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Narrativa

Mia mamma era una principessa addormentata tra i lupi mannari.

Pubblicato il 22/11/2019

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Secondo me, il viaggio più bello fatto insieme è stato quello di ritorno da Milano.

Siamo stati ospiti per sei giorni di zio Pietro, e appena usciti da Milano la mamma è morta.


Ha aperto gli occhi al massimo, e per la prima volta in vita sua ha osato offendere papà.

“Sei un totale cretino”, gli ha detto, poi è morta.


Io ho capito subito, ma non ho pianto per non darle ragione.

Mi piangerete, mi piangerete tutti quando sarò morta, me l’ha detto un sacco di volte, ma ora la rivincita me la prendevo io, zitta, immobile, che tanto c’è papà che se la cava sempre, in un modo o nell’altro.


Infatti ha accostato la macchina a destra, è sceso e ha fatto il giro. Le ha tastato il polso, le ha toccato il collo come spesso abbiamo visto fare in tivvù, e ha declamato “la mamma è morta”. E’ tornato al posto di guida e si è grattato la testa, e io ho capito che stava pensando. Poi ha dato un gran pugno sul clacson – e qui mi sono spaventata, ho fatto un gran salto - e ha iniziato a gridare.


“Col cazzo che torno a Milano, col cazzo che torno indietro e mi faccio fregare. Lo sai - si è rivolto a me - lo sai che succede se torniamo dallo zio? Che dobbiamo passare altri cinque giorni a casa sua, che la mamma la portano in qualche ospedale e le aprono la pancia per vedere che diavolo è successo, e quando ce la ridanno le hanno tolto i polmoni e il cuore e il fegato, la riempiono di fieno per lo stesso peso e fanno finta di nulla. E ci permetterebbero di portarcela a casa chissà dopo quanto tempo, e magari ci toccherebbe pure di fare il funerale lì, lo sai quanto costa un funerale a Milano? E dietro la cassa ci saremmo soltanto io e te e lo zio e quella scimmia della sorella di tua madre. Eh no, belli miei, io mia moglie me la porto a casa, le faccio un funerale coi fiocchi, mia moglie non muore a Milano come la figlia di nessuno”.


Papà è testardo, guai a contraddirlo, e così non ho detto nulla e ho soltanto dato un bacio ai capelli della mamma, mi sono distesa sul sedile e mi sono addormentata.


Quando ho aperto gli occhi era già buio e papà ha detto che ci trovavamo a metà dell’Italia, che ci saremmo fermati a dormire e che il giorno dopo avremmo raggiunto Messina. Ha messo la sicura a tutti gli sportelli, mi ha detto, perché i napoletani sono come i licantropi la notte, girano per gli autogrill in cerca di turisti sprovveduti. Ha reclinato il suo sedile, quello di mamma l’ha lasciato alzato, e si è addormentato subito.


Io per un po’ ho tenuto gli occhi aperti, non capivo quanti fossimo a respirare in macchina, forse papà si era sbagliato e la mamma si stava prendendo gioco di noi, e così mi sono inginocchiata alle sue spalle e l’ho chiamata, ho sussurrato ma lei non ha risposto.


Allora mi sono ridistesa e mi sono addormentata.


Ad un certo punto i Licantropi Napoletani sono arrivati, erano due e stavano bussando contro al vetro con una chiave. Papà prima ha aperto soltanto un occhio e mi ha detto “dormi”, poi, visto che quelli non andavano via, si è tirato su e senza abbassare il finestrino ha urlato “che volete?”.


Quelli non si sono neanche degnati di rispondere e hanno continuato a fare tic tic sul vetro, ma al posto delle chiavi adesso stavano usando la punta della lama di un coltello.


Papà mi ha detto di continuare a dormire che ci pensava lui.

Ha aperto la portiera dalla parte della mamma e l’ha spinta fuori. La mamma è scivolata di lato, battendo poi la testa per terra. Allora papà l’ha scavalcata e l’ha tirata su per le spalle. Poi si è rivolto ai due napoletani, parlando con freddezza.

“Questa è la mia signora” ha detto, “e cinque ore fa, per aver confessato un tradimento, si è beccata un colpo di karate nel collo che l’ha fatta secca”.

Ha mollato la presa, perché quelli non pensassero che scherzasse, e la mamma è caduta pesantemente sull’asfalto.

“Tra tre ore avrei soffocato la bambina – mi ha indicato - e le avrei sbranato il cuore”.

