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Narrativa

Non dimenticare di sposarti

Pubblicato il 23/02/2021

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Saranno passati sette anni, forse qualcuno in più, dal giorno in cui a Mantova, durante una delle fughe con quegli amici che credevo mi sarei portato dietro per sempre, distrussi lo schermo del telefono che ora stringo tra le mani. L' avevo lanciato per terra con violenza, convinto che sulla mano con cui lo afferravo stesse camminandoci un ragno. Non ricordavo di averlo stipato nello scatolone dei ricordi, nascosto sotto il letto contenitore, e non mi aspettavo affatto di ritrovarlo ora. Non so nemmeno se voglio accenderlo per davvero, d’altronde non ho mai avuto un gran rapporto con il passato. Ho sempre preferito lasciarlo lì, accantonato, senza dover necessariamente rievocare momenti belli e brutti di un tempo che non esiste più. La testa dura mi dice che devo insistere, che se il telefono non dà segni di vita è soltanto perché la batteria è stremata dagli anni di inattività, e che il suo caricabatteria si trova certamente in casa, da qualche parte. Lo trovo nel cassetto di mia madre, quello adibito alla sua collezione maniacale di cavi e cavetti, ormai intrecciati in un gomitolo. Non appena il cellulare si avvia, le mie dita rispondono a logiche che non appartengono al mio volere, e si precipitano ad aprire la galleria fotografica. Le immagini scorrono veloci, una dietro l’altra, fino a farmici perdere dentro.

Mamma più giovane, con qualche ruga in meno sulla fronte, ancora felice e con il sorriso da ragazzina stampata sul viso. Bellissima.

Il matrimonio di un cugino che non vedevo da quando ero bambino e che non ho più rivisto da allora.

L’ultimo giorno di scuola al liceo, prima di cambiare definitivamente indirizzo per evitare di essere bocciato.

Io a cavallo di una canoa al mare, in mutande e con le spalle completamente bruciate dal sole. Terrificante.

Una notifica improvvisa fa vibrare il telefono e mi riporta alla realtà. La apro: "Non dimenticare di sposarti. Nozze, Linda, domani ore 10.30".

Rimango basito per un attimo, quel tanto che basta per mettere a fuoco la situazione e ricordarmene. Lo stupore del momento si trasforma rapidamente in un sorriso, lo sento. Ed è un sorriso amaro, di quelli che sanno di incompiuto.

A quei tempi c’era ancora Beppe, e per un attimo lo rivedo, ne percepisco la risata rauca, soffocata nei colpi di tosse. Eccolo qui, con indosso il pigiama di seta e le pantofole ai pedi. Lo sento vicino, sta per parlare con il ragazzino che ero molti anni fa.

«Allora, quando vi sposate, eh?» Mi dice con tenerezza.

«Beppe, non ho nemmeno diciassette anni. Come faccio a sposarmi?» Rispondo imbarazzato.

«Dammi una tempistica, su. Quanti anni ti servono ancora?»

«Allora: devo finire il liceo, andare all’Università, laurearmi, trovare uno studio che mi dia fiducia e mi faccia fare il tirocinio, superare l’Esame di Stato, diventare un commercialista ricco, e poi mi posso sposare!»

«Insomma, mi par di capire che ci vuole ancora un po’ di tempo, mio giovane genero».

«Ad occhi e croce direi dieci anni!»

«E allora facciamo così: saltiamo direttamente alla fase in cui ti sei laureato. Il tirocinio te lo faccio fare nel mio studio, e a renderti ricco ci penso io. Ma in cambio facciamo che Linda te la sposi tra sette anni precisi, a partire da ora!».

«Ma Beppe, siamo a Novembre! chi si sposa a Novembre?»

«Ma a noi che ce ne frega di quello che fanno le altre persone, eh?»

«Va bene! Sai che faccio allora? Me lo segno sul calendario del cellulare, come promemoria: "Non dimenticare di sposarti. Nozze, Linda, 13 Novembre 2021 ore 10.30" »

«Eh, sì. E poi quando cambi telefono che facciamo? Annulliamo le nozze perché ti scordi della sposa?»

