leggere e scrivere online
Small cover.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

NATO NELLA TEMPESTA

Pubblicato il 31/10/2018

43 Visualizzazioni
14 Voti

La notte in cui Maria Rita Asuncion ebbe il suo primo aborto, su El Puyo piovevano gocce profumate di limone. Seduto nello studio Lincoln, il più bello della tenuta, il dottor Ignacio Pierron guardava la finestra striata di lacrime, accarezzando le pagine consunte di un libraccio rilegato. Udì le urla di sua moglie verso le undici di sera e i passi affrettati di Consuelo tamburellare attraverso il corridoio del piano superiore.

«Che sia la volta buona?» pensò, respirando l’asprezza che riempiva la stanza. L’aria entrava dalla veduta dell’ala est. La domestica l’aveva lasciata aperta, convinta, come la sua gente le aveva insegnato, che il temporale si potesse scacciare solo invitando la luce.

Il vento d’oriente, intanto, soffiava tra gli alberi d’agrumi piantati nel bel giardino in stile ottocentesco. Era stato costruito dal nonno del dottor Pierron, Arturo, dopo il matrimonio con una giovane nobildonna del posto. Per quel che ne sapeva il dottore, egli era stato un valdostano giramondo che, dopo essersi intrattenuto in vari commerci nel vecchio continente, aveva deciso di tentare la fortuna nell’America del Sud. Era lui che gli aveva regalato, ancora bambino, il medaglione di giada appoggiato alla scrivania: lo stesso ritratto nel libro che stava studiando con innaturale avidità.

«Il nato nella tempesta» mormorò l’uomo, sistemandosi la giacca di tela come se aspettasse un appuntamento importante. Quindi, prese il medaglione – piccolo, anonimo se non fosse stato per quella macchietta a forma di croce – e lo infilò nella tasca del panciotto.

Un tuono fece tremolare i vetri delle finestre, coprendo gli strilli angosciati della partoriente. Gli alberi della foresta vicina risuonarono come maracas nell’oscillazione dei rami frondosi.

Senza fretta il dottor Pierron aprì la porta, venendo investito dal caldo profumo dei frutti maturi. Colto da un’emozione inspiegabile, provò la tentazione di rifuggire nel suo studio. Sapeva sarebbe accaduto, come sapeva sarebbe finito il mondo. Era solo questione di tempo. Arturo Pierron aveva tracciato la strada, a lui era affidata l'ultima parola. Un velo di sudore gli coprì la fronte. Si asciugò con il braccio: un gesto volgare permesso dalla solitudine. Un altro grido scese a ricordargli il dolore della moglie, schiacciata al grande letto che non condividevano più da mesi.

«È tutto scritto. Il temporale, il parto...Tocca a me, solo a me.»

Ritrovando il coraggio, il dottor Pierron salì le scale, indifferente al dolore che impregnava le pareti della grande casa coloniale. Il medaglione, ancora adagiato all’interno della tasca, sembrava scottargli il petto. D’istinto l’uomo vi poggiò una mano sopra, ma quella parve insensibile a ogni contatto. Era oramai gelata, proprio come il suo cuore.

«Dottore, la prego. La signora sta male.»

Consuelo guardò il dottor Pierron con gli occhi placidi e lacrimosi che l’avevano resa la preferita dalla padrona di casa. Per tutta risposta, il dottore le chiese:

«Hai messo la radice di zenzero sotto il cuscino?»

«Per favore, venga. Sta molto male.»

«Lo hai fatto?»

«Sì, sì.»

«Fatti da parte, ora.»

La domestica si allontanò di tre passi dalla porta, senza voltare le spalle come l’era stato ripetuto più volte in quegli ultimi, strazianti, giorni. Tutto doveva seguire il rituale prescritto.

Dall’altro lato, immersa tra le lenzuola rosse e gocciolanti, Maria Rita piangeva di dolore. Sudata, lo sguardo perso, sussurrava invocazioni alla Grande Madre. Il dottor Pierron attraversò la stanza e si sedette al suo capezzale. Lei allungò la mano per cercare la sua, ma quello non parve accorgersene. Prese il medaglione, invece, e lo passò alla donna. Questa, tuttavia, chiuse il pugno.

«L’eternità dell’assenza, il vuoto dentro. È questo che desideri?»

«Taci.»

«La solitudine della carne, l’aberrazione della tua natura. Te lo richiedo, è questo che desideri?»

«Sei pazzo.»

«Bah!»

Il dottor Pierron si alzò rabbiosamente. Quindi, tornò dalla moglie, cercando ancora di farle stringere il medaglione tra le dita scheletrite. Il contorno asciutto del suo viso era reso ancora più tagliente dal lungo pizzetto bruno.

«Dammi questo figlio. – soffiò – Salvaci tutti.»

«Io…»

«Abbandona il tuo egoismo. L’umanità…Mai più! Mai più…capisci?»

Un tuono illuminò il profilo del dottor Pierron, lungo e arido come i rami di un'agave morta. L’uomo ch’era stato non esisteva più. La sua ragione era legata a quel vecchio monile. Maria Rita ricordò la bianchezza delle sue vesti nel giorno del matrimonio, il timido svelarsi del suo desiderio, l’amore semplice e delicato di un tempo. Poi il libro, un sogno da inseguire, una nuova schiavitù.

«Io… – mormorò, allora, tra le labbra secche – io…sono…libera.»

Il dottor Pierron scagliò via il medaglione, coperto dalle fiamme. Maria Rita avvertì il calore delle lenzuola d’amarena spargersi sopra la pelle, mentre il suo ventre si stringeva. Chiuse gli occhi, assaporando il denso profumo dei limoni che si mescolava alle lacrime. Il tempo degli uomini era finito con il suo amore. 

Logo
5000 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (14 voti)
Esordiente
14
Scrittore
0
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Aaue7mapsppwdqd4osijhuizm0awk5gsr yemegbwyjhnw=s50?sz=200

Graograman ha votato il racconto

Esordiente

Bello ed intenso.Segnala il commento

Large default

Etis ha votato il racconto

Esordiente
Large dada.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Davide Marchese ha votato il racconto

Esordiente
Large 291786 273806129306614 239035103 nbis.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Dalcapa ha votato il racconto

Scrittore

Bello, bello, bello. Stile davvero limpido, lineare. Racconto denso di emozioni. Piaciuto.Segnala il commento

Large img 1431.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Paolo Sbolgi ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello. L'incipit mi ha ricordato Garcia MarquezSegnala il commento

Large dsc02762.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Superfrancy ha votato il racconto

Esordiente
Large img 20170602 wa0005.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Danilo ha votato il racconto

Esordiente
Large 20190214 152239.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

isa ha votato il racconto

Esordiente

È bellissimo. Potrebbe essere uno degli episodi centrali di un bel romanzoSegnala il commento

Large studio 20181207 231846.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente
Large default

gionadiporto ha votato il racconto

Scrittore
Large fb img 1455357798620.jpg?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

Hollyy ha votato il racconto

Esordiente
Large immagine2.png?googleaccessid=typee belleville prod@typee 162408.iam.gserviceaccount

DONATO ROSSO ha votato il racconto

Esordiente
Large default

Tella ha votato il racconto

Esordiente
Picture?width=200&height=200&s=200&d=mm

Gianluca Zuccheri ha votato il racconto

Esordiente

molto intenso e ben scritto complimentiSegnala il commento

Large default

di Massimiliano Drigo

Esordiente