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Autobiografia

Non sei come ti racconti

Pubblicato il 17/01/2018

Lettera scritta dal me del futuro che rispedisco, a mia volta, al me del passato

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Caro me, ti rubo qualche istante per ricordarti, ancora una volta, che non tutto si risolve nel modo in cui ti racconti. Tu non sei timido, non sei incapace, non sei brutto, nemmeno stupido o inadatto. Non vivere come dentro a un romanzo, la cui fine preesiste nelle ultime pagine del libro che stringi fra le mani. Non abbandonarti a una storia che non ti rispecchia in un ruolo che non hai scelto, senza lasciarti spazio per reinventarti ad ogni parola o lettera; tutto solo perché la trama lo decide. Tu non sei solo questo, non esisti in virtù di una manciata di caratteristiche che hai ereditato o acquisito per coincidenza. Sei di più, poiché il tuo libro da questo istante in poi è vuoto, e tu sei l’autore che lo riempirà. Se sfogli all’indietro le pagine della tua esistenza vedrai come sono colme di parole, dialoghi e avvenimenti, ma ciò che devi iniziare a chiederti è quanto di quell’inchiostro è stato versato da te. Se sei insoddisfatto, se ti sembra che manchi qualcosa e pensi di meritare di più, forse è perché sospetti che la grafia che abita i tuoi ricordi non sia la tua. In fisica, si parla di inerzia quando il moto di un corpo tende a conservare le proprietà presenti dal suo stato iniziale. Nella vita l’inerzia si presenta quando ti lasci spingere da fatti già successi, pensando ti determinino come persona: non rimanere incollato al sentiero già battuto, non andare incontro all’epilogo corrispondente a ciò che pensi di essere.

Le pagine successive del tuo racconto non farcirle con le aspettative che hai di te stesso e che una miriade di fattori esterni hanno contribuito a farle sedimentare. Non occupare in anticipo l’ignoto con ciò che sarebbe più opportuno essere o fare da una persona come te, proiettandoti in un futuro simile alla vita che hai già vissuto. Devi renderti conto che in realtà le pagine da ora in poi sono bianche e le riempi attimo dopo attimo in concomitanza con la vita che accade. Non ricalcare macchinalmente l’ombra delle aspettative proiettate sul foglio, chiedendoti perché questa trama non cambia mai. Se continuerai così ti abituerai e la narrazione si ripeterà in continuazione, ancora e ancora, con elementi differenti nella forma ma che coincidono perfettamente con l’essenza di ciò che ti racconti. Quando ti accorgerai che tu sei la penna e l’inchiostro al suo interno, sei l’impaginazione, sei la copertina e il dorso del libro, saprai che non c’è mai stato alcun autore oltre te stesso.

Non arrenderti a nessun “sarà sempre così”, poiché, pensando in questo modo, modellerai di conseguenza un futuro a immagine e somiglianza del presente che stai vivendo. Fai uno scarabocchio, traccia delle righe, fingi di saper scrivere in arabo, fai il possibile per spezzare la comoda linearità della narrazione per realizzare quanta libertà possiedi nell’esprimere ciò che senti. Non voglio illuderti che tu possa diventare ciò che vuoi o che tu sappia veramente scrivere in arabo, il nostro romanzo è stato elaborato da mille cervelli con il compito di trasmetterci le regole grammaticali utili per comporre con le nostre mani.

Non posso affermare che tu non abbia limiti, ma cerca di discernere quelli reali da quelli che ti hanno raccontato o che continui a raccontarti, non con il ragionamento però, poiché anche se credi che con la logica si possa capire ogni cosa ti sbagli di grosso. Devi fare, devi provare finché la tua testa non sbatterà contro il muro dei tuoi limiti, continua a correre e non avere paura del dolore potresti provare, ti assicuro che esistono meno vicoli ciechi di quello che pensi. Infrangi quei limiti immaginari che ti ostruiscono la visione dell’orizzonte, passaci attraverso, vedrai che saranno come nuvole: compatte da lontano ma impalpabili se attraversate. Non ascoltare chi afferma che puoi modellare la vita a tuo piacimento, ma nemmeno chi dice il contrario: sono entrambe storie di persone che si raccontano di essere onnipotenti oppure fallite. Riconosci chi sei mettendoti alla prova, vedrai che i tuoi veri limiti saranno l’unica guida che hai per uscire dal labirinto in cui ti ritrovi. Diffida da qualunque filo d’Arianna, il percorso più semplice purtroppo non coincide con quello più giusto per te. Non invidiare chi ne è uscito perché, anche se non sembra, ogni itinerario è per te differente da qualunque altro.

Ascolta i consigli di chi stimi ma non metterli in pratica, li interiorizzerai quando la vita ti premierà o sanzionerà, a quel punto saranno tuoi per sempre e potrai trasmetterli a qualcun altro. Cerca di evolverti giorno dopo giorno nella migliore versione di te stesso, non paragonarti con nessuno, non stiamo mica gareggiando in una maratona in cui ci sono sfidanti da battere o da seminare. Non ci sono coordinate stabili per giudicare la vicinanza o la lontananza delle cose che ti gravitano intorno, in realtà ognuno è il centro del suo universo e alcuni giudicano gli altri dal proprio limitato e insufficiente punto di vista. Supera questa visione e comincia a vivere il presente come un centro utile per soppesare quanto sei migliorato e quanto ancora potresti migliorare. Dovrai gareggiare per vincere solamente te stesso, ma non dovrai sperimentare una fatica insopportabile, poiché mantenendo il tuo passo spezzerai il fiato e correrai per sempre, attraversando luoghi che non ti saresti mai aspettato di raggiungere. Ed infine, circondati di persone che hanno il coraggio di accettare quello che sei, che non avranno bisogno di infinite prove per riconoscere quanto vali, pensare di non essere mai abbastanza è il peso più invalidante che esista.

Hai capito tutto? Mah, speriamo. Mi raccomando, non costringermi a rinviarti questa lettera fra qualche anno.

P.S. Se un giorno ti sentirai confuso, abbattuto e faticherai a trovare punti d’appoggio, rileggi le parole di Socrate, Seneca, Gesù Cristo e Chuang-tzu, è già lì dentro ciò che ti serve.

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