«No, ma ti pare? Questo appuntamento lo porterò sempre con me: farò un backup, telefono per telefono. Te lo prometto!»

E a me sembrava così vero, ed ero convinto che quella promessa l’avrei onorata sul serio. Perché ti volevo bene, e mi sei mancato così tanto quando quel male bastardo ti ha consumato anche la risata. Perché ti ho sognato per settimane, perché ho maledetto me stesso per quel caffè che mi hai invitato a bere da te quando tua figlia ed io, più cresciuti di allora,  abbiamo deciso di prendere strade diverse. Lo immagino lì, freddo, sul tavolo della tua cucina ad aspettare che arrivi io a berlo con te. Proprio lì dove, durante gli anni migliori della mia vita, abbiamo immaginato insieme il più bel futuro che potesse aspettarmi. Proprio lì dove, giorno dopo giorno, ho capito di essere cresciuto sempre di più perché, oltre al mio viso, alla barba, e alle mie mani, a cambiare erano le argomentazioni che condividevo con te.

L’eco del rimpianto rimbomba nella mia testa in maniera insopportabile, non credo di poter andare ancora avanti; spengo il cellulare e lo ributto nello scatolone. Prendo le cuffie giuste, quelle che sopprimono anche il rumore dei pensieri, metto il giubbotto più pesante che ho e apro la porta di casa per uscire.

«Dove stai andando a quest’ora, ohi Né?» Urla mia madre correndomi incontro preoccupata.

«Vado a sposarmi, mamma. Sto andando a sposarmi».

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Annalisa Maitilasso ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto attento alle geografia dei rapporti. Mi é piaciuto Segnala il commento

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Mauro Scremin ha votato il racconto

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Adriana Giotti ha votato il racconto

Scrittore

Forse parte in salita, ma è un bel racconto. Benvenuto tra noi.Segnala il commento

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Stefania Matarese ha votato il racconto

Scrittore

Un racconto di cuore, l'ho letto volentieri. In molti punti è stato facile immedesimarsi e provare emozioni, in pochi altri invece ho fatto più fatica: questi ultimi sono per me quelli nei quali esprimi le emozioni in maniera più esplicita e sei "più presente". Comunque per me è davvero un bell'esordio!Segnala il commento

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Frato ha votato il racconto

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Bello, mi è piaciuto. E tenero. Ciao.Segnala il commento

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fedigloria ha votato il racconto

Scrittore

Il soggetto è intrigante, sono convinta che se ci rimettessi mano per sfoltirlo un po’ di retorica e renderlo più agile acquisterebbe intensità. Segnala il commento

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Annacod ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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Silvia Lenzini ha votato il racconto

Scrittore

Un bel racconto. E' vero, come hanno scritto Franco e Roberta, che la parte iniziale è meno scorrevole del resto, ma non è meno chiara. Piuttosto, trovo un po' pericolosino il cambio di persona, quando ti rivolgi a Beppe direttamente col tu. Comunque un bell'esordio, benvenuto sull'isola.Segnala il commento

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Valentina Raniello ha votato il racconto

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Roberta ha votato il racconto

Scrittore

a metà circa ho cominciato a apprezzarlo, mi sembra che poi lo stile sia più personale e il soggetto più chiaro.Segnala il commento

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Enrico R. ha votato il racconto

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Piaciuto Segnala il commento

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Ti Maddog ha votato il racconto

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Franco 58 ha votato il racconto

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Inizio un po' confuso e troppo "verboso" ma poi il racconto prende corpo, e si dipana, in una scrittura apprezzabile, raccontandoci la memoria e il quotidiano vivere. Segnala il commento

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Violeta ha votato il racconto

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Imago ha votato il racconto

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Anonimo ha votato il racconto

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Sonia A. ha votato il racconto

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Tella ha votato il racconto

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Urbano Briganti ha votato il racconto

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di Aniello

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