L’autobus pieno di gente con il bigliettaio al centro, come una volta.

Sono in piedi, sul tetto. Sono uscito dal finestrino e mi sono issato, senza dire una parola. Nessuno parlava, in effetti. Forse non sono stato visto da nessuno.

No, non è vero, e lo so.

La gente, dopo aver notato qualcosa di strano, ha abbassato subito lo sguardo. Se non vedi non sei coinvolto. E non hanno notato “qualcuno” ma “qualcosa”; mi percepiscono come una variazione dell’ambiente circostante. Evento registrato. Si torna in standby. Più sensori, che sensibili.

C’è molto spazio lì sopra, non è che proprio si “cada di sotto”: il problema è rimanere in piedi e sopportare i cambi di accelerazione. Nessuno dei sensori seduti sull’autobus ha pensato di avvisare l’autista, non sia mai che poi debbano rispondere alle domande di un maresciallo, con tutto quello che hanno da fare.

A gambe larghe, ecco. Mi specchio sul palazzo di fronte e sembro un lottatore giapponese. Non cado, oscillo. Alla prima fermata c’è una bimba bionda che mi guarda con gli occhi sgranati. No, mi sto divertendo, non dirlo all’autista, piccolina. Ci vuole la scatola di corn flakes.

La tiro fuori dalla giacca e la mostro alla gente alla fermata. Sono convincente, sembro davvero una trovata pubblicitaria. Faccio vedere bene il marchio sulla scatola, sgranocchio con gusto e sorrido con tutti i denti, seduto come in salotto.

“Ma è sicuro, lì sopra?”, sibila una tizia all’amica, squadrandomi mentre sale in vettura.

“Sono acrobati professionisti, figurati”, sentenzia l’altra.

Quello che non ricordo è se ci sono ancora le luminarie di Natale nella via dove sta per girare il mezzo, perché potrei avere dei seri disagi.

Infatti, eccole. Siamo a Febbraio, vi sembra normale? E’ strana ‘sta gente.

E’ arrivato il momento di stare sdraiati. Ma ho comunque in testa, alla fine della via degli addobbi, qualcosa di dorato e qualcosa di verde; ho anche un cappello rosso infilato in un piede e in bocca del muschio con attaccata una pallina argentata di glitter.

Sento anche la zampogna, che bello... Ah no, è una sirena. Mi hanno visto. Era meglio non passare proprio dal centro, ma la linea è quella. Una macchina gli taglia la strada, una macchina sta di lato, con i lampeggianti accesi. L’autobus si ferma. Scendo: sono arrivato.

Il poliziotto mi preme la testa ornata dal cappello rosso, per infilarmi in macchina. La stessa bimba bionda di prima scende dall’autobus, sfugge alla mamma di corsa e mi viene vicino. Prima di salire sull’auto della polizia, le regalo la pallina. “Agente, se in macchina siamo in troppi io sto sul tetto, non c’è problema”. La risata forte e meravigliosa della bimba vale l’arresto.