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Non-fiction

Marisol

Pubblicato il 04/04/2021

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Dedicato alla mia vicina di casa. 

Mi ha lanciato uno sguardo di rassegnazione mentre appoggiata al muretto di casa si faceva inondare dalla luce del sole del mattino.
Non è avvezza alla luce. Marisol è pallida e un po’ smunta. Ma è una bella donna dai capelli scuri e lisci, abita vicino casa mia.
Sembra afflitta da un male incurabile di cui non mi so spiegare bene l’origine. Le voci mi dicono che l’uomo con cui vive è geloso e tiranno, la tiene incatenata con la durezza di un vecchio cialtrone alla cucina di casa o alla poltrona.
Quando ci siamo scambiati due parole mi ha detto che si alza a mezzogiorno. La bella mora. Accende TV e cellulare e così trascorre la giornata. Questo qualche tempo fa.
Le voci che mi scorrono nella testa dicono che no, probabilmente adesso è malata di cancro e depressione e che sta assumendo alte dosi di morfina, probabilmente dell’eroina buona da spararsi in vena. Gliela porta l’amica ex compagna di suo fratello.
Le storie si accavallano per creare un mare in tempesta. Le voci che ho nella testa insistono col dirmi che ci dovrei provare, che mi piace, che la vorrei prendere e sbattere su un muro. La tempesta arriva sempre a far smuovere la storia, la tempesta e il vento scuotono tutto. Molti anni fa io e Marisol frequentavamo la stessa classe alle medie e ogni mattina ero costretto a sorbirmi lo spettacolo di vederla farsi toccare da tutti gli altri miei compagni di classe più vivaci mentre io, io non ero vivace. Io ero bianco e candido come una tonaca, immacolato, con l'aureola dorata sopra la testa rossa.
I preti mi facevano paura. I preti dicevano che saremmo finiti tutti all’inferno e saremmo bruciati tra le fiamme. I preti sono cattivi.
Ero timido ed introverso e non sarei mai riuscito a fare come i miei amici più arzilli e vivaci ma questo mi causava un fortissimo conflitto interno dovuto al mio desiderio di averla anche per me.
Marisol, capelli neri, lunghi fino al sedere, labbra rosse e pelle morbida e chiara. Una perfetta donna mediterranea che farebbe impazzire chiunque.
Quando ci sono le tempeste può iniziare a piovere e quando tornavo a casa da scuola dai miei occhi piovevano lacrime.
Allora non capivo che avevo preso tutto da mio padre, un toro senza attributi, un'orsa padrona del bosco, che si muove lentamente senza fare rumore ma quando sferrano la zampa fanno cadere quattro alberi di legno duro a terra. 
Ho sofferto molto per Marisol, probabilmente ne ero davvero innamorato. Amavo i suoi jeans stretti che mettevano in evidenza le linee e i glutei perfettamente rotondi, ma amavo soprattutto i suoi occhi neri e la bocca rossa come una fragola.
Intanto l’acqua si trasforma in cristalli di neve, il ghiaccio si forma sulle pareti e poi tutto si frantuma come in uno specchio rotto dove vedi i ricordi seghettati. Adesso Marisol è scappata con un vecchio con la barbetta grigia e vive con lui con una pensioncina di poche centinaia di euro. Non ha mai voluto lavorare. Le voci che ho nella testa mi hanno riferito che ha fatto anche la puttana e che si è sempre drogata col vecchio che la tiene prigioniera. Lei voleva essere libera e felice, talmente libera che scappò dal marito appena dopo aver partorito una bimba. Scappò con il desiderio di libertà più immenso che credeva per trovare la più assoluta prigionia.
Adesso le voci dicono sia depressa e pazza. Esce di casa solo per fare spesa ma se incontra qualcuno cambia strada e non saluta. Però ci tiene a mostrarsi. Ogni volta prima di uscire si cambia, si trucca, si tinge i capelli. Ma indossa le Converse colorate con i tacchi dentro per sembrare più alta. Ci tiene ancora un pochino alla vita. Ma ormai le catene se le costruisce da sola, si sentono quando si muove e mi affaccio per salutarla, ma non risponde mai. 
Il ghiaccio si scioglierà e trascorso l'inverno tornerà il sole a brillare Chissà quanto tempo potrà resistere ancora Marisol priam di cadere nel baratro, quello più oscuro. Anche le menti più ottenebrate hanno bisogno di rivedere la luce prima o poi. Prima o poi. 

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