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Non-fiction

Non sono razzista... e io non sono albanese

Pubblicato il 24/09/2021

Un pezzo della mia vita

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6 Voti

Okay, questo non è un racconto di genere. Non ci sono soldati che si uccidono né aerei che si affrontano in, che so, durante la seconda guerra mondiale o l’invasione sovietica d’Afghanistan, questo è tutt’altro.

Sapete tutti che mi chiamo Kenji Albani. Dunque, Kenji è un nome giapponese, significa “comando vigoroso”.

Albani… è un cognome diffuso in più parti d’Italia, infatti mio padre è nato in Sicilia mentre il mio nonno paterno, in quanto appuntato della Guardia di Finanza, è stato dappertutto, in ogni angolo del Belpaese. Che poi, avete presente i colli Albani, no?

Questa coincidenza che ho un nome giapponese e questo cognome che evoca l’Albania ha sempre dato adito ad alcuni eventi all’inizio divertenti, poi spiacevoli.

Prima di iniziare, vi racconto un altro dettaglio. Nessuno di voi mi ha sentito parlare, io mi esprimo con la parola scritta, ma quando parlo ho un accento… strano. Mamma mia, quante volte mi sono sentito dire che ho la voce strana! È stato in un esame all’università che la moglie del mio professore di linguistica e semiotica, una docente di glottologia, mi ha chiesto le origini dei miei genitori e dei miei nonni. Siccome ho antenati che vengono da una parte dalla Sicilia, dall’altra dalla Puglia e dalla Romagna, non ho un accento perfettamente lombardo (abito a Varese), ma neanche di una determinata zona d’Italia: ho il mio accento e così molti, ascoltandomi e oltre a sapere il mio nome, dicono: “Ah, ma sei albanese!”

No, nulla di più sbagliato. Io sono italiano, non ho parenti nel Paese delle aquile, solo… a farlo capire alla gente.

Quando ero alle elementari era più semplice: tutti mi conoscevano e sapevano benissimo che sono italiano; poi a poco a poco tutto è diventato più difficile. Secondo me, ho toccato il fondo quando mi proposi di scrivere per una rivista (ovviamente non posso fare il nome) e mi dissero che scrivo bene, solo che volevano sapere il mio vero nome.

“È Kenji il mio vero nome”.

Da quel momento in poi, non si fecero più sentire e temo che ai redattori fosse venuta la paranoia che io sia straniero e, di pari passo, l’indignazione che un “probabile” straniero scrivesse meglio degli italiani.

E vabbe’, è per questo che spesso e volentieri, nelle mie biografie, dico che sono italiano e il nome è giapponese.

Poi c’è stato un secondo episodio.

Ero in quinta superiore, alla scuola serale, e arriva il professore di inglese. Prima di fare lezione, si mette a chiacchierare con una studentessa che era presente l’anno precedente ed era venuta per un saluto, allora l’insegnante fa una battuta sugli albanesi.

“Ma prof, ci sono degli studenti albanesi” lo rimprovera la ragazza.

“Ah, sì, ma io non sono razzista” ribatte lui.

Dopo qualche minuto inizia la lezione e siccome era la prima volta che ci vede, fa l’appello. Io sono il primo. “Albani Kensi”.

“Sono io, prof, ma si dice ‘Kenji’”.

“Sì, sì, Albani Kensi”.

Io faccio spallucce, poi lui mi chiede: “Da dove vieni?”

Io penso: Ecco il solito che crede che io sia straniero. “Dall’Italia” rispondo, e tutti a ridere mentre il professore si immusonisce.

Giorni dopo, lui viene da me e dice: “Kensi, io non sono razzista, eh! Io non ce l’ho con gli albanesi”.

Io rispondo: “Ma infatti non ho paura di nulla”.

“Da dove vieni?”

“Dall’Italia”.

Be’, c’è di buono che in poche settimane ha capito che io sono italiano e non credevo sul serio che lui fosse un razzista che ce l’ha con gli albanesi e io, per paura di lui, dicessi di essere italiano.

Per ora è tutto.

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Commenti degli utenti

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MicaelCatalano ha votato il racconto

Esordiente
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Giampiero Pancini ha votato il racconto

Scrittore

Era solo poco disposto ad ascoltare. Interessante.Segnala il commento

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. ha votato il racconto

Esordiente

Molto indicativoSegnala il commento

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palu ha votato il racconto

Esordiente

Il soggetto è interessante. Personalmente, gradisco di più quando un tema è raccontato piuttosto che spiegato, dove il pensiero di chi scrive esce dalla narrazione, anzi che estermato in modo diretto e colloquiale col lettore. Infine, tralascerei di commentare l'abilità nello scrivere. Perdona la schiettezza, e grazie per la lettura, PaoloSegnala il commento

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Tella ha votato il racconto

Scrittore
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FilippoDiLella ha votato il racconto

Esordiente

Per i redattori direi che non c'è da preoccuparsi, di solito sono oberati oppure troppo pigri; io, ad esempio, passo il tempo a litigarci. Per i professori, beh, lì un pochetto mi preoccuperei... Con me sfondi una porta aperta, anche la mia è una voce strana. Simpaticissimo, a presto "KenSi".Segnala il commento

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di Kenji Albani

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