Small cover.png?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccountZoom cover

Narrativa

Non c'è amore che tenga

Pubblicato il 30/07/2020

24 Visualizzazioni
1 Voti

L'aveva picchiata, di nuovo. Ma prima aveva sollevato la voce di mezzo tono, vibrando nell'aria satura di calura estiva. E poi quella musica, Dio santo che potenza! Chi erano? I Deep Purple o i Depeche Mode? 

I dettagli non si ricordano mai in certe situazioni, eppure è tutto scritto lì, dove dicono si intrometta il diavolo. 

E proprio il diavolo si era intromesso quella mattina presto, all'alba. 

Una sigaretta di troppo ed Evelyne si era ritrovata con lo sguardo assorto, fissa davanti al 7-eleven di Detroit. Sotto shock.

Uno di quei posti lugubri che Dio spesso ha dimenticato. 



Nella notte cantare quei dischi rock, sapendo che il sesso sarebbe giunto dopo, in un motel non troppo lussuoso, magari con degli scarafaggi nelle lenzuola, la tv  con i colori sbiaditi se per caso volevi seguire uno di quei polizieschi tedeschi con i cani al guinzaglio, il piatto della doccia nero e chissà cos'altro. 


Ma ovviamente il diavolo è nei dettagli e bla bla bla...


-Ti ho detto mille volte che non voglio vederti fumare- 


Una frase soltanto, e doveva bastarle. Evelyn aveva lo stesso destino di Beverly, una delle protagoniste di IT, il suo romanzo di Stephen King preferito. Lo teneva sul comodino, lontano dagli altri libri. Lo aveva in diverse edizioni, anche paperback.


L'amore, per King, era qualcosa che si declinava anche ai minimi termini, ma non era mai ridotto all'osso ( se mi capite) e per Evelyn Doy, il segreto era scappare dagli amori veri e rifugiarsi in quelli malati. Unica colpa: un padre violento, come suo marito.


TALE MADRE TALE FIGLIA. 


Il destino non era stato clemente, e quando il prete, un certo Barry Norlen, li aveva sposati, lei si sentiva chiamata in causa sia perchè non sopportava il puzzo di pipì di quell'uomo che aveva la faccia troppo pallida e non prometteva nulla di buono ma sopratutto perché lo stesso uomo sembrava volesse separarli fin dall'inizio. 


Lei poi credeva alle maledizioni, lanciate ai novellini. 


-Non devi fumare- 


' Ok, Tom' gli avrebbe risposto, se soltanto si fosse trovata a dover sottostare al 'Tom' del suo libro preferito, il marito di Beverly Marsh. Ma lei, anzi loro non erano nel Maine, non erano a DERRY. 


Detroit comunque era come una donna che conosceva fin troppe cose su tutti gli abitanti, compreso quante volte fumassero. La ciminiera in casa Stand non doveva semplicemente esistere, e l'amore era solo una buccia di caramella lanciata sul letto. 


Evelyn in stato di shock non era bella come quando era 'tranquilla', ma almeno, secondo quanto diceva sempre Gabry Stand, suo marito, aveva quella faccia da amorino roseo e paffuttello che gli faceva venir voglia di prenderla lì su quell'auto e darle ciò che a lei mancava: la voglia del buon sesso. 


Non erano stati i Deep Purple o i Depeche Mode a scatenare l'ira accesa di Gabry ( che nome dolce eh) bensì un augurio da parte di un cartello stradale: 


BENVENUTI NEL MAINE. 


Tutto quello che ricordava poi era una sigaretta accesa, il fumo che saliva e che riempiva l'abitacolo. 


E Evelyn che si spostava di un centimetro, forse a causa del mal di schiena, forse doveva arrivarle il ciclo, oppure i suoi neuroni erano davvero impazziti del tutto, ma quel cavolo di cartello c'era e lui l'aveva notato. 


DERRY. Prego, benvenuti, accomodatevi pure, Pennywise vi aspetta. 


Un ceffone, e quella sigaretta era stata ribaltata, come la guancia sinistra di Evelyne. Guancia e sigaretta, entrambe rosse, così come rosso era il colore degli occhi iniettati di sangue di Gabry in quel momento. 


Calura, rabbia, esasperazione. Quante volte le aveva detto:' Non fumare'. 


