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Narrativa

mènnula

Di carmelo modica - Editato da carmelo modica
Pubblicato il 09/01/2019

un anello prezioso: un valore inestimabile

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Mènnula

Clelia non fa che trascinarmi e oggi, maledizione, ho giusto i mocassini che mi fanno male i piedi. È così contenta quando la porto al parco! Clelia è una meticcia e ha un problema all’occhio destro. Le hanno dovuto asportare il sacco lacrimale quando l’hanno trovata e da dieci anni ormai non fa che piangere da un occhio solo. Così devo correrle dietro con un fazzoletto di cotone che per forza di cose devo tenere nella tasca sinistra. Perché una volta mi sono confusa e ho usato il suo fazzoletto. Perché quando mi prende, mi prende – sa? Sì, così ora faccio che a sinistra tengo il fazzoletto di Clelia, mentre a destra tengo quello mio.

Da quando Totò è morto c’è Clelia. Salvatore era siciliano, un gentiluomo. L’ho sposato che avevo vent’anni. Era venuto a Milano con una valigia sola. Totò mi diceva sempre che profumavo di mandorle. All’inizio pensavo che me lo diceva per farmi sciogliere ma poi quando certe volte…, certe volte che …, beh insomma, mi chiamava “Mennula”.

Mi scusi, sa. Glielo dicevo, quando mi prende, mi prende. Eccolo, vede?, a sinistra il mio. A destra quello di Clelia. Come dice? Ah, sì. Che testa! Sì, sono uguali, lo so. Ma io ho sempre usato fazzoletti bianchi. Totò me ne aveva regalato uno e ci aveva fatto ricamare una mandorla con la mia iniziale e l’aveva tenuta in una scatola col marzapane. “Così capisci cosa sento quando ti ciauro”, diceva la buon’anima. Mi odorava sempre, il mio Totò.

Sono passati dieci anni, sa? Clelia ne ha pochi di più e considerato che la sua vita vale sette volte quella degli uomini avrà circa 80 anni, povera bestia! Qualcuno in meno dei miei. Almeno lei non ha l’artrite. Ci amavamo tanto, sa. Anche se lui era ateo. Due figli mi ha dato, che sono la vita mia. Ma loro stanno in America. Clelia, l’avevo vista al canile e anche se doveva essere prima operata all’occhio per via di una brutta infezione me ne sono innamorata. È lei che porta in giro me, sa. E a dirle la verità, vede, Totò, me lo porto appresso io.

Ha voluto che lo cremassimo alla morte. E così ho fatto anche se il papa non vuole, ma che devo dirle: Totò era la mia vita. Così ho messo le ceneri in un vasetto che mi aveva portato mio figlio, il grande, dall’America. Però ‘sto vasetto a casa, mi faceva impressione e poi temevo che Clelia potesse farlo cadere. Sa, questi cani ne fanno danni con la coda quando sono contenti!

Una volta in una trasmissione, sulla Rai, sento che le ceneri umane contengono una quantità di carbonio. Come i diamanti, sa! Ci avrebbe mai creduto? Così porto le ceneri a un amico di mio marito che faceva il gioielliere, ora c’è suo figlio al negozio. Ne ha ricavato dei cristalli , vede? Me li sono fatti mettere in questo anello. Guardi, guardi. Il mio Totò. È bellissimo, vero?

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Manuela Garbellini ha votato il racconto

Scrittore
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

.....bella l'armonia, che regna, e la serenità, che traspare....Segnala il commento

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Esordiente

Bello stile, ben raccontato. La trama contiene sorprese molto ben inseriteSegnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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di carmelo modica

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