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Fantastico

Matu

Pubblicato il 12/09/2021

ho dovuto dividerlo in due per via della lunghezza: questa è la seconda parte.

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Parte seconda


«Orso, ce l'hai un nome?»

«Mi chiamo Pern, ma mamma mi ha sempre chiamato Mimío, e ora non mi chiama più nessuno.»

«Potresti scegliere un nome, ti chiamerò come vuoi.»

«Ti avevo detto di lasciarmi solo.»

«...»

«E va bene.

Potresti darmene uno tu, di nome, se ti fa piacere.»

«D'accordo.»

«...»

«Matu. Ti piace Matu?»

«Matu è magnifico.»

[Matu in celtico vuol dire benevolo ma anche virile]


«E tu, ragazzino, come ti chiami?»

«Davide.»

«Ah.»

«Nella Bibbia, Davide uccide un orso.»

«Lo so, ma tu non lo farai.»

«Potresti anche tu scegliere per me un nome nuovo.»

«Lo farò.»

«Presto?»

«Subito.»

«...»

«Piko. Ti piace Piko?»

«Moltissimo. Piko, sono io.»


«Da dove vieni, Matu?»

«Da un villaggio lontano.»

«E perché sei andato via dal villaggio?»

«Temevano la potenza delle mie zampe.

Una notte mamma mi disse che se volevo salvarmi me ne sarei dovuto andare lontano da loro, che se non mi avessero ammazzato con le armi mi avrebbero comunque fatto impazzire, avrebbero distrutto la mia bontà e la mia forza interiore.

È iniziato tutto con l'arrivo del prete, diceva che ero malvagio e che andavo allontanato, diceva che ero il diavolo mascherato, che lo si evinceva anche solo dal colore del mio mantello, bruno come il peccato.

Mamma era l'unica che credeva in me.»

«...»

«Non mi hanno mai insegnato a chiamare casa il mio villaggio, quindi non ne ho nostalgia. Mi hanno sempre detto che l'Arcadia è altrove.»

«E dove?»

«Credo che nessuno lo sappia.

Non ci si dovrebbe mai convincere che l'Arcadia è altrove, fuori dal nostro mondo.»

«Si deve pur credere in qualcosa.»

«Bisognerebbe credere che il paradiso è qui.»


«Tua mamma è rimasta al villaggio? è viva?»

«Sì, credo che sia viva. O forse dentro è morta, quando papà è andato via.»

«Forse quando tu sei andato via.»

«…»

«Perché tuo papà se n'è andato?»

«Perché è un orso.»

«Te ne andrai anche tu, prima o poi?»

«Sì, a meno che non riuscirai a trattenermi.»

«...» (in tutta la mia vita sono riuscito a trattenere solo lacrime)


«Pensavo, Matu… Forse nel mio caso l'unica ad avere paura di me è proprio mamma.

Da qualche giorno evitiamo di stare insieme nella stessa stanza.»

«A chi confidi i tuoi segreti?»

«Quali segreti?» (finora non ho avuto che segreti trascurabili)

«...»

«A nonna. Per me è un po' matta nonna, ma mamma dice che è solo vecchia e che ha la demenza senile.»

«Hai amici a scuola?»

«No, ma non mi importa: voglio finire in fretta la scuola e poi scrivere una canzone che mi renderà ricco.»

«E poi?»

«E poi cantarla.»

«Cantare?»

«È l'unica cosa che so fare. E mi fa sentire bene. Cioè: quando sono felice mi fa sentire più felice, e quando sono triste mi fa sentire dentro, nel cuore della tristezza.

Mamma dice che il talento non va sprecato, che va messo al servizio degli altri.»

«Quando sei arrabbiato? cosa ti succede se canti quando sei arrabbiato?»

«Che poco a poco la mia voce e tutte le vibrazioni nel mio corpo fanno sbollire la rabbia.»

«Sbollire. Sì, la rabbia è come l'acqua al punto di bollore.»

«...»

«...» (vorrei sentirti cantare ragazzino)

«Nonna si emoziona sempre quando canto.»


«Perché i tuoi occhi sono tristi, Piko?»

«Ti sembrano tristi?»

«Sì, ma forse mi sbaglio.»

«E le tue orecchie sono tristi?»

«No, le mie orecchie gioiscono, perché possono sentire il battito del tuo cuore.»

«…» (rallenta cuore ti prego può sentirti)

«Allora..?»

«Cos'è per te la tristezza?»

«La pioggia, immagino. O una boccia con l'acqua senza pesci.»

«Non sono triste. Non capisco bene che cos'ho.»


