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Narrativa

Merda di Cane

Pubblicato il 04/12/2020

Quando il nero prevale, ma non ti sta affatto male.

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Pesto una merda di cane appena fuori dalla porta del palazzo, bestemmio strofino la suola sul cemento cercando un punto più ruvido, maledico il figlio di puttana il cui cane la cui merda sta sotto la mia scarpa e mi incammino verso la Centrale.

Pure piove, fitto, uggioso, che non serve a niente l’ombrello. La vita è, in questo preciso istante, una grandissima merda di cane. Certo è che se becco il padrone un calcio nel culo dato di suola che si imbratti un po' il pantalone almeno da sentirsi la puzza. Vorrei che il mio gatto gli andasse a cagargli sul cuscino appena prima di andare a dormire, magari quando ritorna marcio e ubriaco all’alba e se ne accorge dello schifo solo verso mezzogiorno, mezzogiorno e mezza.

Poi smetto di sognare vendetta, che pensare male porta male. Provo a esercitare pensiero positivo, apro la mente turo il naso ed entro nell’androne della Stazione Centrale. Da sempre è il momento che preferisco, nella mia vita da pendolare. La simmetria dell’edificio, le finestre alternate, l’enorme lampadario appeso, le scale che si arrampicano erte, figlie anch’esse degli anni e delle mode del fascio, ripide, austere, cattive, atletiche. Le percorro a piedi, come fossi un bersagliere, i gradini a due a due, il fiato che in cima si è fatto corto ma le gambe finalmente sgranchite dopo dieci o dodici ore di immobilità.

Binario dodici, mi getto in carrozza, lato finestrino, e vaffanculo al cane.

Parte il treno passano forse trentacinque secondi e l’odore di merda è insopportabile, nonostante l’ora di punta, il sudore, l’alito greve di mille animali da soma sbuffanti che puzza di giornata lavorativa, di parole urlate, ingoiate, stantie, di calorie bruciate col cervello in fumo e il corpo inchiodato alla croce, per salvare il mondo del lavoro dipendente che crea dipendenza, come la peggiore delle droghe, e la più letale.

Faccio finta di niente, trattenendo urti di vomito.

Mi distraggo con la mia più vicina compagna di viaggio, una ragazza sui quarantanni, riccia, con gli occhi desiderosi di compagnia. Mai vista prima, ma sembra un secolo che ci si conosce, e mezzo secolo che ci si desidera senza essersi mai sfiorati. Quando si alza e scende, la mia eccitazione è così alta che l’ormone profuma l’ambiente e la merda di cane sembra un arbre magique Aria di Portofino. Sculetta appena e mi strizza l’occhio, poi sparisce nel nulla, sulla banchina, tra mille altri volti di mille altre bestie che arrancano verso casa.

Mi trascino alla mia, apro e vedo il gatto attraversare la cucina e il sorriso di mio marito che prova ad accogliermi bene. Un misto di amore e emiparesi, si capisce subito che stava guardando lo smartphone, magari youporn, o scrivendo un wasup all’amante, oppure scorrendo le foto di sua madre quando era giovane, una bella donna mia suocera, provocante, altezzosa, fiera, incredibile come suo figlio non le assomigli.

Arriva mio figlio ed esclama che puzza di merda mamma non rispondo mi tolgo le scarpe le getto in giardino e finisco sotto la doccia, per togliermi di dosso la merda del giorno e per pensare con calma e carezze alla ragazza del treno.

Domani sarà tutto uguale? Pesterò la stessa merda di merdoso cane anche domani?

Sento il bisogno di essere aiutata, di gridare, di sfogare, di lasciarmi andare. Sento una forza che mi spinge verso l’alto, per poi potermi scaraventare a terra con violenza, e lasciarmi lì, e farla finita.

Entra in bagno mio figlio per chiedermi cosa si mangia.

Merda di cane, rispondo, e lo caccio via.


Stasera usciamo! esclamo, vestita carina di nero e giallo. Mi guardano come aliena, come se i ristoranti fossero chiusi e ci fosse il coprifuoco, la guerra, la pandemia, la mediterranea anemia.

Va bene, ci sto, dice mio marito, e siamo in macchina e siamo in quella trattoria e siamo al tavolo e agli antipasti e la ragazza del treno entra mi vede e dopo un attimo di stupore mi sorride maliziosa, e si siede al tavolo con il suo uomo, lei rivolta verso di me.

