leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

Maschere negli specchi: racconto II

Di Ilyn Peyn - Editato da Ilyn Peyn
Pubblicato il 13/08/2019

35 Visualizzazioni
7 Voti

-Allora, ti fai trovare questa sera fuori all’ufficio? Lori! Voglio leccartela tutta!!- Strillo a più non posso, gli occhi quasi fuori dalle orbite, aveva spostato il tavolo dallo scatto di quell’urlo, ma il sorriso e l’euforia si affievolirono e infine si spensero, dopo che la linea telefonica si spezzò, così, di punto in bianco. La sua Lori non c’era dall’altra parte del telefono, e quella donna ora si chiedeva che cazzo fosse successo. Avrà agganciato per paura che uno psicopatico l’avesse adocchiata. Deluso e torvo, ora il nostro cavaliere oscuro era seduto sulla tazza nel bagno, e si contorceva, spremeva l’anima densa e maleodorante, che sgorgava immensamente rompendo il cesso come pietre lanciate a tutta forza nell'acqua. I crampi lo avevano avvolto su se stesso. Rimase in quella posa abbastanza a lungo da farsi arrivare il sangue in faccia, con la vena in fronte che gli scoppiava, sentiva le pulsazioni, era diventato violaceo. Si alzò con le chiappe addormentate ed il formicolio sulle cosce, e si guardò nello specchio, il bagno era lurido, e puzzava di merda fresca. Uno scarafaggio camminava tra le piastrelle sozze. Lo guardo. Si lavò la faccia, e adesso aveva nuove energie sentendosi vuoto, voleva riempirsi lo stomaco, cosi andò nell’altra stanza, strisciando i piedi, le spalle incurvate ad arco. Il sole primordiale se n’era andato da quella stanza, ora pallida, affogante nel rimorso per essere gravida di un soggetto come questo. Sul tavolo, tra il caos, un vassoio con una pesca e una banana quasi marci, la buccia della banana si era spaccata proprio alla base dello stelo, facendo intravvedere tra la fessura il frutto, ormai non più del suo colore originale, e la pesca, somigliava ad un pallone da calcio sgonfio. Aveva la finestra aperta giusto quel poco necessario perché ci fosse ossigeno lì dentro. L’aria era densa come crema. Di sperma. Era nauseante per un naso fresco. Proseguí per il frigo. Arrivò davanti al frigo, sul calendario, la data di quel giorno che, lui per puro caso guardo. Diceva: 8:00, Denti. Le sopracciglia gli scattarono leggermente aprendogli gl'occhi stanchi, mostruosamente persi. L’orologio segnava le 7:35. Bestemmiò, forte. Un secondo di silenzio, poi aprí il frigo. Lo richiuse. Era tempo di andare, scattò per sedersi sul letto, pochi passi più in là, rappresentato da un materasso con varie chiazze, spiaccicato, quasi piatto per terra. Quindi iniziò a infilarsi dei calzoni neri. Sopra la canotta, infilò una camicia a quadri bianchi e marroni, gli andava due taglie più grande. Si mise i calzini luridi, qualcosa che potrebbe essere descritto come appiccicosi, li aveva indossati altre più volte. Non prese il cellulare e sgattaiolò fuori. C’era ancora pace nel corridoio del palazzo, era una residenza comunale di 12 piani. Un sabato sera dei ragazzini ubriachi facevano gli scemi, e l’ascensore aveva ceduto alla pressione, cadendo nel sotterrato. Non erano morti perché era successo al secondo piano, e quella sera il tipo si era affacciato come un fantasma, tra le grate delle scale, riuscendo a mantenersi a stento integro, e non scoppiare a ridere di fronte tutti i coinquilini impauriti e scossi.

La luce grigia, che emanava la città, lo aveva colpito nei bulbi oculari fragili, arrivando fin dietro, dove sentiva queste biglie doloranti, ed alzò il gomito per proteggersi, un ratto, che non vede la superficie della terra da un po’. Avrebbe camminato fino al ufficio del dentista, non aveva preso il portafogli, quindi non aveva soldi per un bus, era pallido.

Era una nuova giornata per questo topo di fogna, guardava ogni estraneo dritto nell’occhi, la maggior parte almeno, non ricambiava lo sguardo. L’altra metà faceva distogliere il suo. All’aria aperta il suo volto riprese un po’ di calore, colore, energia vitale. Lo stomaco gli brontolava come un mostro sottomarino, ma lui cercava di non farci caso. 20 minuti tra il viscido paesaggio urbano, eccolo nella sala d’attesa. Non c’era nessuno, era il primo della giornata, il campanello sulla porta avvertiva del suo arrivo, lui alzò lo guardo per guardarlo dondolare. Il riverbero della campanella si smorzò facendo spazio a dei passi oltre la stanza maledettamente bianca e disadorna, con soltanto delle riviste sul tavolino vicino il sofà color giallo crema. Dei tacchi da donna risuonavano in modo tozzo ma sommerso, cambiarono direzione, e si diressero verso la sua direzione, finché non arrivarono alla porta, si fermarono. Non si sentiva niente, la persona era dietro la porta. Il cuore del tipo aveva aumentato i battiti, ma non aveva preso respiro, cosi, è come se c’era qualche battito di troppo a scuoterlo. Gli occhi piccoli, fissi sulla maniglia che girava. Era una donna giovane, una ragazzina, doveva avere sui 20 anni all’incirca, snella e piccola, l’aveva scannerizzata in un secondo. Non aveva il sorriso in faccia, ma in un modo molto piatto, lo accolse:

-Buongiorno, è 10 minuti in ritardo, mi segua.

Logo
4955 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (7 voti)
Esordiente
6
Scrittore
1
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large 291786 273806129306614 239035103 nbis.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Belle immagini. A volte, forse, un eccesso di descrizioni, di particolari rallentano un po' il ritmo.Segnala il commento

Large img 2435.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Barbara ha votato il racconto

Esordiente
Large default

esteban espiga ha votato il racconto

Esordiente
Editor

picchettare sui tasti è gratis. la confusione non è stile, le parole a vanvera nemmeno. peccato, alcune immagini sono azzeccate. poche.Segnala il commento

Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente

Ho dovuto rileggermi il primo per capire. Trovo che ci sia un'idea di fondo, anche buona, ma andrebbe curata e sviluppata meglio. Lavoraci!Segnala il commento

Large lord ganesh wallpaper.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Fiorenzo ha votato il racconto

Esordiente

Ho letto le prime frasi tre volte, ma non sono riuscito a capire cosa volevi dire... scusa.Segnala il commento

Large studio 20181207 231846.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

C'è molta energia, ma non la capacità di esprimerla, di farla giungere a chi dovrebbe leggerla. È un "riflusso" di coscenza...Segnala il commento

Large dada.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Davide Marchese ha votato il racconto

Esordiente

Sempre più interessante! Adesso sono curioso...Segnala il commento

Large d504120d 8261 4d9c 8a4b 929afee27259.jpeg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

di Ilyn Peyn

Esordiente