«Matu, l'amicizia è una forma dell'amore?»

«L'amicizia è amicizia, l'amore è amore.»

«...»

«L'amicizia è quando vorresti starci sempre insieme, e anche in silenzio ci staresti benissimo.»

«...»

«Per esempio, se io volessi baciarti tutto il tempo, sarebbe passione.»

«Se io volessi assomigliarti.»

«Sarebbe stima. O invidia.»

«…»

«O amore.»


«Amo stare qui a chiacchierare insieme a te, Piko.»

«Ami chiacchierare insieme a me?» (ami me?)

«Sì.»

«...»

«Tu cos'è che ami di più?»

«Amo cantare, amo leggere e nuotare.» (amo te?)

«Ami il mare?»

«No, amo nuotare.

Per te cos'è la felicità?»

«La felicità è un'altalena, un favo, un cielo stellato.

Per te?»

«Nuotare sotto il mare.»


«Matu.»

«Sì.»

«Devo dirti due cose.»

«Dimmi.»

«...»

«Dimmi, Piko.»

«Mi sento come un bambino alla prima confessione, che più del timore della punizione, prova una gran paura di dimenticare qualcuno dei peccati che si era preparato; perché poi, se si dimentica qualcosa che si deve fare, tornare indietro?»

«Non lo so, ma se dovessi tornare mi troveresti qua, o nella grotta laggiù.»

«Qua, o nella grotta?»

«Certo.»

«...» (allora forse non te ne andrai)

«Piko, vuoi dirmi quel che hai da dirmi? Altrimenti ti porto al lago magico e la sua bellezza ti farà dimenticare perfino di te stesso.»

«È che già mi sto dimenticando di me: è come se il mio mondo stesse franando, e stessi imparando un nuovo modo di essere me.»

«...»

«Cos'è la gelosia per te?»

«La gelosia è come indossare vestiti bagnati, immagino.»

«O come un serpente strisciante nell'acqua stagnante..?»

«Anche.»

«...»

«Mi vuoi dire, Piko, che sei geloso?»

«Sono geloso di te, perché non so con chi sei quando non siamo insieme.»

«...»

«A volte immagino che tu sia a chiacchierare con qualcun altro e che quando lascio il bosco esco anche dai tuoi pensieri.

Ieri invece ho immaginato che mi avessi seguito fin fuori la porta di casa, per proteggermi.»

«Non lo farei, sai difenderti da solo.»

«Mi sento piccolo vicino a te.»

«Piccolo non significa debole o insignificante.»

«...»

«Piko.

Posso abbracciarti?»

«Sì.»

«Sei il mio re peloso.»

«Sei il mio ragazzino amoroso.»



«Matu!

Matu, dove sei?

Perché non sei nella caverna?»



«Matu!!

Il tuo tronco rasposo è qui.

Anche io, sono qui.

Matuuuu!»


«Matu!

Matu!»


Parte terza


[esiste un legame tra l'orso e la luna, entrambi si coricano e scompaiono per poi rinascere]

E poi smetti di parlare.

Succede quella sera che torni a casa e mamma ha qualcosa da dirti.


«È venuto un orso e ti cercava», dice.

«Perché?» dici.

«Cercava te», dice.

«Non sarebbe mai venuto fin qui», dici.

«È venuto e l'ho mandato via», dice.

«Ma forse voleva dirmi qualcosa di importante», dici.

«Non voleva andarsene», dice.

«Dov'è?» dici.

«Ho avuto così tanta paura che l'ho ucciso», dice.


C'è un sogno che facevi spesso da piccolo. Venivano i ladri in casa, tu li sentivi, non li vedevi bene ma in qualche modo percepivi la loro presenza;

e tutto quel che riuscivi a fare, sebbene volessi urlare per cercare aiuto o cacciarli a mestolate o guardarli negli occhi con sguardo fermo,

tutto quel che riuscivi a fare era non fare niente:

la voce ti moriva in gola e i piedi si piantavano a terra, pietrificato.

Come adesso.


Mamma ha preparato le penne ai peperoni e tu adori i peperoni.

I tuoi preferiti sono quelli di nonna, ripieni di carne e formaggio e cotti in padella.

Mamma, dopo quello che ti ha detto,

(Ho avuto così tanta paura che l'ho ucciso)

apparecchia la tavola e serve le penne ai peperoni.

Come se non fosse successo niente.

Come se non fosse successo niente.


Le pareti della camera sono silenziose, come te; immobili, anche, come te.

Dalla finestra non filtra il sole.

Papà e mamma bussano alla porta e chiedono se hai fame.

Non rispondi, a volte il tuo mutismo è una corazza.

