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Narrativa

METRO

Pubblicato il 12/06/2020

Confeziona bombe, è il suo lavoro, e non gli importa a chi servono, chi sono i mandanti, le ragioni politiche o religiose, o se sono per seminare terrore, vendicare torti o forse solo per fare morti

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Confeziona bombe, è il suo lavoro

e non gli importa a chi servono, chi sono i mandanti, le ragioni politiche o religiose

se sono per seminare il panico, vendicare torti

o solo forse per fare morti

minacciare

ricattare.

Non gli importa

e non chiede mai niente.

Politica e religione non gli interessano. A lui basta essere pagato, riconosciuto e apprezzato, sì, apprezzato, perché lui è un artista.

Le uniche cose che chiede sono:

Cosa volete ottenere? E…

posso sapere dove e quando?

Il “cosa” riguarda le questioni tecniche. Una bomba per distruggere un negozio è diversa da una che deve far saltare un bancomat o l’auto di un rivale. Una per fare una strage non ha niente a che fare con una che deve uccidere un solo uomo, o mutilarlo, o solo spaventarlo.

Ogni bomba ha un’anima, un cuore.

Ogni bomba ha un suo respiro.

E lui lo conosce bene il respiro di una bomba, è un vero esperto, un professionista, lo riconosce dal suono, dalla musica. Esplosione in do diesis, la più comune, in si bemolle per le vetrine, accordo in fa maggiore per le rapine.
Innesco, tipo di esplosivo, lunghezza dei fili elettrici se a orologeria:

Ogni bomba ha una sua melodia.
Si possono accordare, come strumenti musicali, si possono riconoscere, sentire, anche poco prima dell’esplosione:

È un attimo, come quando si prende fiato prima di immergersi, prima di saltare, urlare
prima di morire.


Poi c’è il “dove e quando”, ed è solo per una questione pratica: non trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Niente di più.


Quando gli commissionano un lavoro prima di tutto studia il campo, il terreno, fa piccoli sopralluoghi. Fotografa, registra, misura. Poi i test, nel suo laboratorio, con modellini o simulazioni al computer.


Non legge mai i giornali, non guarda i notiziari.

Non vuole sapere.

Con un lavoro come il suo è meglio non avere distrazioni. I sentimenti devono restare fuori:

Niente emozioni, niente complicazioni.

Lo dice sempre anche in famiglia. Lo dice ai suoi bambini quando ci restano male per un’offesa, un insulto, o per un problema di cuore. La piccola è in quinta elementare, il piccolo deve andare in terza. I primissimi amori, quelli teneri, dell’infanzia. Sorride. Quanti ricordi.

Poi c’è la moglie, un lavoro che non le piace, i litigi, le incomprensioni con i superiori:

Niente emozioni, niente complicazioni, le dice.

Tu fai presto a parlare. Fai un lavoro che ti piace. Te ne stai nel tuo laboratorio, costruisci modellini, ti inventi effetti speciali. Giochi tutto il giorno e ti pagano pure!

Effetti speciali, questo le ha sempre raccontato:

Lavoro per il cinema, creo effetti speciali.


Ora gli hanno commissionato una bomba da far esplodere nella metro. È la prima volta:

C’è sempre una prima volta.

Comincia con i sopralluoghi.

Stazione Termini, una delle più centrali, sempre affollatissima, in ogni stagione, in qualsiasi giorno della settimana. È gennaio. La bomba deve essere pronta per il 2 Giugno, festa della Repubblica. Per lui un giorno come un altro.

Ha tutto il tempo per prepararla.

Dopo un mese di sopralluoghi comincia il lavoro in laboratorio.

Ogni tanto ci porta anche i bambini, lo aiutano con la costruzione del plastico:

Mi serve un trenino e una stazione. Tu ti occupi di mettere gli omini.

È una stazione, c’è tanta gente, devi metterli uno attaccato all’altro.

Bravissimi.

Poi quando la moglie li porta via per i compiti, allora può dedicarsi all'esplosione:

Resto ancora un po’, ho da fare, è per un nuovo film, ci vediamo dopo, amore.

Dopo due mesi di lavoro e simulazioni, finalmente raggiuge il risultato desiderato. Non resta in piedi nemmeno un omino. Perfetto. Ora deve spostare il lavoro su scala 1:1.

La bomba deve starci in uno zaino.

Ci lavora per un altro mese e la termina giusto in tempo.


