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Narrativa

Molti anni dopo

Pubblicato il 04/01/2021

Un gioco che ho proposto ad alcuni amici virtuali: scrivere un brevissimo racconto a partire da un incipit famoso, di quelli che non si dimenticano (gli incipit): la scelta è caduta su Cent'anni di solitudine. Ho partorito questa piccolissima cosa (però il gioco è carino). Buon nuovo anno a tutt

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Molti anni dopo, di fronte allo sguardo rabbioso della figlia, Clara si sarebbe ricordata del giorno in cui aveva scoperto che sua madre era una bambina.

Era seduta a tavola e consumava controvoglia un pasto che doveva dirsi festivo, quando l’aveva accecata il pensiero di essere, in quell’istante, più vecchia di quanto fosse stata sua madre in un certo momento della vita. Stupefatta dalla potenza di quel suo pensiero, era andata oltre: da quel momento, e ogni volta che voleva, poteva considerarsi più grande di lei. Quando il suo sguardo era tornato a depositarsi sul viso smunto della madre, sulla sua bocca stupidamente sorridente, aveva avuto voglia di picchiarla.

Era il giorno del compleanno di sua madre. Sedevano a tavola, Clara e suo padre, come convitati a a un banchetto funebre. Lui era verde, forse di noia. Sua madre invece guardava compiaciuta il banchetto che aveva allestito per una festa di cui importava solo a lei.

La tavola apparecchiata era coperta di pietanze dell’aspetto terribile: Clara pensava a uno spettacolo teatrale, con il cibo finto disposto su una tovaglia che dalle platea appariva di fiandra intessuta con fili d’oro, mentre gli attori sentivano l’odore di petrolio del tessuto sintetico.

Sua madre si era preparata da sola anche la torta. Clara la osservò andare in cucina e tornare con un vassoio su cui sembrava troneggiare un nido di gabbiani abbandonato, carico di piume e candide deiezioni. La panna montata, certo di quelle spray, dozzinali, si era in parte squagliata ed era ricaduta su se stessa. Ci dovevano essere state due, anzi no, tre torri di panna, prima, che svettavano sulla base di cioccolato. Da vicino non sembrava più un nido: Clara pensò a tre mostruosi pupazzi di neve animati da un soffio di vita che se le fossero date di santa ragione, fino a sciogliersi.

Non le avevano comprato alcun regalo. E questo era un po’ strano, perché lo sapevano che la madre ci teneva - lei comprava sempre regali per tutti. Semplicemente non ci avevano pensato in tempo.

Intanto lei, la madre, aveva sistemato una piccola candela rosa in bilico sullo scempio di panna smontata, l’aveva accesa e ci aveva soffiato sopra. Sarebbe stato il momento di farle gli auguri, ma a quel punto era sembrata una forzatura.

Sua madre stava lì a guardarli. Per un po’ aveva mantenuto un’espressione di attesa, con quel sorriso stampato, poi, lentamente, le guance avevano ceduto, tutto il volto si era come liquefatto e gli occhi le si erano riempiti di lacrime che non cadevano: restavano lì a fare da lente e i suoi occhi, già grandi, erano diventati enormi.

È lì che Clara aveva avuto l’illuminazione: lei, in quel momento, era più grande di sua madre bambina. Doveva essere stata una bambina brutta, com’era brutta adesso. Più che brutta, scialba. Di quelle bambine che in mezzo agli altri non le vedi nemmeno. A parte gli occhi: bellissimi, incongrui in quella faccia. Un errore, una burla divina.

E aveva pensato che lei, adolescente brufolosa e goffa, avrebbe potuto prendere a sculaccioni quella bambina; o darle uno schiaffo, e sentire le cinque dita affondare nella consistenza gommosa delle guance. Avrebbe potuto scaricare sulla bambina i suoi momenti di rabbia, e maltrattarla. Avrebbe potuto intimarle di finire tutta la pappa, anche a costo di farla vomitare.

Un picco d’odio così profondo da lasciarla sfinita.

Quella stessa sera, dopo le urla del padre, dopo la panna spalmata sui fiori della tovaglia e il piatto gettato in terra, la sedia rovesciata e la porta sbattuta, dopo le mani di sua madre sul pavimento, alla ricerca di frammenti - di qualsiasi frammento -, Clara aveva capito che quella bambina aveva bisogno di essere consolata. E che toccava a lei farlo. 

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emmebelloc ha votato il racconto

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stimolanteSegnala il commento

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Miriam Lopo Ezmilev ha votato il racconto

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Talmente bello che mi ha fatto un po' male. Grazie. Segnala il commento

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bambi ha votato il racconto

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rabolas ha votato il racconto

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greic0c0c0 ha votato il racconto

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NicolaDimo ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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Isabella☆ ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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Franz De Marenziana ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Ognuna è l’unica che può curare davvero la bambina che è stata. Buon anno!Segnala il commento

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Maiolo Mario ha votato il racconto

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Clarissa Kirk ha votato il racconto

Esordiente

Mi piacciono da matti le tue descrizioni, come quella della torta. Bravissima davveroSegnala il commento

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Sofia Nebez ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Scrittore