TROPPE. E quante volte lei aveva fatto a modo suo? TROPPE. 


Quando Gabry vide che dal naso di Evelyne stava fuoriuscendo del sangue, avvertì un moto di paura. E se stavolta la polizia lo avesse scoperto e lo avesse portato in prigione? 


-Hai qualche problema Eve?-


Lei non si era girata subito, piuttosto aveva tirato su con il naso e aveva mostrato il dito medio. CORAGGIOSA. 


C-O-R-A-G-G-I-O-S-A


-Che cosa hai fatto? Non devi mai e dico mai mancarmi di rispetto. Intesi? Ricorda tuo padre e tuo nonno, oppure quella stronza di tua madre, che il diavolo se la porti-


Si era girata, sorridendo tristemente.


Non era mai salita su quella giostra, non era mai riuscita a mollargli un ceffone, ma quanto era euforica oh sì, e quindi CIAF, E CIAF. 


Aveva aperto lo sportello e si era buttata fuori dalla macchina, la Chevrolet più orrenda del mondo, o almeno di Detroit. 


-Addio Gab-

La guardò, non riusciva ancora a credere a quanto aveva detto e fatto. 

Non era riuscito a gestire la situazione, non c'era riuscito, accidenti!


-TORNA QUI!-


Il disco dei Deep Purple risuonava alla grande, ma si era inceppato, forse per l'urto o perchè non ne poteva più, un po' come Eve d'altronde. 


Musica e donne: la goduria del secolo.


-Non c'è amore che tenga, Gabry-


Si era fatta male ad un piede, perciò zoppicava, ma quando sull'Interstatale 16 vide una bambina con un peluche in mano, Evelyne corse a perdifiato, cadendo in mezzo alla strada.


-TORNA QUI HO DETTO!!-


Della bambina nessuna traccia, a parte il fatto che si chiamava Evelyne ed era morta assieme a suo fratello Gabry in un incidente d'auto quella stessa notte. 



DUE ANNI DOPO:


-E quindi di Gabry non ho saputo più nulla- 


Eve stava fumando l'ennesima sigaretta, ma era quasi alla fine. La giornata stressante di duro lavoro all'Empire Gaudium College l'aveva portata ad una sorta di esaurimento nervoso che avrebbe potuto curare con la lettura di un bel romanzo del suo autore preferito. 


Deborah Vallin, collega e amica da diversi anni ormai, era seduta accanto a lei, spense la cicca sul posacenere e si controllò il rossetto. 


-Scusa ero un po' distratta, ma mi è sembrato di capire che Gab non l'hai più visto, giusto?-


-No, e per me può anche marcire all'inferno se servirà a fare giustizia-


Ricordò quella notte, quella mattina, l'alba. 


Si alzò, salutò l'amica e uscì dal Caffè Uranium, con la sua borsa a tracolla di cuoio. 


-Hey bimba-


Evelyn riconobbe quella voce, era indimenticabile, inconfondibile e oscena. Maliziosa, sì ma non seducente. Le venne la nausea al pensiero che l'avrebbe accarezzata, con quelle mani grassocce.


Quando si voltò però non c'era nessuno. 


Si guardò intorno. Detroit sembrava una città fantasma. 


'NON C'E' AMORE CHE TENGA' 


Lo lesse alla tv, in una vetrina della Expert, insegna arancione e nera con marchio registrato incollato come avesse il sudore sul collo o sulla faccia elettronica. 


Sorrise debolmente, e gli angoli della bocca le tremarono. 


Quando si sentì male, e svenne senza un motivo apparente, la ragazzina morta due anni prima le apparve come in sogno, a ricordarle che la vita era preziosa. 


Smise di fumare, ma non si risposò. 


Gab molto probabilmente era davvero finito all'inferno, ma lei, beh lei aveva trovato il suo angolo di Paradiso... 




Logo
6772 battute
Condividi

Ti è piaciuto questo racconto? Registrati e votalo!

Vota il racconto
Totale dei voti dei lettori (1 voto)
Esordiente
1
Scrittore
0
Autore
0
Scuola
0
Belleville
0

Commenti degli utenti

Large img 2435.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

Barbara ha votato il racconto

Esordiente
Large foto per carta d identit%c3%a0.jpg?googleaccessid=application bucket access@typee 222610.iam.gserviceaccount

di AnnabelLovecraft

Scrittore