2 Giugno 2020.

La bomba ora viaggia in uno zainetto. A portarla un ragazzo, vent’anni. Zaino in spalla e mani in tasca e nella tasca l’innesco.

Obbiettivo minimo: duecento morti. Se si riesce anche di più.

Stazione Termini. Il ragazzo scende ed ecco la sorpresa. Cazzo, non ci aveva pensato. Merda, merda, merda. Distanziamento sociale. Stazione semivuota, persone lontane le une dalle altre.

Distanza minima: un metro. Se gli va bene ne ammazza venti:

No che non va bene!

Esce, di corsa. Merda. Poca gente. Va a destra, via Giolitti, Via Cavour, Amendola, sinistra, Via del Viminale, destra, Via Napoli, sinistra, destra, Quattro Fontane, corre, merda, poca gente, un metro fra loro, se va bene una ventina:

No che non va bene!

Rasella, Traforo, Due Macelli, nessuno, Piazza di Spagna, forse..., no!

Troppo pochi, dove sono i turisti, cazzo!

Via del Babuino, ed ecco, le sente, in lontananza, le voci, un megafono.

Corri!

E arriva, in Piazza del Popolo, e li vede, i manifestanti, tanti, selfie, nessun distanziamento, altro che duecento!
Si mischia fra loro, bandiere al vento, i cori, nazionalisti, forse anche un po’ razzisti:

PRIMA GLI ITALIANI!

Fantastico:

È per voi la mia bomba al plastico.


Il costruttore:

Sono qui, a meno di tre chilometri dalla stazione, distanza di sicurezza, ma quanto basta per sentirla.

Voglio sentirlo, il mio capolavoro.

Lui, il costruttore, il creatore, è in piazza, in mezzo a ‘sta gente:

Ma che ci fanno qua?

Ma a lui, a lui non frega niente, lui vuole solo sentire la sua creatura:

Quanto ci impiega? A quest’ora doveva già…

Ed ecco, d'improvviso, lo sente, il respiro, a meno di un metro.

Nelle sue mani quella dei suoi bambini.

Nella mano del ragazzo l'innesco.

Merd...

Accordo di fa maggiore settima diminuita.

Un capolavoro.

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Carolina Fabrizi ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Lo trovo poco credibile e chiuso in maniera piuttosto prevedibile. Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Memore dei tuoi esemplari colpi di scena, qui Il finale, ahimè, era prevedibile. Segnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

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Scusa, io lo trovo sottotono per i tuoi livelli (altissimi). Manca qualcosina sia al soggetto nel finale che al ritmo.Segnala il commento

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esteban espiga ha votato il racconto

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Amid Solo ha votato il racconto

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Mi è piaciuto tantissimo fino al confezionamento della bomba, il personaggio è davvero affascinante (anche se nulla lo accomuna al bombarolo di Storia di un impiegato, che aveva motivazioni politiche radicate nella distruzione individualistica del Potere); dal 2 giugno in poi però mi sembra che il racconto precipiti verso una conclusione affrettata funzionale solo all'autore forse ma non alla storia, perché il ventenne che commissiona e trasporta la bomba (caso più unico che raro in Italia, ma ci può stare, significa che è un kamikaze ma a maggior ragione vorrei sapere cosa lo spinge a ciò) come può essere sorpreso dalle poche persone presenti causa lockdown e distanziamento? Dove ha vissuto, quel ventenne (possiamo immaginare che un ventenne oggi, in un mondo dove l'informazione è un overdose, resti all'oscuro della cosa? potrebbe anche succedere ma sorge spontanea la domanda come è stato possibile), nei mesi precedenti per rimanere sorpreso? Forse maggiore cura nel definire anche chi ha commissionato la bomba sarebbe stata necessaria? E non tanto chi, ma perché: si stupisce delle poche persone perché vive da eremita? E che gli frega a un eremita di mettere una bomba? Senza queste informazioni il racconto ha il sapore di un'eiaculazione precoce, che nel rapporto lettore/autore soddisfa solo quest'ultimo (che in una sorta di vendetta letteraria fa saltare in aria i fasci, e quanto ti capisco, lo farei volentieri per davvero ;) )Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

Scrittore

Forte il soggetto! BravoSegnala il commento

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unacatastrofe ha votato il racconto

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Bella! Il bombarolo di De André nel 2020Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

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Etis ha votato il racconto

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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bello belloSegnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Wow wow wow!!!Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Chi va dicendo in giro che odio il mio lavoro non sa con quanto amore mi dedico al tritolo.Segnala il commento

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di Dalcapa

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