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Narrativa

MANIACHINO

Pubblicato il 13/04/2020

In principio ero una testa, di plastica, vuota, usata per i vostri cappelli, i vostri capelli, finti, tinti, a fianco di uno specchio, la mia testa, vuota, come un secchio, senza cervello, e i vostri pensieri, impigliati, nei capelli, nei cappelli, mi hanno riempito, e ho sentito… ho sentito.

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In principio ero una testa, di plastica, vuota, usata per i vostri cappelli, i vostri capelli, finti, tinti, a fianco di uno specchio, la mia testa, vuota, vuota come un secchio, senza cervello, e i vostri pensieri, impigliati, nei cappelli, nei capelli, mi hanno riempito, e ho sentito, ho sentito le vostre preoccupazioni, le illusioni, i sogni, gli incubi, ho imparato, ho imparato il pensiero libero, malato, legato, il pensiero negato, togliete le maschere, e nello specchio vedo come siete, i vostri pensieri scivolano, scivolano dentro di me, e mi riempio, mi riempio di violenza, indulgenza, pazienza, incoerenza, vi guardate, nello specchio e sento la stanchezza, vedo gli sguardi smarriti, le smorfie, il trucco che si scioglie, nero di seppia che cola dagli occhi, si mischia alle lacrime, mentre vi sforzate, a sorridere, a farvi credere che tutto va bene


e poi, poi mi avete ricreato, piccolo, di legno, attaccato, a un piedistallo, mi avete regalato un corpo, gambe, braccia, un tronco, di legno, la testa piena, di legno, ma i pensieri sono rimasti, appiccicati, mentre manipolate, gambe e braccia snodate, mi usate, matite fra le mani, pastelli, pennelli, e disegnate, colorate, e imparo il movimento, ed eccomi, mentre corro, eccomi seduto, ballo, indico, penso, cammino, fotogrammi che diventano immagini, storie, entro a far parte delle vostre vite, e su di me create, piccolo pazzo pupazzo, i vestiti che poi portate, imparo la perfezione, l’imperfezione


ed ecco, ora mi avete ingrandito, vestito, grandezza naturale, sono fatto di plastica, polistirolo, mi avete messo in vetrina, vi vedo passare, al di là dei vetri, mentre mi guardate, sono maschio, femmina, a volte senza braccia, o gambe, a volte niente testa, quanto basta, per indossare vestiti, maglie, camice, gonne, pantaloni, completi, abiti da sera, pigiami, vestaglie, tute da sport, abbigliamento intimo, estivo, invernale, vado bene per tutte le stagioni, in saldo, in svendita, mi attaccate, piccoli pezzi di carta, mi date un prezzo e se fallite sono l’ultimo ad abbandonare la nave, e mi spogliate, mi rivestite, mi abbandonate, in vecchi magazzini impolverati, e imparo, imparo che tutto ha un prezzo, che c’è amore e che c’è disprezzo


ma non basta, legato a un seggiolino, a un sedile, mi fate schiantare, in auto, contro muri, ostacoli, contro altre auto con altri come me, legati, sedati, dentro, e calcolate, i danni, misurate, raccogliete, i pezzi, e imparo, la morte, le ferite, conosco il dolore, il corpo distrutto, ma poi, tanto, mi rimontate


e mi ricostruite, ecco, aggiungete un po’ di silicone, ehi, guardate che tettone, è così che piaccio, a vostra immagine e somiglianza, anzi, anche di più, e divento perfetta, divento morbida, cedo a ogni carezza, e imparo, il potere della vagina, del sesso, divento la vostra bambolina, vi prostrate, inginocchiate, fra le mie gambe, mi leccate, e imparo a fingere, fingere il piacere, l’orgasmo, fingere di godere, e tutto, tutto per il potere, e divento buona per tutti i gusti, volete un cazzo, è solo una piccola modifica, mi adatto, e per me, e per me siete pronti a tutto


e ormai, ormai sono ovunque, dappertutto, negli uffici, per le strade, fuori e dentro le vetrine, mi specchio e mi rispecchio, mi sostituisco a voi, lavoro nelle catene di montaggio, nei call center, mi metto in coda, alla posta, in banca, sono in cassa, spingo un carrello, al supermercato, mi sono infiltrato, nelle vostre vite, mi fermo davanti ai cantieri, faccio benzina, ai distributori, faccio carriera, imparo dai vostri errori, rubo, uccido, violento, ed ecco, i banchi dei governi riempio, compaio sui manifesti elettorali, su tutti i canali, tv, cinema, radio e giornali, non mi fermo, comando, chi comanda, chi comanda, chi comanda, apro le gambe, stringo il pisello, mi inginocchio, ai miei piedi, ho preso il controllo, ho preso il potere, se voglio premo il bottone, il mio, il mio che è più grosso del tuo, faccio la voce grossa, ho il ciuffo biondo, cambio le regole, a mio piacere, vi mostro il sedere, ho una faccia tonda, da bambino, sono americano, italiano, tedesco e coreano, vi parlo dal Cremlino, su, forza, fatemi un inchino

in fondo

in fondo sono solo un manichino.

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Elisa Hannan ha votato il racconto

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Geniale!Segnala il commento

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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

Esordiente

Siamo tutti, almeno un po', manichini...Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

E come cantava Renato...I manichini crescono/Ma in loro resterà/La voglia di provare/Nella pelle di un uomo/Come si sta.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

Scrittore
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Ametista ha votato il racconto

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MSDeVita ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bello, mi piace tanto come accelera il ritmo al crescere dell'iniquitàSegnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Una visione parossistica della società degli uomini che per l'appunto si svuota del suo contenuto fondamentale, l'essere umano. Con un'origine invero un po' confusa, ma non importa, conduci il lettore a prendere consapevolezza di quel che è diventato l'individuo vivente, a mio avviso, senza la pietà di concedere l'esistenza ad altro: è un lamento. Ma ve bene anche così. Potrebbe essere un monologo teatrale.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Il manichino come specchio della società in un racconto che va in crescendo e fa provare empatia. Fra quelli che hai scritto ultimamente, per me il miglioreSegnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Fiorenzo ha votato il racconto

Scrittore

Un giorno ci riuscirò a rubarti le allitterazioni - ma non uscirà mai un risultato come il tuo. Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Cubista a oltranza, futurista alla fine.Segnala il commento

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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

Esordiente
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Ritmato, trascinante, accattivante come solo il consumismo sa essere. Geniale il "ciuffo biondo". Complimenti!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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RoCarver ha votato il racconto

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C'è il ritmo frenetico del consumismo, "imparo, imparo che tutto ha un prezzo", c'è l'usa e getta, l'ipocrisia, l'alienazione, l'omologazione, c'è il nostro mondo malato, anche se in fondo, in fondo parli solo di un manichino. Segnala il commento

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Helena ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Philostrato ha votato il racconto

Scrittore

molto bello il tema del manichino, soprattutto come lo costruisci pian piano. All'inizio mi hai fatto pure pensare che stessi per pianificare la vendetta dei manichini (nella scena del collaudo nelle automobili) ma poi è diventato il manichino universale. Bello bello, grande Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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di Dalcapa

Scrittore
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