È un dramma famigliare in un atto, per la brevità del racconto, ma anche un dramma cosmico, da Big Bang, per la forza centrifuga che spinge i membri della famiglia lontani tra di loro, nel vuoto siderale. Emblema della catastrofe, la panna squagliata irreparabilmente. Anche il ribaltamento dei ruoli mamma / bambina (fatalmente destinato a ripetersi nella prossima generazione) fornisce universalità al racconto. Solo dal finale una nota rassicurante, una consolazione (dovere o bisogno di espiazione?)Segnala il commento

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Bruno ha votato il racconto

Esordiente

non riesco a capire tanto...sembra esserci di mezzo qualche disturbo psichico, neurologico, una demenza? Non so, forte ma qualcosa non torna, perché sua madre è una bambina? E perché piange? Segnala il commento

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Il Verte ha votato il racconto

Scrittore

In poche battute esplode una violenza emozionale inauditaSegnala il commento

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Amid Solo ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Delinei il vissuto interiore con grande intensità. Bravissima.Segnala il commento

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marina bartolini ha votato il racconto

Esordiente

I sentimenti inespressi che prendono forma. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Paolo Fiorito ha votato il racconto

Scrittore

Partendo da un gioco ti sei ritrovata ad infilare la penna nel bel mezzo di una complessa crisi familiare. Una famiglia ormai disillusa in cui solo la madre si ostina a riproporre infantili schemi da mulino bianco, inseguendo uno prototipo di famiglia che ormai non c'è più e che forse non c'è mai stato. Come la panna della torta, le relazioni familiari si sono ormai dissolte o forse, come il tessuto della tovaglia, sono sempre state fasulle (metafore efficaci). Un personaggio della storia, la figlia, invertendo i ruoli mostra una trasformazione proprio durante il momento di crisi che racconti. Lo stile è piacevole e il racconto pacato nel rappresentare la disperazione, con piccoli tocchi ironici qua e la per stemperare le situazioni. Sei riuscita ad infilarci proprio tanto in quelle poche battutte! Complimenti.Segnala il commento

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Ezio Falcomer ha votato il racconto

Scrittore

Davvero ottima. Si addentra nell'atavico nucleo del rapporto madre-figlia, fatto di amore, attrazione, dipendenza, odio, rivalità.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Racconti la solitudine, la sconfitta e l’odio, sentimenti che incancreniscono due esistenze. Sei partita da un incipit famoso e hai sviluppato una storia che a me ha richiamato vagamente un altro celebre romanzo: “la casa degli spiriti”.Segnala il commento

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MeAlCubo ha votato il racconto

Esordiente

Denso (diversamente dalla panna!)Segnala il commento

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Enrico Ruggiero ha votato il racconto

Esordiente
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Cinzia M. ha votato il racconto

Esordiente
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Tiziana Fraterrigo ha votato il racconto

Scrittore

Non mi sembra piccola, anzi. Storia di vera vita famigliare. Segnala il commento

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Roberta ha votato il racconto

Esordiente

una piccolissima cosa grandissima, vuoi dire?! una scena famigliare che sembra costruita con un cartoncino umido del colore che ti piace di meno?! dove la portata principale è un odio freschissimo che poi si scioglie come la panna (o si strappa, o si spezza come il piatto, non ho ancora deciso)..?! e a Clara toccherà la stessa sorte, come in una catena...(gioca ancora, per favore)Segnala il commento

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MargheMesi ha votato il racconto

Esordiente

Il realismo magico e il suo rovescio: il magico realismo di Silvia Lenzini! Bellissimo! Segnala il commento

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blu ha votato il racconto

Esordiente

molto bello. lo trovo assai profondoSegnala il commento

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Germinal68 (Sandro) ha votato il racconto

Esordiente
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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore

Non c'è niente di più serio di un gioco, come è noto. Buon anno!Segnala il commento

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StefanoS ha votato il racconto

Esordiente
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Katzanzakis ha votato il racconto

Scrittore

Un gioco intrigante, anche se forse è troppo breve la parte per il tutto dell'incipit scelto, per evocare rilanci emotivi. Ciò premesso, un racconto breve di grande leggerezza e tuttavia di commovente sostanza, in cui l'inversione dei ruoli madre/figlia assurge a metafora dell'inclemenza del tempo che passa e, fatalmente, con l'addensarsi dei dettagli che gridano effimero e decadenza, del viluppo, con gli anni, delle età della vita. Bello.Segnala il commento

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Esordiente

Anche qui la storia inizia davanti a un "plotone di esecuzione". La vittima non è il colonnello Aureliano Buendìa, protagonista di una grande storia, che di fronte alle morte può riparare nei ricordi del passato. E' una donna - più comparsa che co-protagonista - senza storia, affetti, sogni e senza nulla in cui rifugiarsi. "Le cose hanno vita propria" proclamava Melquiades nel romanzo di Marquez. Nel tuo racconto le cose non hanno alcuna forma, e per quanto ci si sforzi, implodono su se stesse. Persino la "piccola candela rosa (resta) in bilico sullo scempio di panna smontata". Ottimo il dettaglio degli occhi: "bellissimi, incongrui in quella faccia. Un errore, una burla divina", a sottolineare quanto la bellezza e l'amore dipendano l'uno dall'altro. Segnala il commento

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di Silvia Lenzini

Scrittore
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