Papà ha voltato la testa verso di me e per due volte ha digrignato i denti. I due licantropi napoletani hanno lasciato cadere il coltello e sono corsi via.


Papà si è chinato, ha preso in braccio la mamma e l’ha rimessa al suo posto.

Ha acceso la lampada sul tettuccio, ha constatato che la botta non avesse lasciato segni sul viso della mamma, si è lasciato scivolare per lungo sul sedile e mi ha detto di riaddormentarmi, che l’indomani saremmo arrivati a casa.

Io l’ho tenuto d’occhio per un po’, prima di prender sonno.


Ai caselli dell’autostrada nessuno si è accorto di nulla, io fingevo di dormire e la mamma di essere viva, e così a Reggio Calabria non abbiamo abbandonato la macchina neanche sul traghetto.


Due ore dopo abbiamo posteggiato sotto casa.


Papà ha preso in braccio la mamma e l’ha portata su.


“Adesso – mi ha detto chiudendosi la porta alle spalle con un calcio - facciamo le cose per bene”.

Mi ha spiegato che se uno è morto da poco il corpo è ancora caldo, se invece passa del tempo il corpo è come quello di mamma, cioè freddo.

E così ha chiamato al telefono il peggior medico della nostra città, e nell’attesa che arrivasse ha scaldato la mamma con il phon.


Quando il dottor Spalletta è arrivato la mamma non soltanto era calda, ma anche un po’ rossa. Le ha tastato il polso, le ha aperto – con fatica - un occhio e poi ha redatto il certificato di morte. Ha messo il foglio sul comodino e papà gli ha messo in mano una banconota da cinquantamila lire.

Quello è andato via e io e papà finalmente abbiamo pianto.


Mi ha preso sulle sue ginocchia e mi ha fatto promettere di non raccontare mai come fossero andate le cose. La mamma era morta poco dopo essere tornati a casa, ok? Ho fatto segno di sì con la testa, ho detto va bene e l’ho giurato sul cuore di Gesù e della Madonna.


Quella notte, mentre i parenti più stretti ne vegliavano il corpo nell’altra stanza, sono rimasta finalmente sola, e ho pensato che mai, in tutta la mia vita, io e mamma eravamo riuscite a non litigare per un giorno intero.

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Paola Taboga ha votato il racconto

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orfeo58 ha votato il racconto

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Ari Noir ha votato il racconto

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SteCo15 ha votato il racconto

Scrittore

La più dura delle realtà suscita tenerezza e commozione se vista con gli occhi bambini. L'hai resa molto bene.Segnala il commento

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M. Mark o'Knee ha votato il racconto

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Editor

La scena con i Licantropi Napoletani è fenomenale: altro che Tarantino!Segnala il commento

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Anonimo ha votato il racconto

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Molto bello, e ben scritto. perché mai quegli spazi enormi fra le varie parti del racconto?Segnala il commento

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Edera ha votato il racconto

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camaleoman ha votato il racconto

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Editor

Feroce, surreale, bellissimo!Segnala il commento

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annalisaesse ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

Forse troppo caustico? Fa male leggerlo? Forse, ma la storia ti agguanta e la scrittura è perfetta Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

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Danilo ha votato il racconto

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Il Verte ha votato il racconto

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Bella letturaSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Una morte che ci dice tutto della vita. Bello e ben scritto.Segnala il commento

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LoSteNo ha votato il racconto

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Esordiente
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Otorongo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Bravo Esteban , un racconto ineccepibile come trama, soggetto, stile , tutto. Complimenti !Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Mi associo ai commenti precedenti. Aggiungo che ho trovato molto buona anche la caratterizzazione dei personaggi.Segnala il commento

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Jean per Jean ha votato il racconto

Scrittore
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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Racconto ecellentemente gestito. Il centrò e nella grottesca e macabra inscenazione dì papà di fronte ai delinquenti napoletani. Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

Uno straordinario racconto che fa del grottesco il taglio più comune da attribuire alla realtà. Veramente bravo!Segnala il commento

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Lorenzo V ha votato il racconto

Scrittore
Editor

Molto bello. Bravo.Segnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Davvero un bel brano, ironico, a tratti caustico, per quanto surreale. Segnala il commento

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Etis ha votato il racconto

Scrittore
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Roberta ha votato il racconto

Esordiente
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di esteban espiga

Scrittore
Editor