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Narrativa

Movida per uno

Pubblicato il 22/05/2020

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Esce in balcone e si ferma ad ammirare il silenzio della notte che si avvicina. Si è accorto che l'assenza delle macchine ha smesso di sorprenderlo. Sono poche quelle che hanno il coraggio di affrontare il buio scortate da questi lampioni sparuti e scarmigliati dal vento primaverile. I pochi coraggiosi che camminano lo fanno pedinati dalle persone annoiate, acquattate sui balconi all’ombra della televisione. Riesce quasi a vederne lo sguardo e a sentire il loro sdegno e la loro invidia. Dura la vita dei ladri o dei borseggiatori in questo periodo. Sta per un po’ appoggiato alla ringhiera, innaffia le sue piantine, che probabilmente si stanno chiedendo il perché della sua continua presenza, la cura, l'attenzione con cui le accarezza ripetutamente dalla mattina alla sera. Non è mai stato così presente. Se potessero parlare chiederebbero di essere lasciate stare, loro crescerebbe in ogni caso anche senza che lui le controllasse con gli occhi implacabili dell’uomo che ha ben poco da fare.

Recide un paio di foglie di menta e chiede scusa, come se le erbe o spezie avessero altro compito oltre a quello di insaporire le pietanze. Torna in cucina, tenendole delicatamente sul palmo della mano. Le lava e poi le mette nel bicchiere. Apre il freezer alla ricerca del ghiaccio, supera il muro dei bastoncini e delle buste di minestre per trovarlo nascosto dietro gli spinaci. Quando ha preso i ghiaccioli a forma di cuoricino e pesce, aveva pensato fosse una buona idea, divertente, un modo per mettere il luce la sua parte più giocosa. Non aveva portato molta fortuna, per una strana ironia della sorte, da quel giorno non aveva più visto nessuno. E quell'aspetto del suo carattere poteva rivelarlo solo a chi la conosceva già. Se stesso.

Mette lo zucchero nel bicchiere e lo schiaccia insieme alla menta fino a che sente l’odore salire lungo il collo del bicchiere. Ha dovuto fare vari tentativi per raggiungere la perfezione ma il tempo non gli manca. L’unica regola che si è dato è di non dedicarsi a questi suoi esperimenti prima delle 6 di sera. Era convenuto che alcuni limiti fossero necessari per non abbandonarsi all’anarchia più assoluta. Situazione a volte difficile da gestire se si è poliziotto, legislatore e criminale allo stesso tempo, però può essere anche il giudice magnanimo, uno di quelli che credono alle attenuanti e danno una sentenza lieve.

Avvicina il naso al bicchiere e aspira prima di aggiungere il lime. Come al solito dimentica il consiglio di usare la forchetta per spremerlo e delle gocce schizzano sugli occhi. Con la lingua riesce però a recuperare quelle scivolate vicino alle labbra. Continua a pestare quella poltiglia. Aggiunge il ghiaccio che dovrebbe essere grattugiato prima, ma non se la sente di spezzare i cuoricini o le code del pesce. O forse è solo pigrizia. Prende la bottiglia, un sorso per assaggiare che sia ancora buono e poi giù nel bicchiere. Non troppo per non rovinare l’equilibrio. L’acqua gasata solo alla fine. Si dovrebbe mettere la soda ma lui preferisce l’acqua frizzante. Un gusto un po’ più dolce, più delicato. Gli piace guardare le bollicine scivolare sul ghiaccio e il rumore del frizzante frantumarsi contro il vetro alla ricerca di una fuga. A volte agita la bottiglia prima di versarne il contenuto per aizzarle e innervosirle ancora un po’ prima di liberarle dalla sorveglianza del tappo.

E’ arrivato il momento della cannuccia, strumento essenziale per finalizzare la sua opera, con buona pace degli ambientalisti. Gira e rigira fino a quando i diversi strati di ingredienti impilati non esistono più ma diventano macchie di colore sparse. Non sta usando il bicchiere adatto, ne servirebbe uno lungo, affusolato ma data la situazione può gestire bene le critiche. Quello che usa ricorda i bicchieri tozzi da trattoria, forti e resistenti alle comitive più rumorose. Il fondo spesso che ingrandisce i disegni sulla tovaglia. Nel suo vede le foglie di mente che galleggiano tra le strisce del marmo insieme ai pesciolini di ghiaccio che stanno perdendo velocemente la forma. Agita il bicchiere e li vede sbattere contro il vetro, distratti e confusi dalle dita delle mani. Si diverte a turbare la tranquillità che pensano aver raggiunto dopo lo tsunami della cannuccia. Che dire, si diverte con poco.

Torna in balcone, si siede sulla panca accanto alle piantine di menta, che ringrazia con una ruga intorno alle labbra e una intorno agli occhi. L’orologio scocca le sette. Si compiace di quando sia ligio alle regole e finalmente assaggia il frutto del suo lavoro. Sente il calore del rum appoggiarsi sulla lingua e poi il sapore pungente del lime e la menta. Il freddo del ghiaccio che dà una scossa ai denti e il dolce dello zucchero che esalta l'alcool. Un mojito perfetto. Movida per uno.

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