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Autobiografia

Naja

Pubblicato il 07/11/2019

non ho citato la località ma chi ci è passato la potrà riconoscere

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Il treno risaliva la valle dell’Adige in una gelida giornata di gennaio.

I passeggeri erano dei giovani uomini nelle loro impeccabili uniformi in una atmosfera d’attesa, i loro dialoghi sfumavano dal campionato di calcio,alle ragazze,ai ricordi dello spensierato mese di addestramento appena terminato ma le dicerie sulla caserma a cui erano stati destinati considerata la peggiore della brigata non motivavano entusiasmi ,si vociferava che si trovava in una località sperduta sui monti infestati dai lupi e che il nonnismo li era legge.

Quando il treno giunse alla stazione alla vista di un tramonto invernale alpino, I ragazzi trovarono ad attenderli dei camion con gli autisti ed un caporale di giornata,Franco uno di loro,chiese ironicamente al graduato ”com’è il residence?” l’altro serioso rispose “si sopravvive”.

Accomodati sulle panche del cassone del camion che come da regolamento aveva il telone arrotolato,partirono incolonnati per una strada in salita inghiottita da una buia abetaia caricha di neve, il freddo intenso rendeva il respiro denso come il fumo di sigaretta non aspirato in una comune e silenziosa rassegnazione,dopo alcuni chilometri usciti dal bosco il paesaggio cambiò in un’illustrazione da biglietto natalizio, nel buio di un falso piano innevato spiccavano le finestre illuminate di alcuni edifici erano giunti alla caserma, sepolto dalla neve il muro di recinzione era appena distinguibile, I camion entrarono per poi fermarsi sul piazzale dell’adunata dove ad attenderli c’era un bizzarro comitato d’accoglienza composto da una dozzina di personaggi ubriachi vestiti con logore e stinte tute mimetiche in testa portavano dei baschi ricamati con sfavillanti sellette,urlavano slogan come “addamuri!” “ il congedo è vicino hò hò” “pochi giorni all’alba!”, erano I congedanti rinominatisi “turisti” che accoglievano I “vermi” I nuovi arrivati,visto ciò Franco preoccupato pensò“mah, tra un’anno sarò conciato cosi?”.

I ragazzi scesero dai camion entrarono nella sala mensa dove l’inconfondibile odore preannuciava il rancio, pescato da un enorme pentola il cibo era servito in un freddo ed unto vassoio d’acciaio sagomato l’acqua minerale gelava nelle bottiglie la mensa mancava di riscaldamento,c’erano anche alcuni passeri svolazzanti tra I tavoli pronti ad appriofittare degli avanzi di cibo.

Terminato il pasto e consegnate lenzuola e coperte I nuovi arrivati salirono alle camerate, stanzoni aperti su di un corridoio centrale arredati con brande a castello intervallate da armadietti,nell’entrare in camerata Franco e gli altri vengono bloccati da una voce “fermo verme! suona il campanello prima d’entrare!” in fatti disegnato a lato dell’ingresso un rettangolo con all’angolo B.Ticino e dal centro un pulsante con la campanella, appoggiato il dito e pronunciato “din don” si levò un coro “avanti il coglion” seguito da grasse risate dal resto del comitato d’accoglienza.

La branda che toccò a Franco non era la peggio di altre sfondate con i materassi strappati e sudici,l’armadietto era in condivisione con un’altro compagno perchè I congedanti avevano il privilegio di occuparne due,in questa ambientazione in cui i nuovi arrivati erano osservati come gli animali allo zoo uno di loro accennò “ma da qui, quando si torna a casa?” la risposta non si fece attendere “ se non hai portato la foto di casa rischi di dimenticare come è fatta” altre grasse risate.

Poi d’un tratto si creò una strana agitazione,”cazz… Il tenente Esposito!” in fatti entrò nella camerata un’ ufficiale in uniforme di servizio,si presentò in modo cordiale dicendo “benvenuti ragazzi alla nostra caserma sono il sottotenete medico Antonio Esposito, il mio incarico è quello di tutelare la salute della nostra comunità, ed essendo voi provenienti da una città in cui è praticata la prostituzione, vi visiterò per constatare se avete contratto delle malattie veneree” la visita medica fù collettiva i nuovi ospiti furono schierati affiancati con le brache abbassate con le parti intime in bella mostra per la fugace occhiata del medico che poi svelò la sua vera identità, non era neppure infermiere ma un punito che stava scontando una consegna di rigore, questa condanna non gli aveva permesso di congedarsi nella settimana precedente con I suoi compagni di scaglione.

Era già suonata la tromba del silenzio,ma non tutti erano in branda I congedanti cantavano ancora a squarciagola quando d’un tratto “fate silenzio figli di puttana!” e come allo scatto d’ interruttore tutti si zittirono, era Antonio Esposito il più anziano nei suoi confronti si doveva reverenziale rispetto,questo dettava la legge non scritta del nonnismo.

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NuMo ha votato il racconto

Esordiente
Editor

Peccato per l'uso sconsiderato di grammatica, sintassi, spazi e punteggiatura; ciò mi stranisce, visto che lessico e narrazione sono buoniSegnala il commento

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Phi ha votato il racconto

Scrittore

letto volentieri!Segnala il commento

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Pier Giuseppe Politi ha votato il racconto

Esordiente

una simpatica descrizione di esperienze vissute. Forse lo spezzettamento delle lunghe frasi renderebbe più godibile la letturaSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Esordiente
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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

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Graograman ha votato il racconto

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Debora Pezzetta ha votato il racconto

Esordiente
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palu ha votato il racconto

Esordiente

Credo che per i lettori maschi (di una certa età), il racconto rubi l'attenzione con la nostalgia, se non per la naja per quell'etàSegnala il commento

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Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Narrazione un po' "distaccata", quasi scolastica. Mi manca un po' la parte "emozionale", un po' di colore. Ho fatto NAJA in quei posti...Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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Violeta ha votato il racconto

Esordiente
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Bakunin Writer ha votato il racconto

Esordiente

ahahahaha...ai miei tempi ho fatto un culo tanto ai nonni...li ho combattuti. Ti manderò il racconto, se vuoi.Segnala il commento

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

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Barbara ha votato il racconto

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di Rigel

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