Li senti discutere della retta della scuola.

Sfogli un libro ma non ti dice niente.

Senti aroma di caffè: sono passati due giorni, o tre.


Nonna ti aspetta.

Versa una tisana in una tazza argentata e te la mette in mano.

Ti chiama per nome e ti accarezza i capelli.


Dice:

«Non perderle, le parole, ti basta allungare una mano per afferrarle.

Alcune hanno un sapore buono, che così dolce non l'hai mai provato.

Non volevo ostacolare i tuoi desideri, solo metterli alla prova.

Tieni, prendi questa conchiglia e vai alla collina dei ritorni.

Si chiama così, la collina, perché in fondo la vita è avanzare ritornando, è camminare verso il principio.

Qualcuno la chiama anche la montagna dove finiscono i sogni; ma non temere: i sogni finiscono perché diventano realtà.»

Nonna sembra sapere tutto e allo stesso tempo inventarsi tutto.


Esci. Le tue gambe si muovono incerte.

Dubiti dei sentimenti di Matu e di conseguenza dei tuoi.

Come se i tuoi sentimenti da soli non avessero diritto a esistere.

Come se tu da solo non avessi diritto a esistere.


Dov'è Matu, è morto, dov'è?


Passi per il bosco.

A conti fatti non ti sei mosso da là dal primo giorno che l'hai incontrato.


Cammini lungo il torrente.

Raccogli il fango sotto le scarpe; pensi che dovrai togliertele prima di entrare in casa, se non vuoi fare arrabbiare mamma.


Hai una matita in tasca, l'hai trovata qui nel bosco, ancora prima di conoscerlo.

Hai anche dei fogli, sembrano quelli dell'agenda di nonna, ma davvero non ricordi di averglieli presi.

Nell'altra tasca la sua conchiglia.


Se ti mettessi a scrivere, servirebbe a tornare a parlare?

Cerchi nel vocabolario dei ricordi del cuore.

Qualche parola da salvare.


Mele.

Pancia.

Albero.


Non sai che fare.

Coi foglietti costruisci tre barchette di carta.

Su ciascuna, con la matita, scrivi una parola.

Ogni barchetta è una parola di cui prendersi cura.

Solo tre, tra tutte quelle che non riesci più a dire.


Mele: frutti croccanti dalla pronuncia semplice, tondi come il mondo e deliziosi come la crostata di nonna.


Pancia: cerchio morbido al centro di un corpo; il cerchio morbido al centro della pancia si chiama ombelico; alcune pance parlano; quella di mamma era il posto più comodo per appoggiare la testa quando eri più piccolo e lei più affettuosa.


Albero: suono lungo per creatura elevata; il tronco respira l'odore di Matu quando gli si struscia contro.


Le affidi al torrente.

Se approdassero altrove, distribuirebbero potenza e bellezza?


Osservi le barchette scomparire dietro la piccola ansa in un turbinio di arcobaleni.


Osservi le barchette risalire dalla piccola ansa in un turbinio di arcobaleni.

Risalire.


Albero.

Pancia.


Sull'ultima barchetta siede un grande orso: Matu!

«Mele» è stata modificata in «miele» con l'aggiunta di una piccola «i» in pennarello rosso.


Matu salta giù con la grazia di un fenicottero.

Tu lo guardi come se fosse un angelo.


Dice:

«Non mi ha ucciso, tua mamma, mi ha solo ferito.

Poi tua nonna mi ha curato, mi ha donato una conchiglia e mi ha mandato alla collina dei ritorni. Ma prima sono venuto qui.»


Alla collina adesso volete andarci insieme.


Matu ti porge la schiena e tu ci sali.

Ti aggrappi al suo collo ma forse non serve.


Avete fretta, adesso.


Dice:

«Forse,

se un uomo può entrare in una grotta e diventare un orso,

come facevano tutti i ragazzi al villaggio prima che arrivasse il prete,

allora anche un orso può

entrare in una grotta e diventare un uomo.»


Forse.


Tua nonna è seduta ai piedi della collina, vi guarda e annuisce.


Ha la pelle limpida e i capelli lunghi verdi come le fronde degli alberi, ha la forza di una guerriera, la voce come zucchero filato e il sole nelle mani.


Non capisci se la sua immagine è reale, ma da un po' di tempo ti sembra che di tutte le cose che riguardano nonna, quelle meno reali siano le più vere.


Adesso volete raggiungere la cima.


Dalla tua conchiglia nasce una musica.

Matu avvicina la sua all'orecchio, intanto ti guarda e tutta la speranza del mondo è nei suoi occhi.


