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Narrativa

NATALE "DISEGUAL"

Di vita e passione - Editato da Maddalena Frangioni
Pubblicato il 18/12/2017

DISEGUAL è la parola centrale di questo breve racconto che mostra leggerezza e gravità del suo significato a seconda delle circostanze.

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Il Natale era alle porte e Eva era in ritardo nella corsa ai regali. La donna nelle ultime settimane aveva avuto molto da fare in ufficio dietro la montagna di documenti da registrare per la ditta di import ed export in cui lavorava.

Finalmente il sabato prima del grande giorno Eva trovò il tempo da dedicare alle compere. Di buon mattino si preparò e cominciò il giro. Prima passò al vaglio i due grandi supermercati della città luccicanti e addobbati da luci e palline colorate, poi fece un lungo giro per i negozi più conosciuti

La donna nella sua testa cercava di abbinare alla persona il regalo più rispondente e adatto. Era il gioco cui si sottoponeva ogni anno quasi con piacere anche se faticoso.

Sapeva che il premio sarebbe stato gratificante. I ringraziamenti e l’affetto che tutti le avrebbero dimostrato l’avrebbero fatta sentire al settimo cielo.

Eva, sebbene fosse una donna molto matura, ritrovava ogni volta nell’atmosfera natalizia il profumo della sua gioventù lontana. Sapeva di essere fuori luogo per quel suo modo nostalgico e infantile di agire, ma caparbiamente considerava il Natale la festa più bella della vita per grandi e piccini.

Non le importava di essere considerata una donna leggera, ingenua e un tantino ridicola visto che non si era mai sposata e non aveva né una famiglia né dei bambini cui fare dei doni. L’entusiasmo che provava nell’andar per compere la consolava di quella sua vita solitaria.

Ad un tratto fu attratta da una grande insegna alta sull’entrata di un negozio del centro. La scritta riportava a grandi caratteri la parola DISEGUAL. Eva presa da curiosità entrò nel negozio. “Benvenuta nel pianeta DISEGUAL”, disse la commessa andando incontro alla donna, “ qui ogni capo è DISEGUAL signora, sono sicura che troverà ciò che cerca”.

Eva dette uno sguardo in giro e dopo l’ultimo acquisto si sentì soddisfatta e disse a se stessa che DISEGUAL sarebbe stato il regalo più bello,  rispondente perfettamente ai gusti della persona cui voleva fare un dono. Libera e liberata dalla estenuante ricerca decise di tornare a casa.

Preso il pacco si avviò all’uscita. La gelida folata di quel pomeriggio di dicembre la bloccò, indossò i guanti e girò più volte la sciarpa intorno al collo per ripararsi dal freddo. Lievi fiocchi di neve imbiancavano la strada. Eva sorrise, in fondo era normale a dicembre e poi un Natale senza neve non avrebbe avuto lo stesso sapore.

Nel tornare a casa attraversò il centro della città, il grande abete illuminato posto vicino alla cattedrale le fece dimenticare il freddo . Ritrovata una certa baldanza affrettò il passo.

Quale sorpresa nel vedere tanti giacigli arrangiati con coperte e sacchi a pelo distribuiti lungo i marciapiedi. Non c’aveva mai fatto caso, nei giorni di lavoro quando tornava a casa era talmente stanca che camminava quasi a occhi chiusi. Ma ora non aveva fretta e distingueva bene quelle persone rannicchiate vicino ai portoni dei palazzi per ripararsi dal rigore dell’inverno. Di colpo si sentì a disagio e provò una vergogna infinita.

Il braccio indolenzito dalla pesantezza del pacco la riportò alla realtà. Ricordò gli acquisti appena fatti, ma questa volta la parola DISEGUAL cui la pubblicità del negozio attribuiva un significato leggero e quasi giocoso, le sembrò quasi blasfema nell’ignorare il dramma della disuguaglianza di quelle persone costrette a vivere sui marciapiedi senza né un letto o una casa. Giurò a se stessa che mai e poi mai sarebbe  entrata in un negozio con l’insegna DISEGUAL per non sentirsi complice di un marchio di vendita che faceva della disuguaglianza la sua forza commerciale.

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anna siccardi ha votato il racconto

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mauromeanti ha votato il racconto

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