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Narrativa

Messi

Pubblicato il 13/12/2021

Non c’è nulla da ridere, sono proprio alterato. Sta storia di Messi al PSG mi sta proprio innervosendo.

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Non c’è nulla da ridere, sono proprio alterato. Sta storia di Messi al PSG mi sta proprio innervosendo. Sento che sto per augurare del male a qualcuno, e la mia mamma mi ha sempre detto che non si fa.

La mia mamma sì che mi faceva ridere quando mi faceva il solletico mi sembrava di morire dal tanto che ridevo mi si tagliava il respiro. Alla fine mi spaventavo e piangevo come un pazzo, non fare il pazzo tu che non sei mica pazzo, mi diceva sempre la mia mamma.

Ora però sta storia di Messi al PSG mi sta innervosendo, con tutti sti sceicchi super-ricchi che mi fan ridere coi loro vestiti lunghi, che mi sembrano me quella volta alla festa di carnevale di mio cugino, che mia mamma mi ha messo su sto pastrano bianco e sto lenzuolo bianco in testa e mi ha detto di dire salam a tutti quelli che incontravo, e io gridavo salam e tutti ridevano e anche io ridevo ma poi dopo poco si sono stufati tutti del mio salam e ho passato il resto della festa in un angolo a sporcare il pastrano bianco col cioccolato della torta. Che alla fine quando mia mamma è venuta a riprendermi avevo anche vomitato, le ho gridato salam lei si è arrabbiata perché ero lercio e mi ha detto che il salam ero io e mi sono messo a piangere perché mio cugino e gli altri della festa si erano messi a ridere.

Anche Messi si è messo a piangere il giorno prima che doveva dire addio al Barcellona, e poi il giorno dopo rideva perché era felice di essere al PSG, ed io non capisco come si possa piangere e ridere per lo stesso motivo, perciò sta storia di Messi al PSG mi fa solo innervosire, e da ieri mica ho cambiato idea, sto nervoso di brutto.

Come la prima volta che mamma mi ha detto che dovevamo andare dai dottori a fare la visita, lei non era per nulla felice che mi ero picchiato con un sasso sulla mano, parecchie volte che alla fine mi si era rotto un osso, anzi un carpo, e lei si era spaventata molto e piangeva perché io ridevo a vedere il mio carpo penzolante che non riuscivo a muoverlo e mi sembrava un piccione morto appeso ad un ramo con una zampa incastrata e la testa in giù abbandonata che avevo visto il giorno prima su un albero vicino a casa.

Che mamma non vuole che mi allontani troppo da casa, per cui sta storia di Messi che il giorno prima diceva che Barcellona era casa sua e poi parte per Parigi mi innervosisce parecchio, che probabilmente Messi non ha una vera mamma o se ce l’ha non l’ascolta per niente. Infatti so che Messi ha solo il papà che gli organizza le cose, ma i papà non conoscono bene le cose del mondo, così dice la mia mamma. Io nemmeno lo conosco, il mio papà, che la mamma non ne parla mai e mi ha detto che è morto quando sono nato, o forse poco dopo. Ma di sicuro nemmeno lui mi avrebbe permesso di andare al PSG, se Barcellona è casa mia.

Una volta però mi sono allontanato anche io da casa. Così mi son perso, era freddo e congelavo, il fiume era gelido e congelavo ma la mia mamma ha mandato degli angeli a cercarmi e a salvarmi, e mi hanno salvato. Che in realtà quella volta lì non avevo gran voglia che mi salvassero, che avevo dei pensieri belli e rilassati, con quel freddo che mi dava del torpore che mi faceva sentire bene, anzi meglio.

Ma non ci sono questa volta angeli che possano riportare indietro Messi dal PSG, anzi ho visto che un Angel ci gioca proprio in quella squadra, quindi ciao ciao Messi, però che nervoso, che mi verrebbe da dire qualcosa di cattivo, a lui e a quelli col pastrano bianco che hanno centomilioni da dare a lui e nemmeno cento euro a chi gli costruisce i grattacieli, che mangiano male e poi cadono dalle impalcature e muoiono, l’ho sentito più di una volta al telegiornale.

Che anche Messi con tutti quei soldi lì può costruirsi un grattacielo, ma poi ci vivrebbe dentro da solo col suo papà, e poi magari lo costruisce a Parigi e se l’anno prossimo si sposta, deve spostare il grattacielo, o venderlo agli sceicchi e costruirne uno nuovo. Che alla fine, grattacielo o no, quando si muore si muore poveri e soli, diceva sempre la mia nonna. Che infatti è morta solissima e poverissima, che mia mamma l’ha saputo una settimana dopo abbondante. La mamma quella volta ha prima sorriso, e poi è scoppiata a piangere, proprio l’opposto di Messi. Che strano, ho pensato quella volta, perché mamma e nonna non si parlavano più da anni, quindi cosa piangi a fare? Addirittura, l’hanno dovuta chiamare i vicini che era estate e c’era puzza di pesce marcio nell’appartamento della nonna. Che strano, ho pensato quella volta, che alla nonna non piaceva per niente il pesce, perché era vegetariana.