Che cena deliziosa, torniamo a casa e il sesso è dolce, eccitante, finalmente nuovo.

No, domani non sarà tutto uguale.

Domani la merda di cane sarà più grossa, e più puzzolente.

Eccolo qui, il domani, corro verso la stazione, lo sguardo a terra per evitare merde, la mente a ieri sera, il corpo proteso al raggiungimento del treno, del suo corpo, del suo culo, la vita spinta in avanti, buttata un poco più in là sperando ci sia posto per tutti, anche per me.

Mi siedo e aspetto, arriva la sua fermata, salgono una due tre quattro persone, lei non c’è. In compenso mi arriva al naso una gran puzza di merda di cane. Controllo la mia suola, solo per scrupolo, non sono io. Ma la giornata è partita male lo stesso.

Poi, la vedo, con un’altra, cazzo.

Perdo il controllo mi avvicino e nel passarle accanto le sfioro il seno con la mano, come se fosse accidentale ma invece no, me lo godo e me lo immagino tutto, e gonfio, sotto la mia mano. La stronza si finge indignata ed esclama a voce alta ehi ma cosa fa! ma vedo i suoi occhi sorridermi, mi desiderano. Però mi imbarazzo abbasso lo sguardo mormoro delle scuse e filo via.

Arrivo in ufficio sudata, di vergogna e di emozione, lavoro al computer senza mai alzare la testa, senza parlare con nessun collega, salto la pausa caffè, salto la pausa pranzo, conto i minuti per poter uscire da questa prigione fetida e tornare su quel treno.

Ci arrivo correndo e sono fradicia.

Eccola, è lei. Mi si piazza davanti, con quei suoi occhi neri e profondi piantati nei miei. Siamo appiccicate. Sento che sente il mio sudore, e che le piace.

Le mani sanno cosa fare, protette dalla calca e dalla folla. Nemmeno una parola.

Poi lei scende, siamo andate oltre, non è la sua fermata, non ci siamo fermate, io trovo un posto, mi siedo, spossata. Salto volutamente anche la mia fermata, resto lì, sguardo perso, arrivo al capolinea, impossibile tornare indietro.

Mi squilla il telefono. Vedo un gatto passare. Spengo il telefono e lo lascio cadere nel primo cestino che trovo.

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Anonimo Piacentino ha votato il racconto

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Treno e amore saffico... connubio sempre intrigante...Segnala il commento

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SteCo15 ha votato il racconto

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Ritmo sincopato, come lo sferragliare rapido del treno, fino allo scambio di binari/sesso/storia/vita...Segnala il commento

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Imago ha votato il racconto

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Isabella Ross ha votato il racconto

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Fiorenzo ha votato il racconto

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Bellissimo. Ritmo e allitterazioni. Complimenti.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Bello!Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Fantastico. C'è un ritmo musicale, rap o jazz. Un'estetica della repellenza. Da 10Segnala il commento

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

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Ottimo e divertente Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Marco Carcereri ha votato il racconto

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Cinzia m. ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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blu ha votato il racconto

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belloSegnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Bello e ben scritto.Segnala il commento

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nadelwrites ha votato il racconto

Scrittore

Scorrevole, un flusso continuo di pensieri misto alla narrazione.Segnala il commento

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Antonio M. ha votato il racconto

Esordiente

Finora avevo letto di uomini che toccano donne sui mezzi pubblici, mai di donne che toccano altre persone e si strusciano in mezzi affollati. Forse ho letto poco di racconti con questa tematica. Conosco invece bene la cacca di cane e prima o poi creerò un'associazione "Basta cani, basta bau bau, basta merda. Stiamo esagerando!". Racconto piacevole.Segnala il commento

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Valentinacomesai ha votato il racconto

Scrittore

Incredibile! Davvero inaspettato e linguaggio calibrato nella sua forzaSegnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Bello!!! Un ritmo incalzate, e noi incollati a questa donna, senza tirare il fiato per tutto il racconto. Bella l’idea di partire da una merda di cane, che di meno non si può, per costruire una storia così articolata. Bella l’idea del treno, quasi una passaporta tra la pochezza e il desiderio.Segnala il commento

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di LoSteNo

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