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Narrativa

Nessuno muore da solo

Pubblicato il 30/08/2018

"Vuoi mettere come si sente un palloncino a 2000 metri?" (semicit.)

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È mattino, e volo – abbandono le persone, gli alberi, le case, le vecchiette sulle panchine e i cazzo di cani che si portano appresso.

Il cielo è terso e muto.

Vi siete mai chiesti perché nasce un palloncino?

Unite un bambino iperattivo che rompe le scatole ai propri genitori con un straccione senza alcuna specifica utilità sociale.

Da flosci ci soffiano dentro aria nel culo finché non siamo belli pieni, giusti giusti per legarci un filo intorno all'ano; molti non riescono a sopportarlo, e scelgono una morte precoce sciogliendosi il nodo.

Il vento arriva da destra e mi spinge più in alto, verso le montagne. Dio, odio i cani – e il loro guaire, poi? Da impazzire.

Vi siete mai chiesti come viene al mondo un palloncino?

È un'operazione dolorosa: serri i denti e gli occhi finché non finisce; ti senti tirare tutto dall'interno, che temi di scoppiare. Quelli troppo deboli di costituzione non reggono: esplodono prima di nascere e vengono buttati per terra.

Si capisce subito di che pasta si è fatti: quelli più grossi sono stati politici, religiosi e venditori di aspirapolvere porta a porta. Resistono senza problemi, più a lungo di tutti.

La vita è strana – la seconda come la prima.


Io ero operaio. Ho un'immagine abbastanza rarefatta della mia rinascita: un blu assordante che mi avvolgeva e bloccava le braccia, poi un lampo, e la punta di una pompa infilata su per il retto. Così. Senza nemmeno un preliminare.

Perché il primo approccio col mondo deve sempre essere un trauma?

“Ehi, Grissino! Aspettaci!”

Abbasso lo sguardo e vedo altri quattro palloncini.

“Cosa ci fate qui?”

“Ma sentilo, il signorino!” Tunatuna guida il gruppo, rosso e lucido. “Credevi di poter fare la voce grossa da solo?”

“Ci stavamo annoiando, Grissino.” Enzo quasi si confonde col cielo, e avanza con suo fratello. “Tutto quel chiasso ci ha rotto le palle.”

“Sicuri?”

Osservo Michele che arranca sotto il peso del carico. “Non so quali conseguenze...”

“Siamo già morti una volta” sbuffa, tenendo il passo. “Credo che il peggio sia passato.”

Non posso aspettarli o perderei la spinta.

“Vai avanti, noi ti stiamo dietro!”

L'orizzonte ci circonda, continuando a a portarci al largo. Il filo è bello teso ma non faccio fatica a librarmi.

Mi tornano in mente Massimo ed Eikichi, sparsi per terra a brandelli: morti in un ultimo, fragoroso peto che ha scosso tutti i bambini.

Sappiamo che ad un certo punto scoppieremo – o ci sgonfieremo come preservativi usati, questo non mi è ancora chiaro. La pressione ci giocherà un brutto scherzo e sapremo se ci sarà una terza vita dopo la seconda morte.

“Se ci reincarnassimo ancora tu cosa vorresti diventare?”

“Ancora come oggetti, intendi?”

“Sì.”

“Ho sempre sognato di conoscere dal di dentro le Sororities americane, Tunatuna.”

Tunatuna scoppia a ridere, e per poco non perde il carico.“Sei già tutto un fremito?”

“Al solo pensiero vibro tutto.”

“E tu, Enzo?”

“Cosa?”

Enzo è duro d'orecchi: hanno esagerato a gonfiarlo ed è quasi esploso – è stato operato in codice rosso. Ogni tanto devo ripetere e alzare la voce.

“Ti ho chiesto: cosa vorresti essere in una prossima vita?”

“Ah! Non so: va bene tutto, tranne un fottutissimo cane.”

Dall'ultima festa di compleanno nessuno di noi li sopporta.

“Già.”

Non appena hanno visto i palloncini a terra ci si sono avventati contro e li hanno ridotti in pezzi.

“Se fossi un virus potrei farmi portare in giro a scrocco per il mondo.”


Mi sento sballottare, e stringo il nodo. Rallento.

“Ragazzi, anche i vostri fanno casino?”

“No, il mio dorme che è una meraviglia. Il tuo, Enzo?”

“Eh?”

“Il tuo, Enzo?”

Un pezzo di nastro adesivo, sporco, gli attraversa la fronte.

“Ah! Trema un pochino, ma dorme ancora.”

“Direi che comunque siamo abbastanza in alto. Possiamo mollarli.”

Facciamo scorrere i nodi alle estremità lasciando andare i pincher che abbiamo portato con noi.

“In quanti pezzi credete verranno ritrovati?”

“Abbastanza, Michele.”

Due stronzi neri e marroni sfrecciano nei cieli, verso casa, e acquistano velocità. “Come Massimo ed Eikichi.”

La luce del sole è diventata più forte ma socchiudo gli occhi e riesco a sopportarla.

“Ho trovato!”

“Che cosa, Enzo?”

“In cosa – o meglio, dove vorrei reincarnarmi!”

Su di noi nemmeno una nuvola.

“E cioè?”

“In Cina.”

“Non male come idea – ma non vi andrebbe di cantare qualcosa?”

“Cantare?”

“Tanto dobbiamo morire, Michele. Potremmo farlo in allegria.”

“Se lo dici tu... Enzo, ti andrebbe di intonare qualcosa?”

Lui ha un'ugola d'oro che si estende per otto ottave.

“Sicuri?”

Dev'essere quel foro che gli permette di modularla così bene.

Inspiro l'aria a pieni polmoni – è fresca, e mi rendo conto che tutte le sensazioni corporee descritte finora sono solo ricordi.

“Vai, Enzo! Canta!”

Sono un palloncino. Ho guardato per due volte il mondo come da un oblò (troppo distante) e iniziavo ad annoiarmi un po'.

“Va bene, va bene!”

Quelle due poltiglie più in basso hanno solo fornito una scusante per farla finita e trovare altri col mio stesso pensiero.

Non c'è gusto a morire da soli.

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Violeta ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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LoSteNo ha votato il racconto

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Aspetti che si rompa il filo, e il racconto salga in alto, leggero. Ma i cani lo trattengono.Segnala il commento

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Zeta Reader ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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Superfrancy ha votato il racconto

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Titti ha votato il racconto

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Lorenzo V ha votato il racconto

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"Eh, non troppo bene..." Scherzi a parte, è un racconto molto bello :)Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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di Grissinotunatuna

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