei gli sfugge di nuovo, quando le pare che quel gioco faccia perdere di vista il vero oggetto del desiderio: il godimento del palato e il piacere dello stomaco.

La seconda fetta è più tiepida, in contrasto con l’atmosfera, ormai caldissima per via del vino e della pelle umida di sudore di lei, che sa di zenzero e di sale.

Per allentare l’atmosfera, lei gli apre il secondo bottone della camicia e vede guizzare le vene del collo; lui tenta di far scendere la cerniera dei pantaloni: Leila glielo impedisce. Non è il momento; il piatto non è ancora vuoto: l’ultima sfoglia nasconde altri porri e cozze, annegate nella salsa bianca. Lei riprende ad aiutarlo, sedendosi di nuovo su un’erezione che ha ripreso a pulsare, eccitata dal dondolio delle chiappe burrose di lei, libere ormai dai vincoli del sangallo.

La degustazione continua, di boccone in boccone, leccando, succhiando e ingoiando salsa e saliva, in un’altalena crescente di respiri. Leila, da vera padrona, conduce il gioco e, ad ogni piccolo assaggio, si spinge un po’ più là, ancora più avanti: là, verso la meta cui vuole arrivare, silenziosa e innocente.

E’ così che, d’un tratto, la bocca di lui si serra; gli occhi si aprono ed il ritmo cessa.

La presa sui fianchi di lei si allenta, lasciando solo lo stampo dei polpastrelli umidi.

Leila lo guarda con lo sguardo di chi ha vinto ancora una volta, poi abbassa gli occhi, e comincia a rassicurarlo.

“Bravo: hai finito il tuo piatto; ora possiamo andare di là… se vuoi…”

“No, ormai è tardi; vado in bagno; scusami”.

Leila accenna ad una espressione delusa, ma tranquillamente rassegnata, come quella di una sorella che comprende e silenziosa consola.

Non potrebbe mai immaginare, lui, che anche questa volta per Leila il pranzo si è compiuto alla perfezione.

Leila sa che non sempre è così facile, per lei: tante volte i clienti si sentono presi in giro; alcuni passano dalla totale sottomissione all’aggressività: urlano e chiedono indietro i soldi. Leila omai l’ha capito: non sempre si viene apprezzati per quello che si riesce a dare… né in cucina, e nemmeno nella vita. Ma non ha più voglia di spiegare, giustificare; sa ormai che ogni cattiva digestione si può risolvere con un bel fernet: una scossa appiccicosa che brucia il cuore fermandosi amara sulla bocca dello stomaco con un gusto persistente, proprio come quello della sconfitta.

Per fortuna oggi non ce ne è stato bisogno, della sorsata di Fernet: il tipo (Mario, Antonio..?), con la faccia umida e i capelli bagnati, esce dal bagno con la stessa aria smarrita con cui era entrato pochi minuti prima. Sembra voglia scusarsi, indugia ad andarsene. Leila, già completamente intabarrata in un maglione di lana lungo fino alle ginocchia, cerca di indirizzarlo verso il portone, facendogli strada.

“Ora devo andare… ma torno un’altra volta”.

“Quando vuoi: il mio numero lo sai, le condizioni pure”.

“Si però… la prossima volta…”

“La prossima volta sarà come oggi, lo sai vero?

“Assolutamente no. La prossima volta che vengo qua, tu mi devi fare un…”.

Leila lo interruppe con uno sguardo di gelo:

“Che cosa dovrei farti io..?”

“…Voglio il timballo di riso. Quello mi fa davvero impazzire”.

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Redazione ha votato il racconto

Scuola

Cara Roberta Spagnoli, il tuo racconto è stato commentato da Cristina Marconi per la rubrica "La scrittrice che legge". Guarda il video su BellevilleNews.Segnala il commento

Commenti degli utenti

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Valentina B ha votato il racconto

Esordiente

Mi sono divertita e ho apprezzato tantissimo il personaggio femminile Segnala il commento

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Mong ha votato il racconto

Esordiente

Bravissima. Ci sono tanti strati in questa storia, un po' come nelle lasagne al forno. Mi è piaciuto un sacco.Segnala il commento

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greic0c0c0 ha votato il racconto

Esordiente
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Isabella Ross ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo...Segnala il commento

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Cinzia Sarro ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Di solito si utilizza l’accoppiata cibo-sesso per rafforzare la componente erotica di un racconto, e questa tua trovata di strafogare il malcapitato fino a togliergli la voglia di sesso è davvero geniale, come l’aver ideato questo personaggio inusuale che in un certo senso si riscatta sfruttando con scaltrezza e intelligenza la propria passione. BravissimaSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Molto belloSegnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

Esordiente

Poveretto Segnala il commento

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Andreasololettore ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

bello, brava ... un femminile che piace Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

Esordiente

Gustoso :)Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Piaciuto. Brava :))Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Scrittore

Col timballo sarà tutta un'altra storia, promesso.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

Esordiente

Carino! Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Sensuale, più che erotico. C’è una vena di malinconia, e ci sta da dio.Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

I miei più sinceri complimenti!Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Bello scoprire la tua verve divertente e ironica, e - cosa davvero difficile - la tua capacità di trasformare un racconto erotico in una narrazione esilarante.Segnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Carino, leggero, ma non superficiale, ironico, godurioso e piccante quel giusto che ti stuzzica le papille, senza assuefarti... e molto "femminile" nel senso che difficilmente un "masculo" avrebbe saputo usare un linguaggio e uno stile come il tuo. Brava... Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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di Roberta Spagnoli

Scrittore
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