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Narrativa

neve

Pubblicato il 23/06/2022

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Amos rimase seduto a tavola e accese una sigaretta.

In cucina Mira cantava a bassa voce mentre caricava la lavapiatti. Le stoviglie tintinnavano, poi arrivò un rumore di cocci.

Mira smise di cantare.

- Bene – disse – anche questo è andato. Senti Amos, io ho voglia di un tè. Invece del caffè, dico.

- E’ un’idea – disse Amos – il tè dopo pranzo.

- Per una volta non casca il mondo. E poi secondo me prendiamo troppi caffè.

- Va bene – disse Amos - vada per il tè.

Mira ricominciò lo stesso motivo, ma adesso fischiettava.

Amos guardò fuori dalla finestra. Si vedeva un poligono di cielo bianco fra i palazzi e il tronco di un albero che veniva su dal marciapiede.

- Il guaio di abitare al primo piano – disse – è che non si vedono le chiome degli alberi.

- E allora? – fece Mira.

Amos tirò due boccate e schiacciò il mozzicone nel posacenere.

- Niente, dicevo così. Magari più su c’è ancora qualche foglia, che ne so.

Il bollitore cominciò a emettere una nota continua. Mira spense il fornello e il suono sparì e lei smise di fischiare.

Dopo un minuto venne in soggiorno col bricco del tè su un vassoio con le tazzine e la zuccheriera.

- Con questo freddo – disse - le foglie sono belle che andate. Quegli alberi non sono mica dei sempreverdi.

- Ah no? – fece Amos – E che alberi sono?

Mira versò il tè nelle tazze e aggiunse lo zucchero.

- Pioppi, credo. Me lo ha detto Luci.

Assaggiò il tè e prese una sigaretta dal pacchetto di Amos.

- Ho finito le mie – disse.

Guardava in giro cercando l’accendino. Amos tirò fuori di tasca il suo e glielo porse.

- Però le tue non mi piacciono - disse Mira – Se mi devo ammalare, lo voglio fare con qualcosa di mio gusto.

Amos ne accese una anche lui.

- Insomma, in fatto di alberi siamo due ignoranti. Questa è la verità.

Mira tirò una volta.

- Senti Amos – disse – chissenefrega degli alberi. Mica ci pagano, per conoscere gli alberi.

Espulse il fumo da un angolo delle labbra.

- Ma come fai a fumare questo schifo? – disse.


Amos bevve un sorso di tè.

- Buono – disse – hai cambiato miscela?

Mira prese la tazza e la vuotò con soddisfazione.

- Sarà l’acqua, forse c’è meno cloro, vai a sapere. Il tè è sempre quello.

Amos guardò verso la finestra. Il cielo pareva un muro. Il freddo aveva un suo colore.

- Chissà se nevica – disse.

- Ecco – ribatté Mira – ci manca giusto la neve.

- Che hai contro la neve? – disse Amos – Non è male, quando nevica. Fa allegria.

Mira sbuffò e scosse la testa. Spense la sigaretta spingendola contro il cristallo del posacenere.

- Farà allegria a te che non hai un cazzo da fare – disse – Non so se te lo ricordi, ma c’è anche gente che lavora. Che la mattina prende la macchina e si fa due ore di traffico. Tipo me, insomma. Ci manca solo la neve.


Amos tolse una sigaretta dal pacchetto e la tenne fra le dita.

- Secondo me – disse – anche nel tè ci sono le miscele. Ci mettono dentro dei fiori secchi.

Mira non rispose. Portò via il vassoio lasciando sul tavolo la tazza di Amos ancora mezza piena.

Dalla cucina arrivò il rumore delle ceramiche sbattute nel lavandino. Amos accese la sigaretta.

Mira tornò in soggiorno.

- Io vado a stendermi. Tu che fai?

- Niente – disse Amos – oggi è domenica. Forse dipingo un po’.

Sollevò fra due dita piega dei pantaloni, la fissò e la lasciò ricadere.

- Senti, cos’è che cantavi in cucina?

Mira strinse le labbra.

- Desolata, non lo so. Sono un’ignorante anche in fatto di musica. Chiedi a Luci. Lei sa tutto.

Amos aspettò che chiudesse la porta della camera da letto. Lasciò la sigaretta a metà nel posacenere e finì di bere il tè.


Verso sette e mezza Mira uscì dalla stanza da letto. Aveva il viso gonfio.

- Avrò dormito sì e no un’ora- disse – quel maledetto tè mi ha tirato i nervi.

Sedette sulla poltrona e prese una sigaretta di Amos.

- E tu che hai combinato? – chiese. Sbadigliò.

Amos era ancora seduto davanti al quadro.

- Ho fatto questo – disse.

Mira gettò un’occhiata alla tela.

- E che cos’è?

- Non da lì- disse Amos – siediti dove sono io.

Mira lo guardò e si mise a ridere.

- Ma non hai visto come ti sei conciato? Hai la punta del naso rossa.

Amos si toccò il naso e poi si guardò il dito.

- Sembri un clown – disse Mira.

- Mettiti qui – disse Amos alzandosi.

Mira sedette di malavoglia. Appoggiò il mento su una mano e guardò ancora il quadro.

- Ma che cos’è ?

- Fiori sotto la neve – rispose Amos.

Mira emise una nuvola di fumo.

- Sant’iddio, Amos, ma non ti accorgi che è solo un’accozzaglia di colori? Non ci si capisce niente.

Si alzò e andò in cucina.

- Quasi quasi mi faccio un caffè – disse- Tu ne vuoi?

- D’accordo – rispose Amos.

- Forse era meglio se sposavi Luci – fece Mira dalla cucina – lei avrebbe apprezzato. E’ una donna colta, lei. Io sono solo una che si fa il mazzo.

- Anche io – rispose Amos – Sono così stanco che nemmeno ti immagini.

Mira scoppiò a ridere.

- Stanco? Ma davvero? Ah bè, forse il piccolo pittore oggi ha giocato troppo con la scatola dei colori.

Amos non rispose.

Si fermò ancora dieci minuti a fissare il quadro.

Non aveva nemmeno un pensiero.

Era una cosa fantastica.

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Helenas ha votato il racconto

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Franco Battaglia ha votato il racconto

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Del resto, se non conosci gli alberi di fronte casa, anche i fiori ti verranno diciamo stilizzati.. Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Zoyd Gravity ha votato il racconto

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ladybrett512 ha votato il racconto

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sarino ha votato il racconto

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Davide Marchese ha votato il racconto

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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Eh sì. Ti leggo per la prima volta e mi hai tirato fino alla fine con i dialoghi. ComplimentiSegnala il commento

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Demetrio Poli ha votato il racconto

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. ha votato il racconto

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Andrea Trofino ha votato il racconto

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Hai letto qualche libro di Amos Oz? :) Segnala il commento

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Paola Zaldera ha votato il racconto

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di Kostia

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