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Autobiografia

Mio figlio

Pubblicato il 22/11/2022

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                          Mio figlio.

Mio figlio inviò un messaggio sul mio WhatsApp chiedendo se potevo dargli un passaggio con l’auto. Viveva con la mamma da cui ero separato e le nostre comunicazioni avvenivano tramite messaggi e video chiamate. Aveva 20 anni e faceva una vita da eremita, chiuso in casa davanti al computer. Durante il look down aveva troncato ogni rapporto umano e questo preoccupava sia il sottoscritto che mia moglie.

Lei sosteneva di lasciarlo perdere, prima o poi sarebbe uscito dal guscio in cui si era trincerato, io sostenevo che bisognava dargli una scossa, costringerlo a uscire con le buone o con le cattive e mia moglie mi diceva “avanti provaci”. A quel punto scuotevo il capo rassegnato e sprofondavo nella mia inerzia, lei mi punzecchiava dicendo “visto, sei buono solo a criticare ma se devi agire ecco che ti arrendi ancor prima di alzare il culo dal divano”.

Chiesi a mio figlio dove aveva intenzione di andare, rispose di avere un appuntamento con una donna a S., città distante 30 km dal nostro paese. “Finalmente, il ragazzo diventa uomo” pensai fra me e volentieri acconsentii ad accompagnarlo.

Magro, alto come un giunco, un viso asciutto e sguardo malinconico entrò in auto senza salutarmi e guardandomi disse “stai messo male”. Bè da quando ero separato vivevo come un topo in un bilocale, l’aspetto trasandato, barba incolta, rispecchiava il mio stato d’animo, rancoroso in perenne conflitto col mondo.

Avrei dovuto ribattere “anche tu non hai un bell’aspetto” ma preferii tacere. Prendemmo l’autostrada, chiedendogli della ragazza con cui aveva l’appuntamento. Fu molto evasivo, non gli andava di parlarne. Allora chiesi come stava la mamma. Temevo che mi avrebbe detto “se la spassa con un uomo”. Invece disse “lavora e a casa passa le ore a chattare con le amiche”.

L’ultima volta che mio figlio aveva avuto una cotta con una ragazza fu un disastro. Lei aveva 14 anni si erano appena conosciuti e già si scambiavano messaggi baci e cuoricini sui cellulari.

“Non ti sembra di esagerare, provate a frequentarvi un po’”. Lui manco rispose. I genitori della ragazza appena conosciuto l’età di nostro figlio, le impedirono di frequentarlo.

Provate a immaginare lo sconforto, l’amarezza la disperazione in cui sprofondò e i nostri tentativi di rincuorarlo. Minacciò addirittura il suicidio e così decidemmo di organizzare un mese di vacanza in un campeggio per aiutarlo a dimenticare.

Servì a poco, partecipava senza entusiasmo alle iniziative degli animatori del campeggio e preferiva trascorrere la giornata sulla spiaggia sopportando appena la nostra presenza e si accodava a noi durante le passeggiate serali sul litoraneo della splendida cittadina marina con un aria afflitta, insofferente alle tante attività ludiche che animavano la cittadina balneare.

Arrivammo a S. e imboccammo la strada dove abitava la misteriosa donna con cui aveva appuntamento. Mi chiese di attendere sgattaiolando dall’auto in direzione del palazzo dove era atteso. Andai a prendere un caffè e camminai per una mezz’ora intorno al quartiere smanioso di ricevere notizie. Quando uscì dal portone si affrettò a venirmi incontro con un aria sornione e mi disse di andare via. Aveva l’aria di chi ha fretta ad allontanarsi. A quel punto gli chiesi com’è andata. Rispose “benissimo, abbiamo fatto sesso, si è preso 200 euro ma non mi ha deluso, “dunque avevi un appuntamento con una puttana”, “non è una puttana ma una Escort e ti consiglio di andarci pure tu”.

Incredibile, chi lo avrebbe mai immaginato che un ragazzo così introverso potesse arrivare a tanto. Provai a farmi raccontare che tipo di prestazione gli aveva offerto la donna. Si limitò a dire che era una giovane brasiliana procace con un due tette enormi. L’idea di contattare una Escort mi aveva stuzzicato in più di un occasione, ma non mi ero mai azzardato a farlo. Gli chiesi se aveva intenzione di riprovarci. Rispose di no. Proseguimmo in silenzio verso casa raccomandandomi di non dire niente alla mamma.

Mia moglie mi chiamò preoccupata perché nostro figlio era sparito di buon mattino e non rispondeva al cellulare. La tranquillizzai dicendo “siamo stati insieme, gli andava di passeggiare con me, vedrai che fra un pò ritorna”. Tacque. Non le pareva vero che il ragazzo sentisse il bisogno di stare con me, poi squillò il campanello di casa e lei mi liquidò dicendo “è lui, sono contento che ti abbia cercato, spero che sia andata tutto bene”.

Cessammo la conversazione e ritornai nel mio bilocale.

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Messina Giuseppe ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore

A leggerti non ci si riappacifica col mondo...ed è un bene. Complimenti!Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Jordan ha votato il racconto

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