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Narrativa

Mi barrio y tus cigarros

Di Annalisa Maitilasso - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 29/01/2021

Lei è appena arrivata in città. La città è Madrid e lei è mia madre. Io, invece, vorrei proprio non essere sua figlia.

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La sera suonano sotto il balcone di casa mia. Sono in due: hanno una chitarra, un bicchiere di plastica per le monete e due chiome ondulate di capelli compatti che aderiscono alla testa come i caschetti dei lego.

- Mamma vieni a sentire.

Lei si affaccia insieme a me.

- Chi sono? Amici tuoi?

- Non proprio, sono amici di tutti, specialmente dei turisti quando riescono a spillargli soldi.

Mi sistemo a sedere sulle mattonelle mentre un arpeggio flamenco sale nell’aria rovente. Il chitarrista è sempre il primo ad iniziare, con la fronte che si muove e gli occhi chiusi. Ora tocca al cantante. Ecco che si prepara. La sua voce cerca la vena giusta con pazienza. Appena la trova, schizza fuori un getto d’ispirazione seguito da un gemito leggero.

- Gesù, che lamento! – ride mia madre.

- Che dici? Sono bravissimi!

- Bravissimi a vendere il pesce al mercato.

- Va beh, mamma. Che ne capisci…

È da quando mia madre è arrivata a Madrid che le nostre conversazioni finiscono tutte così. Cerchiamo di approfittare del tempo che ci rimane prima della sua partenza comprando sigarette, bevendo caffè, scacciando e, subito dopo, rintuzzando la voglia di litigare che abbiamo entrambe. C’è un’afa maligna e noi abbiamo una conversazione in sospeso per la quale non sembra mai il momento giusto.

- Usciamo a fare una passeggiata? – dice lei all’improvviso - Fa un caldo di morte qua dentro.

Dalla strada arriva lo schiocco de las palmas con cui il cantante si accompagna. Vedo in basso la montatura dei suoi occhiali squadrati, le spalline in movimento dentro al completo beige, un guizzo di peli che sbuca dalla camicia. Come fa mia madre a dire che non sono bravi? Sono incredibili. Ma durano poco. Quando scendiamo in strada, se la sono già squagliata in cerca di un altro pubblico.

Infiliamo la calle Embajadores. I marciapiedi sono stretti tanto da farci avanzare in fila indiana per schivare i cassonetti. Lei va avanti a passo marziale. Cos’avrà mai da correre? Non faccio in tempo a pensare che dovrei smetterla di cerchiare tutto ciò che fa o dice con un alone di giudizio, che lei si ferma a fissare un ragazzo con la faccia da vecchio. Spinge su e giù un carrello della spesa, grattando l’asfalto e scuotendo la testa come se stesse suonando la batteria.

- La gente dorme a quest’ora, lo sai!? – lo sgrida in italiano.

- Ma che ti frega! - Le dico snervata, anche se stavo pensando la stessa cosa. Allora lei gli fa un sorriso per farsi perdonare. Il vagabondo la guarda sforzandosi di aprire bene le palpebre.

- ¿Señora guapa, me invita un cigarro?

La vedo annuire, lusingata. Una mano sparisce nella borsetta. Che cigarro voglia dire sigaretta è una delle prime cose che ha imparato mia madre in spagnolo.

Il ragazzo si porta due dita al berretto floscio, una galanteria incomprensibile per la sua età.

Entriamo in un locale. Non c’è posto ai tavolini e dobbiamo accontentarci del bancone. Mia madre sbuffa contrariata. Poi, mentre si arrampica su uno sgabello alto e scomodo, mi guarda con la coda dell’occhio come se si aspettasse un rimprovero da parte mia. È chiaro che scomoda la faccio sentire io più di quanto non ci riesca lo sgabello.

- Allora mamma, quella cosa che volevi dirmi?

- Si, si…Tesoro, fammi un favore, vammi a prendere un tovagliolino. C’è da rompersi una gamba a scendere da qui.

Mi allontano per cercare i tovaglioli. Nel frattempo, mi faccio portare una birra. Al ritorno, lei non c’è più, è uscita a fumare una sigaretta. Attraverso la vetrata polverosa, intravedo di fianco a lei una giacca beige e un caschetto di capelli. Chiacchierano. Più che altro gesticolano. Una luce verde e gialla piove sulle loro braccia che dondolano avanti e indietro. Si stanno passando una sigaretta. Mia madre oramai offre sigarette a tutto il quartiere. E il quartiere le sorride sdentato. Sento una punta d’orgoglio che, a farci caso, è patinata di gelosia. Mia madre è già una del barrio, altra parola ha imparato quasi subito.

Poi, a sorpresa, lui si avvicina e le accarezza una guancia. Lei arrossisce, si scosta, ma senza nessuna fretta. Li vedo di profilo, la montatura di lui, il naso rotondo di lei, mentre si osservano con una malizia tremula che mi lascia a bocca aperta. Mi aspetto un bacio. Ma non succede.

Mia madre torna dentro. Fa finta di nulla, però è accaldata.

- Fai amicizia con tutti stasera - La voce mi esce antipatica – Allora, cos’è che volevi dirmi?

Si mette in borsa il fazzoletto che le ho portato, chissà a che le serve poi: - Magari mi trasferisco qui da te, non si sta così male a Madrid.

La birra salta dal tavolino con un guizzo flamenco. Mi accorgo che sono stata io: una scossa s’è impadronita del mio braccio. Senza battere ciglio, lei tira fuori il tovagliolo e comincia a pulire. Mi guarda allegra col suo miglior sorriso da combattimento.  

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Katzanzakis ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Bello.Segnala il commento

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Bello sì... anche a proposito dei preconcetti... generazionali. Segnala il commento

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Alessio Bagiardi ha votato il racconto

Esordiente
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Bel racconto! Molto partecipato. Grazie per averlo condiviso :)Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Bel racconto, bello stile pulito. Mi permetto di segnalarti solo un refuso in questa frase "altra parola ha imparato quasi subito." e un'altra non all'altezza del ritmo di tutto il racconto, ovvero "È da quando mia madre è arrivata a Madrid che le nostre conversazioni finiscono tutte così." che di per sé non è un errore ma secondo me perde lo stile pulito che contraddistingue il racconto, basta togliere poche cose tipo così "Da quando è arrivata a Madrid le nostre conversazioni finiscono tutte così." :) Bau! TiSegnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

brava Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente

Molto piaciuto :)Segnala il commento

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Urbano Briganti ha votato il racconto

Esordiente
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di Annalisa Maitilasso

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