Cominci a cantare.


«Mi sei mancato

tutto il tempo che non ti ho conosciuto

e quando mi sei mancato di meno

mi sei mancato moltissimo.

La mia casa è sul tuo petto.

Tra le zampe ti metto una rosa

rossa, balliamo stretti una milonga,

rotoliamo giù per la collina

insieme con la luna.

Sei la lana che avvolge i miei inverni,

la mia barca per navigare

tutti i mari

nascosti del mio cuore.»


È questa la vera Canzone per un orso.

L'altra, quella del libro bianco che leggevi nel bosco, non la ricorda più nessuno. 


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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore
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eyepizzapie ha votato il racconto

Esordiente

Prendi un lenzuolo bianco e lo adagi sopra la tua esperienza, la tua vita vissuta. Non come un velo funebre, non fraintendermi, è più una tovaglia se preferisci. Si creano delle conche e delle colline, il paesaggio non è pianeggiante, tutt'altro. C'è un sacco di vita sotto quel lenzuolo. Poi prendi una fiaba, un sogno e lo proietti su quella tela ondulata. I rilievi sottostanti creano delle distorsioni: a volte accentuano la tua fanciullezza con commovente fragilità, altre volte creano delle zone d'ombra e di inquietudine. Leggerti è scivolare su quel lenzuolo che lascia solo intuire le tue profondità. Leggerti è come osservare un Dalì.Segnala il commento

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Loretta 68 ha votato il racconto

Esordiente

GRAZIE!!!Segnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Molto bello, lento e insieme vorticoso e questo amore che si cerca e si ritrova e sfida addirittura la morte. BravaSegnala il commento

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Helena ha votato il racconto

Esordiente
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blu ha votato il racconto

Esordiente

è magico . vedo un albero , con i suoi rami che cresce cresce, all’infinitoSegnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Bellissimo davvero Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Una favola bella e complessa, che parla di sentimenti, dei grandi dubbi, delle domande che affollano la mente di ogni uomo. Fine metafora della vita e dei rapporti umani, perché qui l’animale diventa un tutt’uno con il bambino, e gli altri personaggi si integrano vicendevolmente nella storia, un po’ reali e un po’ fantastici. C’è sicuramente qualcosa di autobiografico, tenendo conto anche dei riferimenti ad altri tuoi scritti precedenti. Davvero una penna magica, la tua.Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente
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palu ha votato il racconto

Esordiente

E' bello davvero. Soprattutto il soggetto: bello e difficile, si parla di sentimenti e contrasti che caratterizzano l'essere umano e volendo vedere anche di altro, ma gli elementi che proponi lo stemperano in una atmosfera incantata a metà tra fiaba e favola. Con un bambino che pare lui stesso un essere antropomorfizzato al pari del suo compagno orso (nota a latere: non so perché, ma mi ha fatto tornare in mente Vita di Pi). Leggendolo tutto insieme, ho trovato il racconto in due tempi, con due ritmi differenti: il "primo atto" (apri la narrazione in prima persona) più "tradizionale"; e secondo e terzo dove passando attarverso il dialogo (a mio gusto un po' lento) si sfocia in una fase successiva, direi in seconda persona (... smetti di parlare, nonna ti aspetta...), che ho trovato intrigante. In ogni caso, nell'insieme, molto piavole. Spero perdonerai la lungaggine e grazie per la lettura. PaoloSegnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello bello bello... e ancora bello.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Roberta, la tua prosa è poesia. L'atmosfera fiabesca è nel respiro che riesci a far sentire durante la lettura. È un respiro dolce, antico e nuovo perché riesci a non banalizzarlo con gli stereotipi. Complimenti ancora e ancora!!!Segnala il commento

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[K] ha votato il racconto

Esordiente

Che bella danza. Non saprei dire quanto di trasognante e quanti elementi reali (intendo biografici, autobiografici) entrino in questo racconto. L'ho letto e riletto con piacere.Segnala il commento

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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Quanta ricchezza nell'incontro tra due solitudini...Poesia.Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

Esordiente
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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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Imago ha votato il racconto

Esordiente
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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Per adesso tengo a bada la commozione, poi ti scrivoSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Magnifico racconto. Riporta in vita la fantasia, la gioia, i sentimenti incontaminati dei bambini e degli animali (gli unici a vivere oltre le "sovrastrutture" umane). C'è tutto: l'esordio nella vita, la prevaricazione degli adulti e le difficoltà di comprendere le scelte altrui, il desiderio di andare oltre e quello di rintanarsi, il bisogno di andare e la paura di restare.Segnala il commento

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di Roberta

Scrittore
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