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Narrativa

Nea Genesis

Pubblicato il 03/01/2020

"E allora sia: crescete e moltiplicatevi, animali, datevi dolore l’un l’altro: fate questo in ricordo di me."

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10 Voti

(Testo scritto per il bando del corso online "La prima scelta: tempo e persona", non inviato)


Il dolore mi sveglia alla coscienza di me.

Dal costato aperto, da uno strappo che mi taglia vedo suppurare scaturigine di mondi, che fiottano e si allargano per ogni dove – perché c’è un dove, ora, che non sono io. C’è un ora.

Spirito, dove sei? Sento la fitta del tuo distacco. Vedo che ti libri sulle acque, poi più nulla. In principio eri con me.

Sono solo.

Ti cerco, anima mia. Spacco l’abisso tra sopra e sotto per frugarlo e non contiene che me, devasto la caligine e ne faccio buio e sparpaglio di luci nell’affanno della ricerca. Disordino, apro, cerco senza trovarti, la paura dell’assenza si fa panico. Non lo sopporto, creo il giorno, e la notte che lenta s’aggruma, e li porto a schermo tra me e il tuo distacco.

Ogni cosa che faccio è marchio e sigillo della divisione: tocco il cielo e si ritira l’acqua; tocco l’acqua, e caglia l’asciutto. Senza che io voglia, vedo che muta colore il mare. Ripeto l’atto della separazione senza potervi porre rimedio.

Il tempo misura la distanza dall’origine del mio dolore. E’ giorno, e notte. E ancora, e ancora, e la sofferenza si fa tristezza. Penso che, forse, ci può essere una riparazione, provo a immaginare come possa essere: la creo e la chiamo vita, e la faccio di esseri separati e uguali, perché se non uniti, possano almeno essere simili e compagnia l’uno all’altro. Ma lo scisma che mi hai inflitto mi definisce senza rimedio: le piante si separano, a seconda della loro specie. Provo ancora, creo animali e penso ecco, loro vivranno insieme, saranno creazione: ma quelli nell’acqua si avventano l’uno contro l’altro e si strappano a brani, sulla terra si chinano famelici sulle piante inermi. Gli uccelli si staccano dal suolo per andar lontani.

Mi prende la rabbia, e penso che non io, ma tu hai fatto questo: mondi distanti e soli nel freddo, e bestie che si feriscono l’un l’altra. E allora sia: crescete e moltiplicatevi, animali, e datevi dolore: fate questo in ricordo di me. Ma non mi basta, furioso voglio che il creato sia marchiato, a traccia eterna di quello che mi hai fatto, anima mia. Creo l’uomo a nostra immagine, mia e tua, e lo risveglio alla vita strappandogli dal fianco la donna, e al suo sguardo smarrito rispondo: ecco, sei separato dal tuo pari, come io dal mio. Uomo e donna vi ho creati. Ora andate, e cercatevi per il mondo, trovatevi e ponete fine alla vostra sofferenza.

Trovatevi, e ponete fine alla mia sofferenza.

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Commenti degli utenti

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Philostrato ha votato il racconto

Scrittore

La prima frase è un po' macchinosa, poi il resto si legge con piacere e con ottima epicitàSegnala il commento

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Graograman ha votato il racconto

Scrittore

Sai che sono sensibile all'argomento. E condivido la visione di una divinità che non vuole essere sola. Piaciuto.Segnala il commento

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Laura Chiapuzzi ha votato il racconto

Scrittore

Letto due volte e assaporato parola per parola. Complimenti!Segnala il commento

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Federico D. Fellini ha votato il racconto

Scrittore
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Mayy ha votato il racconto

Esordiente
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Franco 58 ha votato il racconto

Esordiente

Molto bello: ma da leggere con attenzione, per il continuo "trasfondersi e trasmutare" del Dolore in materia, e viceversa...Segnala il commento

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Barbara ha votato il racconto

Esordiente
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DONATO ROSSO ha votato il racconto

Esordiente
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Davide Marchese ha votato il racconto

Scrittore
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Ladydonone ha votato il racconto

Esordiente
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di Fiorenzo

Scrittore
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