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Autobiografia

MI COSTITUISCO

Di Dalcapa - Scritto da Esordiente
Pubblicato il 29/09/2018

Tutti, li ho ammazzati tutti, ma è stata legittima difesa!

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Ho ucciso mio fratello. L’ho ucciso che avevo solo pochi mesi. Quando i miei genitori si distraevano lui mi prendeva a pugni in testa. Poverino, era geloso! Ecchiccazzo se ne frega se era geloso. Mi dava pugni intesta, cristo, e avevo solo pochi mesi. Gli ho ficcato il ciuccio giù in fondo alla gola. È morto soffocato. È stata legittima difesa. Se non lo avessi fatto con gli anni sarebbe andata sempre peggio. Botte, dispetti, spiate e menzogne. Un giorno mi avrebbero fatto un clistere per colpa sua. Una scatola intera di cioccolatini nella sua pancia e il clistere a me. Chi di voi non avrebbe fatto lo stesso. Meglio prevenire che curare. Il ciuccio in fondo alla gola, per poter essere figlio unico e non subire un clistere ingiusto.

Ho ucciso mio padre. L’ho ucciso per tutte le ciabatte che mi ha tirato addosso. Quando lo facevo arrabbiare lui mi rincorreva e poi mi prendeva a ciabattate. Una notte mi sono alzato, ho preso la sua ciabatta e ho cominciato a picchiargliela sulla testa. L’ho fatto fino a che non l’ho sfondata. Poi ho preso la sua cinghia e glielo girata intorno al collo per strangolarlo, sì, perché due o tre volte l'ho fatto arrabbiare più del solito e lui mi ha preso a cinghiate. Mi volva bene, lui, ma una volta si faceva così, era normale. Sberle e scapaccioni, cinghiate e ciabattate. Ma che ne potevo sapere io che era normale? A me faceva male, soffrivo. È stata legittima difesa. L’ho strangolato dopo avergli sfondato la testa.

Ho ucciso la suora dell’asilo. Tutti i giorni ci faceva mangiare il minestrone di verdura e io odiavo il minestrone di verdura. Poi, il pomeriggio, io e la mia fidanzatina, la bambina che abitava sopra di me, dormivamo in due lettini uno a fianco all’altro. Ci tenevamo per mano. La suora passava e con un colpo secco ci separava. L’hanno trovata annegata nel minestrone, come il frate del Nome della Rosa. Sarei morto se solo avessi ingurgitato anche solo un altro cucchiaio di quel minestrone. Legittima difesa.

E poi ho ucciso la bambina che abitava sopra di me, la mia fidanzatina. Avevo solo otto anni quando mi ha detto che Babbo Natale e Santa Lucia non esistevano. Ho fatto finta di saperlo, ma le lacrime spingevano contro i miei occhi. Non volevo farmi vedere piangere. Le ho cavato gli occhi con le dita, che diventasse cieca come Santa Lucia, ma non volevo ucciderla. Ha attraversato la strada di corsa, senza poter vedere la slitta di Babbo Natale che stava arrivando a tutta velocità. È morta sul colpo.

Ho ucciso mia madre. L’ho uccisa perché, quando ero appena adolescente, si è ammalata. Un esaurimento nervoso. Come se si fosse spenta. Passava le giornate seduta, a forma di brioche, sulla poltrona in sala. Apriva bocca solo per lamentarsi. Non stavo mai in casa. I compiti, devi fare i compiti. Ma che ci facevo a casa con una brioche come lei. Le ho messo la testa nel forno. I forni, a quei tempi, erano ancora a gas. Volevo che si ricordasse che era una mamma, che il suo compito era curarmi, darmi da mangiare e non fare la brioche seduta in poltrona. L’ho uccisa perché vederla soffrire mi faceva soffrire. L'ho fatto anche per lei.

Ho ucciso la mia profe di lettere. Non le piacevano i miei temi. Diceva che scrivevo bene, in modo corretto, ma le mie idee proprio non le capiva. Mi dava sempre insufficiente. Fuori tema. Checcazzo, se è per questo nemmeno io capivo le sue, di idee. Ma i voti li dava solo lei. Mi aveva risucchiato via tutta la mia autostima. Le ho conficcato la matita rossa in mezzo al cuore. La matita era in legno di frassino. Vampiro di merda. Il rosso del sangue si è mescolato al rosso delle mie insufficienze.

Ho ucciso tutta la mia classe. Un massacro. Niente di particolare contro di loro. Ci andavo d’accordo, mi ci trovavo bene. Eravamo tutti amici. Ma poi, una volta diplomati, avremmo cominciato con le cene, a ritrovarci, per raccontarci gli entusiasmi, all’inizio, e poi, piano piano, le fatiche, le sconfitte, i fallimenti. Non potevo reggere. Li ho ammazzati tutti, prima che le cose potessero sfuggirci di mano. Ho manomesso il freni del pullman della gita, l’unica gita a cui non sono andato. Devi fare i compiti… mia madre! Andate, andate a divertirvi voi.

Ho ucciso le mie due mogli, prima ancora che mi potessero dare figli. Che potevo avere da insegnare ai miei figli? Uno dalla prima moglie e poi altri due dopo il divorzio. No, no, troppi. E che futuro, per loro? Dai, siamo sinceri, basta leggere i giornali di tutti i giorni per capire che i miei sono stati tutti atti d’amore.

E poi ho ucciso i miei capiufficio, e tutti i clienti, sempre gli stessi, tutti i giorni, allo sportello. Eccheccazzo, non avete niente di meglio da fare? Che vita di merda. Lo faccio per voi, e per me. Questo non è il mio lavoro, non sono nato per questo, e nemmeno voi.


Che dire, se avessi potuto prevedere tutto questo mi sarei tolto la vita sin da subito, ma ero troppo impegnato a difendermi. Ora vado a costituirmi, ma sono certo che verrò assolto, in fondo ho fatto solo il mio dovere.

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Roberta Spagnoli ha votato il racconto

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Ester Moidil ha votato il racconto

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Paulk ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Giovanni Maria de Pratti ha votato il racconto

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MAQUET ha votato il racconto

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Linea O Linda ha votato il racconto

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Pirandelliano...! Molto belloSegnala il commento

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Gabriella Pilotti ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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E chi non ha odiato il minestrone all'asilo? :)Segnala il commento

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Ondine ha votato il racconto

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isa ha votato il racconto

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Molto bello, fa riflettereSegnala il commento

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gionadiporto ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

Esordiente

Molto freudiano. Bravo!Segnala il commento

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