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Autobiografia

Non pubblicare

Pubblicato il 13/10/2018

difficoltà psicologiche a pubblicare alcunché

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Era da un anno che doveva pubblicare qualcosa in quella piattaforma letteraria. E aveva già tante cose sue, inedite, dei generi più svariati. Ma c’era sempre qualcosa che lo portava a rimandare. Domani è un altro giorno, lo farò domani, si diceva dopo ogni intoppo per cui non era riuscito a pubblicare, oltretutto dovendo solo scegliere tra le tante cose già scritte.
Per i primi mesi aveva avuto la giustificazione di qualche piccola procedura formale ancora necessaria: iscriversi alla piattaforma, verificare quanto lungo poteva essere il racconto, o se c’era un minimo di battute.
Ma si trattava di una cosa risolvibile in 20 minuti al massimo. Dopo di ché non potevano più esserci scusanti.
Ma anche dopo aver sbrigato questa formalità, passarono altri mesi. C’era sempre un maledetto qualcosa che gli impediva di trovare quel brevissimo tempo per scegliere il racconto, correggerlo, selezionare genere e copertina, e infine pubblicarlo.
Che andasse come andasse, chi se ne frega! 
Sapeva che non sarebbe cambiato granché, nella sua vita, quindi perché trascinarla tanto lunga?
Eppure, dopo un anno passato, divenne evidente che il poco tempo necessario si era trasformato in un’altra scusa per non farlo mai: scrivere un romanzo o un lungo racconto implica una progettazione, una tabella di marcia... Ma pubblicare un racconto breve, uno tra i tanti già scritti, che difficoltà poteva esserci? Invece dovette prendere atto, a quel punto, che non si trattava di sbadataggine o di mancata organizzazione: per un qualche motivo il suo inconscio non voleva, assolutamente, che lui scrivesse, o meglio pubblicasse alcunché. 
Di farlo la sera non se ne parlava: era troppo stanco per i suoi bioritmi.
Neppure la mattina era possibile, perché lavorava. In realtà c’era stata di mezzo l’estate, ma d’estate si programmano i viaggi, si guardano i voli, si viaggia, bisogna fare le valige, disfarle al ritorno, cambiare il guardaroba… e poi che senso aveva pubblicare quando tutti ormai stavano per partire? Anche a settembre, appena tornati, si riprende l’attività, nuovi assestamenti, nuovi orari…
E i week end? Pare facile, ma è deprimente restare a casa nei week end, soprattutto vivendo a Milano, anche chi è povero cerca sempre di agganciarsi a qualcosa, un picnic tra pseudo amici, una costellazione familiare, qualche open-day di palestre, corsi di ballo o di massaggio, reiki e new age varia, un seminario con un guru, o più banalmente una gita con la compagna.
I pomeriggi erano certamente il momento più favorevole.
Ma anche qui, sorgeva sempre qualche impedimento.
Alcuni pomeriggi erano assorbiti dal lavoro, in pallosissime e orrende riunioni burocratiche, ma gli altri? 
Una volta gli capitava un webinar per vendere prodotti online, un pomeriggio un allenamento di acroyoga, un altro doveva vendere un tavolo o un attaccapanni, già, perché tra le altre cose si era pure dovuto trasferire,- molti pomeriggi “persi” -, e poi doveva cercare una casa da comprare all’asta. Un’altro pomeriggio doveva andare dal medico, un altro a un convegno sui disturbi della voce, o a una conferenza sull'alimentazione, ecc. ecc.
Ma non tutti i giorni si sta sempre fuori casa, no? Ma anche stando a casa c’era sempre qualcosa di più immediato, di più urgente: come si fa a scrivere decentemente se non si ordina la scrivania? E poi vedere le mail, era indietro nella lettura di 10000 mail. E perché non ripassare prima quella vecchia canzone con la chitarra cui non si metteva mano da un anno? 
O non riparare quella cassettiera? O non lavorare sulle foto e i video dei viaggi estivi, montarli e selezionarli… tutto congiurava per non farlo scrivere né pubblicare, ma soprattutto per non fargli pubblicare ciò che già aveva scritto.
E anche quando finalmente, apparentemente, si era deciso a scrivere, anche quando ormai aveva deciso di pubblicare quel pezzo, poi ci aveva ripensato: era troppo forte, troppo intimo, troppo drammatico. Proprio il primo racconto? 
Che ne sapeva che non fosse finito in google, con nome e cognome, e che non l’avessero visto anche quelli al di fuori della piattaforma? 
I suoi parenti, colleghi o pseudo-amici? Anche perché,- no-, di amici non era proprio il caso di parlare. Anche gli altri racconti non si potevano pubblicare perché troppo politici o troppo autobiografici o troppo psichiatrici. Ma se non quelli, quali? 
Perciò cambiò idea: avrebbe pubblicato qualcos’altro, non quel racconto. Che poi, in quanti l’avrebbero letto? 1, 3, 10? 
E quando si metteva a scrivere qualcosa di nuovo gli arrivava il sonno, e si svegliava un’ora dopo, e non c’era più il tempo di riordinare le idee.
E intanto il tempo passava, come nell’ “Angelo sterminatore” di Louis Buñuel, nulla cambiava, e lui non avrebbe mai pubblicato nulla, come nulla avrebbe mai concluso nella sua vita, e prima di pubblicare non avrebbe fatto nient'altro, avrebbe lasciato in sospeso tutto il resto, così si era ripromesso per costringersi a finire, e tutta la sua vita rimase ferma lì, come a un ponte interrotto.

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Violeta ha votato il racconto

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Maurizio Ferriteno ha votato il racconto

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Paolo Sbolgi ha votato il racconto

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Benvenuto! Aspettiamo un tuo raccontoSegnala il commento

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Linea O Linda ha votato il racconto

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DONATO ROSSO ha votato il racconto

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Verissimo, ma se riesci ad accendere il motore,.non ti accorgi neppure di quanta benzina consumi.Segnala il commento

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Superfrancy ha votato il racconto

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Ondine ha votato il racconto

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succede anche a me... ma poi dopo che mi sono buttata... iniziò a nuotare, il freddo passa e rimane solo un grande benessere! BrnvenutoSegnala il commento

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isa ha votato il racconto

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Ti sei tuffato ora. Senti com'è fresca l'acqua. Benvenuto Bruno :)Segnala il commento

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Franco 58 ha votato il racconto

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.....non dobbiamo costruirci impedimenti, ma possibilità....Segnala il commento

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Grazia Ferro ha votato il racconto

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Dobbiamo prenderci tutto il tempo... Senza lasciare che il tempo si prenda tutto Segnala il commento

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Tella ha votato il racconto

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Hollyy ha votato il racconto

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Dalcapa ha votato il racconto

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gionadiporto ha votato il racconto

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di Bruno

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