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Narrativa

Marmo nero

Pubblicato il 14/09/2020

Il racconto parla di una coppia in litigio. Stanno vivendo un momento di conoscenza reciproca e si svelano per quello che sono. Sia l’uno che l’altro membro della coppia si trovano a diversi stadi di consapevolezza, emozioni ed energia. Per ora il tutto procede con un compromesso.

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Per te non è nulla, per me è tutto. Quasi provo vergogna a scrivere queste parole, per qualcuno senza senso. È da un giorno che provo un’angoscia che mi spezza il cuore, sbatto contro i vetri intorno a me, spessi ed antiproiettile. Provo anche a parlare ma non ho la voce. Sento le parole, più che altro dei versi, che si arrampicano tra le rugosità della mia gola. Fuori non esce nulla, si è formato un comizio e qualcuno dice: “io non sono abituato a queste scalate!”. Tornare indietro non si può. Far finta di niente? Neppure. C’è della lava nello stomaco e sta arrivando allo sterno bruciando tutto ciò che incontra. Arrostisce, c’è puzza di bruciato. Se eruttassi gli scalatori sarebbero tutti morti. Le braccia stanno tremando, la testa si sta staccando. Non sono buoni segnali. 

Sto camminando con il mio zaino pieno di marmo nero, bello levigato e pesante. Non è un’unica lastra, quella non ci starebbe. Sono tante frecce grandi quanto un avambraccio. Molte hanno la punta smussata, poche sono appuntite. Sono ricoperte di un liquido nero ed acido proveniente dal mio cuore. Quando sono state lanciate le ho assorbite ma risputate subito appena mi sono accorta che non erano vere, reali. Non erano mie insomma. Però poi rimanevano a terra sommerse da quel liquido viscoso. Ho preso un tovagliolo con dei fiori gialli, un tovagliolo pregiato non di quelli del supermercato. Ecco, l’ho preso dallo zaino e ho raccolto tutte le frecce, pulendole per bene. Ho il fiato corto e qualche goccia di sudore guizza sulla mia pelle calda. Ad ogni freccia che raccolgo e infilo nello zaino, sento la stanchezza avvicinarsi. Ho un forte mal di schiena. È rimasta una pozza di acqua putrida sul terreno arso e salato. Ripiego con cura il fazzolettino coi girasoli per riporlo in un taschino dello zaino. Scusami, sono gerbere gialle. Mi accorgo che c’è una macchiolina rossa e penso sia della marmellata di lamponi che mi piace tanto. Chissà quando l’avevo mangiata? Faccio finta di niente anche se non dovrei. Passeranno i giorni, gli anni, prima di capire che ero piena di minuscole ferite sulle mani. 

Ritorno a passeggiare e ad ogni passo entro nel plasma del paesaggio intorno a me. Sto plasmando ciò che ho intorno oppure è il mondo che sta plasmando me? 

Sono arrivata in questa casa nera che sto riempiendo di oggetti colorati. Alcune volte penso proprio di non avere gusto. Penso che farei meglio a stare ferma. Poi penso che se si sta fermi si è apatici quindi morti. Comunque tutto questo fermento per riempire la casa al posto dei sentimenti. Lo zaino lo sistemo con attenzione nell’armadio rotto. Vorrei metterlo un po’ nascosto ma non arrivo fino in fondo, così in alto. Per paura di far scivolare fuori le frecce lo lascio lì com’è. Cosi quando apri l’armadio è la prima cosa che vedi. Ha anche un colore giallo fluo con tantissime tasche. Posso comprare altri fazzoletti colorati, con fiocchi e arcobaleni. Potrei comprare dei tessuti e specializzarmi nei ricami. Non so se lo sai ma ho un hobby. Amo il cucito anche se qualche volta metto tutto nell’armadio (macchina da cucire compresa), nello scomparto sotto lo zaino. Domani ho la prima lezione con una maestra che mi insegnerà a fare una gonna. Vorrei condividere questa informazione con la persona che mi sta più vicino anche se ormai non gli interessa. Sono fatta così, non mi sembra strano. Parlo senza sosta. Parlo di tutto e condivido tutto. Sono un fiume in piena e mi illudo di cospargere di humus i campi che sono a me adiacenti, come fa il Nilo. Non voglio peccare di presunzione ma penso di fare del bene alle persone per il semplice motivo che voglio farlo. Voglio esondare e fare felici gli altri. Succede che a volte incontro delle piccole colline di roccia nera, probabilmente vulcanica. Mi avvicino scorrendo lentamente sull’argilla. Non arrivo mai a coprire la roccia fino in cima. Lì in alto, di me arriva solo qualche schizzo. Si assorbe ed evapora nel giro di cinque secondi. E poi mi guarda. Questi occhi lontani e feroci, ubriachi di cattiveria e barcollanti, pieni di odio nascosto. Tutte le mie molecole acquatiche continuano a scorrere e incominciando a scappare. Ognuna si lega alla successiva come un fascio di nervi elettrici. Quegli occhi continuano a fissare con disprezzo ogni pezzo di me. Voglio scappare. Qualche lapillo mi colpisce. I nervi ormai brillanti stanno per implodere, c’è un’onda anomala, sta per diventare tempesta. Basta. Divento un cubetto di ghiaccio. Tutto immobile e ridotto a zero. Sono talmente tanto compatta che qualche mia cellula si sta deformando per lasciare spazio a quella vicina. È tutto stretto stretto, perfettamente cubico, millimetrico, silenzioso e sterile. Gli angoli sono un po’ sciolti. Quelli sì, io non taglierei mai qualcuno che si avvicinasse a me per sbaglio. Il tavolino da caffè di vetro scuro in salotto ha gli angoli scheggiati. Sono piena di piccole ferite anche sui polpacci.

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Amid Solo ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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ALEXIUS ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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Laure h ha votato il racconto

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Letto tutto d.un fiato, immedesimata, emozionata. Non saprei dire se è bello ma di sicuro mi corrisponde. (Ma tanto). Quindi grazie :)Segnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Piaciuto :)Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Più che "un fiume in piena" sembra un'eruzione vulcanica. Come ha giustamente osservato Silvia Lenzini, non rappresenta una crisi di coppia, piuttosto l'insofferenza di una donna che è un "fascio di nervi elettrici". Nella biografia chiedi consigli su come migliorare: prova a rappresentare i personaggi con pochi tratti, ma ordinati, precisi. Benvenuta su TypeeSegnala il commento

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Bellissimo!Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Benvenuta su Typee, intanto. Più che un racconto è un flusso ininterrotto di pensieri, che non ci lascia il tempo di prendere fiato. Molto efficace, in questo senso. Nella legenda ci dici che parli di una coppia in crisi: l'ho letto due volte, ma percepisco solo una donna, in crisi. Mi sbaglio, c'è anche l'altra componente della coppia? Comunque l'idea delle frecce di marmo è bella, soprattutto è bella l'immagine dei tovaglioli. Le gerbere gialle sono un tocco di colore e un'idea raffinata contro il nero del marmo, della casa.Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Elkele ha votato il racconto

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Tanta roba È pieno di elementi e di materia sentimental/minerale Direi di piu':la temperatura crescente fonde spirito e materia senza lasciar spazio a metafore (cavolo!) parole salate, peso specifico Hai eruttato un bel pezzo e l'hai "arredato" con gusto Complimenti ci vuole un certo "che" per mantenere un controllo, uno stile e credo che qui ci sia doppiamente Salutoni Segnala il commento

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di Federica Viso

Esordiente