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Nessuno si salva da solo

Pubblicato il 30/04/2019

Un relitto sul fondo di quello che era stato il Mar Mediterraneo. Tre protagonisti pronti a realizzare una missione: salvare il Mondo.

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Il colpo metallico del boccaporto sul ponte, che si chiudeva sbattendo con forza, non aveva interrotto il lavoro di Mel concentrata a controllare la corrispondenza tra le boccette dei semi e l’inventario.

“Presto chiudi gli oblò. Sta arrivando una tormenta di sabbia!” Disse Pietro, mentre scendeva con passi veloci e pesanti. Melissa alzatasi di scatto aveva chiuso le tre finestre circolari vicino a lei.

Dall’ultima, Mel, vide una figura nera correre veloce verso di loro. “C’è un uomo là fuori! Aiutiamolo!” Dietro di lui una nuvola di sabbia rossa lo rincorreva pronta a inghiottirlo. “Dovrà farcela da solo.” Fu la lapidaria risposta di Pietro mentre riponeva i vasetti dei semi nelle scatole e le chiudeva in bauli trattenuti alle pareti della barca con delle cinghie.

La tempesta squassò il vecchio peschereccio facendolo scivolare su una roccia più sotto. Il relitto di ferro aveva retto e distava decine di metri da quello che un tempo era stato il fondale del Mar Mediterraneo.

Benché si fossero legati con delle corde avevano perso i sensi sbattendo più volte la testa contro la murata. Solo i ripetuti colpi al portellone li risvegliarono.

“Siete vivi?” La voce maschile, che chiedeva informazioni, urlava.

“Restiamo in silenzio, andrà via” Disse sottovoce Pietro.

“Sono ferito. Ho una caviglia slogata. Non voglio farvi del male. Ho bisogno di aiuto.” Lo straniero era determinato a restare. “Non vado da nessuna parte con questa caviglia. Quando vorrete conoscermi… mi troverete qui.”

Pietro uscì dall’oblò, fece il giro del peschereccio sorprendendo l’intruso alle spalle. L’uomo davanti a lui era molto magro, dalla pelle scura e il sorriso aperto metteva in evidenza dei denti bianchissimi. La caviglia era gonfia.

“Portiamolo dentro.” Disse Melissa che nel frattempo era uscita dal boccaporto.


“Ti piace la soia?” Gli chiese Mel mettendogli davanti una zuppa di germogli.

“Sì, grazie. Sei molto gentile.” 

“Come ti chiami e da dove vieni?” Gli chiese Pietro osservando la collana di perline rosse.

“Mi chiamo Nkop e vengo dal lago Turkana.”

Melissa non riuscì a evitare di commentare quanto dovesse essere bello quel lago, dal color verde giada, di cui tanto le avevano parlato. “Di quel lago è rimasta solo la polvere” Fu la risposta di Nkop.

Raccontò che l’aumento delle temperature e le poche piogge avevano prosciugato il lago. I suoi zebù erano morti e per questo aveva lasciato il Kenya con la moglie e il figlio. “Il viaggio nel deserto è stato disumano. La fatica, il caldo,la sete li hanno portati via da me.” Knop si portò le mani al viso nascondendo le lacrime che gli segnavano il volto. Poi guardando negli occhi Mel gli chiese: “Voi chi siete?”

Melissa non rispose alla domanda si limitò a dire che il deserto aveva superato Roma. Secondo le ultime informazioni la desertificazione procedeva veloce. Anche il livello degli oceani si stava alzando rapidamente.

“Tutti vogliono entrare nella zona temperata.” Affermò Pietro che precisò: “Hanno eretto un muro e nessuno può attraversarlo senza un costoso lascia passare.” 

“Voi non avete il lasciapassare?” Chiese curioso lo straniero.

Gli occhi di Melissa e Pietro si incontrarono e andarono sul piccolo tavolo di legno su cui avevano appoggiato il sacchetto di iuta dello straniero.

“Ho capito! Voi siete i botanici!” Disse ridendo. “Mangiate germogli, avete un elenco di piante e volete prendere i semi della mia acacia. Siete dei pazzi! Lo sapete, vero, che nella zona temperata esiste una macchina che aspira l’anidride carbonica e la trasforma in carburante?”

“Sì, lo sappiamo. Ma quella macchina non salverà la Terra” fu la risposta di Pietro.

“Mentre voi si, e come?” Chiese Knop.

Mel gli spiegò che attendevano l’arrivo del mare, presto l’oceano sarebbe entrato da Gibilterra rendendo il Mediterraneo navigabile.

“E poi?”

“Poi cercheremo un luogo in cui piantare i nostri semi. Li cureremo finché saranno alberi e diventeranno foreste che riequilibreranno il clima” rispose Pietro.

“Davvero pensate che una pianta possa fare tutto questo?” Disse con aria di sfida.

“Sì. Con te hai semi della tua acacia: ti ha fatto ombra, protetto dalla pioggia e donato splendidi fiori. Quale macchina può fare questo? E poi le piante sanno vivere in comunità. In una foresta ci sono migliaia di specie di piante ciascuna con le sue caratteristiche, eppure tutte convivono insieme per il bene comune. Non solo trasformano l’anidride carbonica in ossigeno ma sono anche cibo per noi, gli animali e riparo. La salvezza per un pianeta morente.”

“Non avevo mai pensato alle piante come a un organismo pensante. Posso aiutarvi?”

“Certo, due mani in più ci servono” Concluse Pietro.


Nelle settimane successive recuperarono da altri relitti e montarono sul ponte della barca un albero maestro e due vele.

In una notte di luna piena furono svegliati da una forte nausea e corsero sul ponte. La barca era alla deriva. Il vento caldo e umido proveniente dall’Asia riempì le vele e portò con sé le loro grida di gioia per l’inizio della missione: salvare il Mondo.



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Etis ha votato il racconto

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paoloremer ha votato il racconto

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Paolo Fiorito ha votato il racconto

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Marilla08 ha votato il racconto

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Annamaria1958 ha votato il racconto

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julesna888 ha votato il racconto

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Pippo ha votato il racconto

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Nick ha votato il racconto

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Berry111 ha votato il racconto

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Viv ha votato il racconto

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Scorrevole e piacevoleSegnala il commento

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Imma Casillo ha votato il racconto

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Si legge tutto d'un fiato!Segnala il commento

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Mariluuu ha votato il racconto

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ANNA STASIA ha votato il racconto

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Rosalba Nappo ha votato il racconto

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Bel finale di speranza!come una boccata d'aria fresca!Segnala il commento

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Laura Anna Agostini ha votato il racconto

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Lisa Ma ha votato il racconto

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Ghiren73 ha votato il racconto

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di Cellegato Guendalina

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