Invece Messi a Barcellona si faceva delle aragoste grosse così, e gli sta bene adesso che se ne è andato via piangendo e poi ridendo che a Parigi le aragoste non potranno essere così buone, visto che a Parigi il mare non c’è. Ridi pure, caro Messi, ma ricordati che le Aragoste urlano e piangono di dolore se le si mette nell’acqua bollente.

Cioè, non significa che voglia mettere Messi nell’acqua bollente, che io so quanto fa male che una volta me la sono rovesciata sulle mani, e la pelle è diventata prima color aragosta e poi bianca e poi crostosa come l’esoscheletro dell’aragosta. La mamma ha detto a tutti che a me le mani a volte mi tremano, in realtà le mie mani sono ben salde, ero solo curioso di capire cosa sarebbe successo. Come quando metti un pezzo di carta vicino al fuoco, e non sai esattamente se brucerà tutto insieme o solo la parte più a contatto.

Insomma, non mi passa proprio sto nervoso, e se non posso augurare il male alle persone che la mamma dice che è peccato, almeno spero che il PSG non vinca. Che poi io non ho mai vinto nulla nemmeno io, e tutto sommato non credo mi manchi nulla, soltanto una rotella, come mi dice qualche compagno cattivo. Però spero che Messi non vinca, ecco, e spero che i miei compagni cattivi non solo non vincano, ma abbiano un giorno tutti i carpi spezzati. Scusa mamma, non volevo, certo che ti voglio bene e che vado a sciacquarmi la bocca per la brutta cosa che ho detto.

Che nervoso, davvero, però mi viene da ridere a crepapelle come quella volta del solletico se penso a Messi che sbaglia il rigore decisivo nella finale di Champions. Una volta anche io ho sbagliato un rigore, l’allenatore me lo ha fatto tirare che perdevamo 4 a 0, però sono stato insultato lo stesso dai miei compagni e ho pianto così tanto che poi la sera mi sono lanciato dalle scale mi sono fatto male ad un tarso e non ho più voluto giocare al calcio, e da allora lo guardo in tv e il mio giocatore preferito è sempre stato Messi, per quella storia che mi ha detto mia mamma che lui era nano ma ce l’ha fatta a diventare un campione, e quindi anche io che avevo una rotella in meno avrei potuto farcela. E io ridevo quando diceva così perché mi immaginavo un nano sulla rotella di un circo che fa sempre ridere tantissimo, soprattutto quando cade e si bozza la fronte.

Oggi però sono davvero nervoso. Ho sentito al telegiornale che Messi si è fatto male ad un ginocchio e non giocherà le prossime partite col PSG. Sono molto ma molto nervoso. Messi si è fatto male ed è colpa mia perché ho pensato il suo male, e la mamma mi ha sempre detto che non si deve fare. Che nervoso, ora lo so cosa mi tocca fare, per calmarmi e per farmi perdonare da Messi e dalla mamma. Devo cercare un martello. Eccolo, devo mirare bene questo osso qui, che sporge appena appena, qui, nella parte alta del mio cranio a cui non hanno messo la rotella. E poi colpire forte, che non ci si accorge nemmeno.

Ciao, Messi, non piangere più e scusami tanto se ti ho fatto del male, ti prometto che non succederà più.

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Laura Camposeo ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Ottimo soggetto, e poi giochi sul parallelismo che è una delizia Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

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Grande prova di scrittura. E come scrive Il Verte è "Straordinario come entri e come gestisci un soggetto così complesso". Scrivi più spesso: abbiamo bisogno di brani così importanti.Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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Originale eppure così dolorosamente vicino alla vita. Bentornato Segnala il commento

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. ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Bello sì... il soggetto, la tensione palpabile, il senso del disagio e del dolore, soprattutto, che imbastisci con un linguaggio sempre sul confine della follia. Per molti il dolore - in tutte le sue declinazioni - costituisce un limite, oltre il quale è meglio non spingersi, per altri, invece, il "dolore" e il "disagio" sono l'unica possibilità per esprimere la propria "esistenza", una sorta di "dichiarazione di vita", solitaria ma assolutamente reale e tangibile. Segnala il commento

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omALE ha votato il racconto

Esordiente

Applaudire soffrire e gioire per milionari che corrone dietro un pallone che a sua volta rotola solo dietro il denaro, eh si gli deve proprio mancare qualche rotella . Leggendo il racconto mi hai coinvolto e mi è venta Rabbia pensando a Messi Arabi e al Denaro capace di rovinare anche il sogno più belloSegnala il commento

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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La follia e la sensibilità. Quel dolore che non passa e non ha via d'uscita. Bravo.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Straordinariamente doloroso. Fin dall'inizio crea nel lettore (o almeno, in questa lettrice) una sensazione di ansia, una tensione emotiva che procede con un andamento a poussée per raggiungere il massimo nel finale. Straziante.Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

belloSegnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Marco Verteramo ha votato il racconto

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Straordinario come entri e come gestisci un soggetto così complesso. Segnala il commento

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Novalis ha votato il racconto

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di LoSteNo

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